ESC/ESH, terapia di combinazione prima scelta per l’ipertensione

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La svolta è arrivata in occasione dell’annuale congresso della Società europea di cardiologia (ESC), in corso a Monaco di Baviera: le linee guida 2018/2019 sviluppate insieme alla Società europea dell’ipertensione (ESH) riconoscono nella terapia di combinazione l’intervento di prima linea più efficace per la maggior parte dei pazienti ipertesi.

Un cambiamento che intende facilitare la compliance dei pazienti, che fino ad oggi erano chiamati ad assumere spesso due o più farmaci in caso di fallimento della monoterapia. Le nuove linee guida sono state pubblicate sullo European Heart Journal e sul sito di ESC, includono anche indicazioni per l’estensione della terapia farmacologica a gruppi più ampi di pazienti (tra cui gli over 80) e identificano valori pressori target più bassi rispetto al passato.

Superare l’inerzia medica

L’introduzione della terapia di combinazione come prima scelta terapeutica intende anche superare la cosiddetta “inerzia medica”, ovvero la frequente riluttanza dei medici a cambiare schema di trattamento nonostante gli scarsi risultati ottenuti con la monoterapia; sarebbero circa l’80% i pazienti che, secondo la Società europea di cardiologia, non verrebbero indirizzati verso schemi terapeutici più opportuni comprendenti due o più farmaci. Secondo il chairman della task force ESC che ha redatto le linee guida, il britannico Bryan Williams, il passaggio alla terapia di combinazione che somministrerà fin da subito due o tre farmaci (terapie già disponibili in commercio) dovrebbe consentire di ridurre di molto i rischi d’infarto, di problemi cardiaci e di morte precoce dovuti all’ipertensione.
Nei casi resistenti alla somministrazione di tre farmaci in combinazione, la linea guida indica il ricorso all’assunzione di un secondo farmaco contenente un diuretico come lo spironolattone, mentre sconsigliata è la terapia che fa ricorso a dispositivi medici.
L’ipertensione colpisce circa il 30-45% della popolazione adulta a livello europeo (dati ESC), e aumenta con l’avanzare degli anni fino a riguardare il 60% degli over 60. Sono state quasi 10 milioni le morti nel 2015 attribuibili a problemi cardiaci connessi all’ipertensione; problemi spesso subdoli, in quanto asintomatici fino all’insorgenza dell’episodio acuto.
Tra i segnali premonitori che non andrebbero mai sottovalutati vi sono:

  • mal di tesa,
  • visione doppia o offuscata,
  • dolori o pesantezza al petto,
  • difficoltà di respirare,
  • sanguinamento dal naso o nelle urine,
  • confusione.

Limiti di pressione più bassi per l’assunzione dei farmaci

Le nuove linee guid ESC/ESH stabiliscono anche in Europa l’abbassamento dei limiti di guardia per la diagnosi di ipertensione che fa scattare la terapia farmacologica, con i valori di normalità che sono ora abbassati a 120-129 mmHg fino a 65 anni, per poi salire a 130-139 mmHg.
Entrano quindi nella categoria a rischio basso o moderato le persone con valori pressori compresi nel range 140-159/90-99 mmHg, comprese le fasce di popolazione tra i 65 e gli 80 anni, e chi presenta valori normali ma alti (130-139/85-89 mmHg), per i quali finora erano consigliati interventi volti unicamente al miglioramento dell’alimentazione e degli stili di vita.
La linea guida estende anche la possibilità di trattamento farmacologico dell’ipertensione nelle persone over 80 con valori superiori a 160 mmHg e mai trattate in precedenza; chi, invece, già assumeva questo tipo di farmaci anche prima di quest’età può proseguire con la terapia se ben tollerata. L’età infatti, sottolineano gli esperti della Società europea di cardiologia, non va intesa in senso stretto come età cronologica, ma piuttosto come età biologica a cui sommare considerazioni sulle eventuali situazioni di fragilità e indipendenza dei singoli pazienti.

Le altre novità

La linea guida 2018/2019 comprende anche una sezione dedicata al trattamento dei pazienti ipertesi che sono anche sottoposti a terapie per i tumori: in questo caso, la terapia antitumorali può venire sospesa nei casi in cui la pressione si mantenga elevata nonostante il trattamento di polifarmacia.

Una seconda nuova sezione riguarda invece le persone che svolgono attività fisica ad altitudini superiori a 4.000 m, altezze che dovrebbero essere evitate dalle persone con ipertensione grave e non sotto controllo.

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