Da BMJ un allarme sulle prescrizioni off label degli antidepressivi

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L’uso degli antidepressivi è in sensibile aumento nei paesi occidentali, maggiore rispetto alle altre classi di farmaci, ma molte di esse sarebbero collegate ad un uso off label di questa classe di farmaci, soprattutto il trattamento del dolore, del mal di testa e dell’insonnia.

Solo il Regno Unito ha fatto segnare una crescita del 6,8% nel numero di confezioni dispensate (3,9 milioni) negli anni 2014-2015. Circa un terzo di queste (29%) sarebbero imputabili ad un uso non correlato alle indicazioni autorizzate dalle autorità regolatorie. Il problema delle prescrizioni off label riguarderebbe soprattutto gli agenti antidepressivi triciclici (TCAs), che secondo i dati pubblicati sul British Medical Journal (BMJ) mostrano una prevalenza delle prescrizioni off label molto maggiore rispetto ai farmaci inibitori del re-uptake della serotonina (SSRIs) o del re-uptake della serotonina e noradrenalina (SNRIs). A preoccupare in modo particolare gli autori dell’articolo è l’elevata percentuale (44%, pari a 13.956 ricette) delle prescrizioni off label di antidepressivi che non sarebbero sufficientemente supportate da evidenze scientifiche. Un altro 40% dei farmaci (12.386 ricette) sarebbe stato prescritto in assenza di evidenze specifiche, ma con il supporto di dati forti per un altro farmaco della stessa classe. Solo il 16% (31.319) sarebbero invece le prescrizioni che trovano riscontro diretto nella letteratura scientifica.

Secondo il gruppo delle università di Montreal e Boston, il ricorso alle moderne tecnologie – tra cui la prescrizione eletronica basata sulle indicazioni e la cartella clinica elettronica – potrebbero rappresentare in futuro componenti essenziali di sistemi efficaci di sorveglianza post-vendita per il monitoraggio e la valutazione dell’uso off label dei farmaci antidepressivi. Questo tipo di prescrizioni potrebbe rappresentare un rischio per la salute dei pazienti; secondo l’articolo di BMJ, il problema si estende anche all’impiego dei farmaci in popolazioni diverse di pazienti (in particolare quelle pediatriche) o al ricorso a dosaggi o formulazioni diversi da quelle approvate. I ricercatori americani hanno esaminato i dati inseriti nel sistema elettronico di registrazione delle prescrizioni della regione canadese del Quebec, riferiti a oltre 100 mila ricette di antidepressivi prodotte da 174 medici di medicina generale e indirizzate a oltre 20 mila pazienti adulti nel periodo tra il gennaio 2003 e settembre 2015. La ricerca sottolinea come il fenomeno della prescrizione off label degli antidepressivi possa essere attribuito a un insieme di fattori, tra cui la difficoltà di recepire le nuove indicazioni per uno specifico prodotto, le restrizioni dei piani di assicurazione e la percezione che i trattamenti alternativi possano portare con sé rischi maggiori rispetto all‘assunzione di questa classe di farmaci.

La forza dell’evidenza scientifica disponibile sarebbe più importante della presenza o assenza di una specifica autorizzazione all’uso, sottolinea invece l’editoriale che accompagna l’articolo, a firma di Daniel Morales e Bruce Guthrie dell’Università di Dundee. I due autori sottolineano come l’uso off label sia spesso basato sull’estrapolazione dell’evidenza da una situazione ad un’altra. La loro proposta è quella di fornire ai pazienti (o ai loro parenti o altre persone incaricate delle cure) le informazioni sufficienti a prendere una decisione realmente informata sulla portata che potrebbe avere l’assumere o meno il farmaco. “Ciò dovrebbe includere il fatto che l’uso inteso sia off label; ma ancora più importante, i prescrittori dovrebbero discutere la forza delle evidenze alla base delle loro raccomandazioni”, suggerisce l’editoriale di BMJ.

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