Sepsi, in occasione della giornata mondiale si discute di antibiotico-resistenza

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Il 13 settembre si celebra come ogni anno la Giornata Mondiale della Sepsi, che focalizza l’attenzione su un’emergenza sanitaria in costante aumento, dall’esito fatale se non diagnosticata precocemente e trattata tempestivamente. La sepsi, ovvero la conseguenza di una grave risposta dell’organismo a un’infezione che danneggia tessuti e organi, colpisce attualmente 20-30 milioni di persone nel mondo, causando circa 60mila morti l’anno, ed è strettamente legata ad altri due problemi di grande importanza: le multi-resistenze e le infezioni ospedaliere.

La Giornata Mondiale della Sepsi è dunque l’occasione per le principali società scientifiche per ribadire la portata di questi fenomeni e sollecitare contromisure efficaci e sostenibili. Uno dei principali temi affrontati è proprio quello dell’antibiotico resistenza, che sarà anche al centro del prossimo G7 della Salute, in programma a novembre a Milano. L’uso improprio o eccessivo di antibiotici è, infatti, alla base dell’aumento del fenomeno della resistenza a questi farmaci.

Pierangelo Clerici, presidente di AMCLI (Associazione Microbiologi Clinici Italiani) ha spiegato che «accorciare i tempi di passaggio dalla cosiddetta terapia empirica ragionata a quella ottimale, ovvero specifica rispetto al batterio che ha causato l’infezione, può consentire di ridurre notevolmente la mortalità da sepsi. Infatti, si stima che questa aumenti fino al 7% al trascorrere di ogni ora in cui il paziente è sottoposto a un trattamento antibiotico non appropriato».

Il metodo utilizzato per determinare la resistenza e la suscettibilità dei batteri è l’analisi di suscettibilità antimicrobica (AST) basata sulla MIC (minima concentrazione inibente). I metodi AST tradizionali impiegano alcuni giorni per produrre risultati, rendendo necessario il ricorso alla terapia antibiotica ad ampio spettro.

«In presenza di un’infezione microbica abbiamo bisogno di velocità di esecuzione e di precisione del test diagnostico. Esistono già tecnologie innovative che consentono di avere una diagnosi clinica in sole 7 ore, ma sono ancora poco diffuse», ha dichiarato Antonio Chirianni, presidente di SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali).

Stefania Stefani della SIM (Società Italiana di Microbiologia), ha ribadito che «una terapia antibiotica mirata precoce è il modo più efficace per salvare vite umane e limitare gli effetti avversi e i costi dei trattamenti empirici ad ampio spettro».

Per quanto riguarda invece le infezioni ospedaliere, Antonio Corcione, presidente di SIAARTI (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva) ha spiegato che «ridurre di 2 giorni le ospedalizzazioni, grazie a una risposta immediata dei test diagnostici di suscettibilità antimicrobica, significa limitare l’esposizione al rischio di infezioni in ambiente ospedaliero e, al tempo stesso, i costi dei ricoveri».

«Risulta dunque indispensabile promuovere una più stretta collaborazione e sinergia tra clinici e microbiologi, per sfruttare al massimo le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie in termini di rapidità e precisione dei risultati di identificazione e di suscettibilità microbica», ha dichiarato Bruno Viaggi, membro del CTS GiViTI dell’Istituto Mario Negri.

«I tassi di ospedalizzazione per sepsi hanno ormai superato l’incidenza di infarto miocardico. Anche gli ospedali giocano un ruolo fondamentale nel ridurre il trend della resistenza e preservare l’utilità degli antibiotici per i pazienti del futuro», ha aggiunto Maria Pia Ruggieri, presidente di SIMEU (Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza).

Come spiegato infatti da Dario Manfellotto, presidente eletto di FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), «la sepsi è una delle cause principali di arrivo al pronto soccorso in codice giallo e codice rosso. Quasi tutti i pazienti afferiscono alla medicina interna, che rappresenta il primo reparto di ricovero, con una percentuale di pazienti settici sul totale dei ricoverati intorno al 4-5%».

«Le tecnologie innovative consentono di limitare a poche ore i tempi dei test di suscettibilità agli antibiotici, ma è necessario che esse si traducano in un’opportunità concreta nei nostri ospedali», ha aggiunto infine Andrea Fontanella, presidente di FADOI.

L’invito di Società scientifiche ed esperti in materia è dunque quello di investire in tecnologie d’avanguardia come scelta strategica per contrastare i fenomeni emergenziali delle infezioni e dell’antibiotico-resistenza, per rispondere dunque non solo alle aspettative di cura di clinici e pazienti, ma anche alle esigenze di sostenibilità del Sistema Sanitario.

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