Dal G7 Salute le nuove sfide per l’invecchiamento sano

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L’invecchiamento sano è stato al centro del side event del G7 Salute organizzato dalla Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta presso la sede della Regione Lombardia lo scorso 4 novembre. Nell’arco di soli cinque anni, la percentuale degli over 60 dovrebbe passare dal 13% del 2015 a circa il doppio, indicano i dati delle Nazioni Unite.

invecchiamento sano

Giappone e Italia sono i paesi con il maggior numero di abitanti anziani. Anche le cifre dell’indice di dipendenza – che segnala il rapporto tra la popolazione anziana e quella in età lavorativa – sono in forte aumento: in Italia l’indice è atteso crescere dal 33,7 del 2015 al 44,3 nel 2030, mentre in Europa i valori sono leggermente minori (28,8 nel 2015, 39,1 previsione per il 2030). In Lombardia l’indice di vecchiaia, ovvero il rapporto tra i soggetti con età maggiore di 65 anni e quelli con età inferiore ai 15 anni, è attualmente pari al 140% ed è atteso raggiungere il 200% nel 2030.

La Lombardia si propone come apri strada per nuovi percorsi sociosanitari

L’importanza di porre al centro dei nuovi modelli di sistema sociosanitario la presa in carico del paziente cronico è stata sottolineata dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera: la riforma del sistema sociosanitario lombardo segue proprio questa impostazione, e si è basata sugli esiti delle sperimentazioni afferenti al progetto CReG (Chronic related groups), grazie al quale Regione Lombardia è stata riconosciuta a fine 2016 dalla Commissione Europea quale ‘Reference site 3-stars’ europeo sui temi  dell’invecchiamento attivo e sano nell’ambito del progetto europeo EIP-AHA. “Siamo la prima Regione italiana per investimenti in ricerca e innovazione, pari al 2,4% del Pil, con 7,2 miliardi stanziati dalle imprese e 1,4 miliardi da istituzioni pubbliche, università e organismi no profit”, ha sottolineato Luca Del Gobbo, assessore Innovazione di Regione Lombardia.

L’evento – che segna anche l’avvio dei festeggiamenti per il 100° compleanno dell’Istituto Besta, che cadrà nel 2018 – ha visto anche la partecipazione di un folto gruppo di personalità, tra cui il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, il direttore della rappresentanza milanese della Commissione europea, Massimo Gaudina e il direttore del dipartimento Ageing dell’Organizzazione mondiale della sanità, John Beard.

Le sfide per la ricerca e l’innovazione

L’individuazione delle nuove strategie a lungo termine che possano sostenere un invecchiamento sano delle popolazioni non può che passare da importanti investimenti in ricerca e innovazione. Proprio l’approfondimento del ruolo svolto dalla ricerca sull’healthy ageing è stato al centro del dibattito, sulla base degli esiti già usciti dal G7 in Giappone del 2016. Esempi virtuosi di progetti già in atto e buone pratiche nate proprio dalla Fondazione Istituto neurologico Besta sono stati portati alla platea da Matilde Leonardi, responsabile dell’organizzazione del G7 Side Event per conto della Fondazione. “Il nostro Ente è coinvolto in molti progetti, quali Idagit, Courage, Athlos; da sempre collaboriamo e gestiamo network europei e internazionali su patologie croniche e anche su patologie rare neurologiche”, ha sottolineato Leonardi. La richiesta che il mondo scientifico ha rivolto ai politici presenti è quella di maggiori investimenti per la ricerca sui progetti strategici mirati all’allungamento della vita, soprattutto per quanto riguarda le persone fragili, gli anziani, i disabili e i pazienti con patologie rare e/o croniche.

I progetti dell’Istituto neurologico Besta

I ricercatori dell’Istituto Besta sono attivi a 360 gradi nell’ambito della patologia neurologica dell’età infantile e adulta e del cervello, organo il cui declino cognitivo ha un impatto molto elevato a livello sociale. Athlos, ad esempio, è un progetto finanziato dalla Commissione europea che punta ad identificare un set di variabili utilizzate nei principali studi di popolazione sull’ageing e a definire un insieme di dati aggregato che comprenda tutti i soggetti che – a partire dagli anni ’90 – hanno preso parte a tali studi nel mondo. Il progetto include i dati complessivi di oltre 700 mila partecipanti, di cui quelli che includono tutte le variabili disponibili (pertanto utilizzabili per le analisi dei dati) sono circa 350 – 400 mila. I ricercatori stanno attualmente lavorando all’armonizzazione delle variabili, con la previsione di disporre dei nuovi dataset per la primavera del 2018.

Il progetto Courage in Europe, terminato nel 2012, è un altro progetto europeo finalizzato a identificare una modalità innovativa per valutare in che modo alcuni fattori contestuali modificabili – come l’ambiente fisico costruito e le reti sociali – impattino sulla salute, sulla disabilità o sulla qualità di vita. Nel corso del progetto sono stati valutati quasi 11 mila adulti in Italia, Spagna, Finlandia e Polonia e sono stati definiti vari strumenti innovativi di analisi, quali il questionario Courage built environment self-reported (CBE-SR), la Courage built environment outdoor checklist (CBE-OUT) e il Courage social network index (SNI). Durante il progetto è anche stata messa a punto la nuova versione Whoqol-Age del questionario sulla quailità della vita dell’Organizzazione mondiale della sanità, specificamente tarata sulle persone di età superiore a 50 anni.

Il progetto Idagit, finanziato dal Ministero della Salute, rappresenta l’implementazione di Courage in Europe sul territorio italiano e termina proprio a Novembre 2017. I dati, riferiti alla medesima popolazione di Courage, sono stati raccolti in Veneto, Marche e Puglia quali regioni rappresentative del Nord, Centro e Sud del paese.

Pathways (Participation to healthy workplaces and inclusive strategies in the work sector), infine, è un progetto europeo a cui ha partecipato anche la Fondazione Besta che punta a sviluppare approcci innovativi per promuovere l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone con malattie croniche e migliorare la loro occupabilità.

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