Attenzione al sole se i farmaci infiammano la pelle come nel caso dell’eritema fisso da farmaco

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Ancora più degli occhi, la nostra pelle si può rivelare uno specchio implacabile mostrando emozioni e sensazioni inespresse, trasformandosi persino in un Giano bifronte in grado di svelare la faccia più oscura dei trattamenti farmacologici come nel caso dell’eritema fisso da farmaco o fixed drug eruption (FDE).

Come si presenta l’eritema fisso da farmaco?

Si tratta di una reazione avversa caratterizzata dall’esordio improvviso di macchie di colore rosso intenso, bolle e placche eritematose, accompagnate a un bruciore e a un prurito persistenti. Senza arrivare alla sindrome di Stevens-Johnson (o necrolisi epidermica tossica), con cui talvolta l’FDE si può inizialmente confondere, il fenomeno mostra un inequivocabile “marchio di fabbrica”: la riapparizione delle lesioni proprio nell’area precedentemente colpita dopo aver utilizzato l’agente farmacologico individuato come causa scatenante.

I farmaci più coinvolti

Tra gli agenti farmacologici che più spesso mostrano un nesso diretto causa-effetto nel manifestarsi di un FDE troviamo antibiotici (penicilline, tetracicline, trimetoprin, rifampicina, metronidazolo, sulfametossazolo e fluorochinolonici), antifungini (griseofulvina, terbinafina, fluconazolo, ketoconazolo), antipsicotici e anticonvulsivi (dai barbiturici agli alcaloidi dell’oppio, carbamazepina, clordiazepossido), per non parlare dei farmaci di comune impiego in patologie croniche su base infiammatoria (IBD, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide) – tra cui l’idrossiclorochina e la mesalazina – e persino antistaminici (cetirizina, loratadina) e decongestionanti (pseudoefedrina) ma soprattutto gli intramontabili FANS, dai più classici a quelli più recenti (acido acetilsalicilico, ibuprofene, nimesulide, celecoxib, piroxicam). Tutti effetti che sono accentuati da fattori ormonali, emozionali e psicologici, oltre che dallo stress fisico provocato dalla fatica e dall’esposizione ad agenti esterni come il caldo eccessivo e l’esposizione a radiazioni ultraviolette (1).

Sospendere il farmaco e proteggere la pelle

La terapia è in primis, una volta accertata la correlazione tra farmaco ed eritema, di sospendere l’assunzione del medicinale, mentre i trattamenti in fase attiva spesso si basano sull’uso topico di corticosteroidi (betametasone, clobetasolo) e di antibiotici (acido fusidico, mupirocina). Di certo è fondamentale proteggere la pelle dalle radiazioni ultraviolette sia in acuto (la pelle risulta essere molto reattiva e le terapie locali sono esse stesse fotosensibilizzanti) sia in fase di stabilizzazione in quanto tende a persistere un’area più o meno estesa di iperpigmentazione. Tra i prodotti naturali – da selezionare con attenzione – mostrano un interessante azione schermante verso le radiazioni UVA-UVB le formulazioni topiche contenenti estratti di Morinda citrifolia. Gli effetti fotoprotettivi di questa pianta – appartenente alla famiglia delle Rubiaceae e nota anche con il nome di noni – sembrano essere giustificati non solo dalla sua capacità di assorbire le radiazioni UV (al pari di altri filtri UV di origine chimica), ma anche dai suoi benefici effetti biologici con conseguente riduzione dei danni cutanei foto-indotti (eritema, alterazioni dello spessore e della permeabilità di barriera cutanei). (2)

(1) International Journal of Dermatology; 2006 Sept; 45: 897-908.

(2) BioMed Research International; 2014; Article ID 587819, 10 pages.

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