Al vaglio delle Regioni il Piano Nazionale di sorveglianza, prevenzione e controllo sulla resistenza agli antibiotici

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Dopo il Piano d’azione pubblicato dalla Commissione europea, anche il Ministero della salute ha elaborato le sue contromisure in merito all’antimicrobico-resistenza (AMR) attraverso un Piano Nazionale sulla resistenza agli antibiotici – per gli anni 2017-2020 – che adesso passa al vaglio delle Regioni per il suo via libera definitivo.

Vale la pena ricordare che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la resistenza agli antimicrobici rappresenta “una delle maggiori minacce per la salute pubblica” tanto che, in base a una recente analisi voluta dal Governo inglese, è stato calcolato come gli effetti dell’AMR determinano, solo tra USA ed Europa, circa 50.000 morti ogni anno, numero che potrebbe giungere nel 2050, in caso di interventi inefficaci, a 10 milioni (leggi qui).

Fonte Tackling drug-resistant infection globally: Final Report and Recommendations Chaired by Jim O’Neill

Scopo e azioni del documento

Il documento elaborato dal dicastero di viale Ribotta si propone di fornire un indirizzo coordinato e sostenibile per contrastare il fenomeno dell’AMR a livello nazionale, regionale e locale individuando i principali esiti di salute da ottenere grazie alla realizzazione di diversi tipi di azioni quali:

  • sorveglianza, prevenzione e controllo delle infezioni da microrganismi resistenti e dell’AMR;
  • uso appropriato e sorveglianza del consumo di antibiotici;
  • potenziamento dei servizi diagnostici di microbiologia;
  • formazione degli operatori sanitari;
  • informazione/educazione della popolazione;
  • ricerca e sviluppo.

I principali indicatori sulla resistenza agli antibiotici

Considerando anche l’elevato ricorso agli antimicrobici in Italia, paese tra i meno virtuosi dell’Unione Europea, nonché il legame tra consumo e resistenza (leggi qui), i principali indicatori presenti nel Piano non potevano che contemplare la minor prescrizione per questo tipo di farmaci. In particolare è previsto che entro il 2020, con base di calcolo 2016, il contenimento debba essere per gli antibiotici sistemici in ambito territoriale di più del 10%  (più del 5% per quelli ospedalieri) così come per i fluorochinoloni (sia in ambito territoriale sia ospedaliero), mentre per gli antibiotici nel settore veterinario il Piano è ancora più drastico in quanto considera una contrazione di oltre il 30%.

Come dice il detto è difficile fare le nozze coi fichi secchi e dunque, una volta concluso l’iter di approvazione del Piano, sarà necessario individuare e vincolare le risorse necessarie per il raggiungimento di tutti i suoi obiettivi. I tempi previsti per effettuare questa delicata operazione non dovrebbero superare i sei mesi ma, senza dubbio, un importante segnale potrebbe giungere sin dalla prossima legge di bilancio.

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