L’evoluzione del mercato dei medicinali per l’osteoartrite

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Dovrebbe raggiungere i 3,5 miliardi di dollari di valore il mercato dei farmaci per l’osteoartrite nel 2026, secondo le stime riportate nel report ‘OpportunityAnalyzer: Osteoarthritis Opportunity Analysis and Forecasts to 2026’ di GlobalData. La crescita dal valore attuale ($ 1,6 mld) dovrebbe avere un andamento pari all’8,1% annuo CAGR; i dati sono riferiti ai sette principali mercati, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Germania e Giappone.

Alterazioni anatomopatologiche articolari nell’artrosi (disegno di Paola Longhi)

Alla fine del periodo considerato dagli analisti, circa i tre quarti del mercato (75%) saranno appannaggio degli Stati Uniti (274 milioni di abitanti previsti per il 2026), con Europa (15%) e Giappone a dividersi il restante quarto. “L’osteoartrite è considerata una malattia eterogenea e, in quanto tale, esistono diverse popolazioni di pazienti e sono necessarie terapie rivolte a questi sottogruppi – ha commentato Maria Sudul, analista Healthcare di GlobalData -. Anticipiamo che ci sarà una rapida evoluzione delle pipeline di prodotti per l’osteoartrite, e che il mercato cambierà radicalmente nei prossimi vent’anni”.

Farmaci biologici per una popolazione che invecchia

I due driver principali individuati dagli analisti sono riferibili al progressivo aumento dell’incidenza della malattia dovuto all’invecchiamento progressivo della popolazione dei paesi occidentali e ai lanci sempre più numerosi di nuovi farmaci biologici, che possono spuntare in fase di negoziazione un prezzo molto più elevato rispetto ai medicinali tradizionali e ai generici. Da quest’ultimo punto di vista, secondo il rapporto nessuno dei prodotti attualmente sul mercato dovrebbe perdere la protezione brevettuale nel periodo considerato (molti sono già generici).

Secondo gli analisti, negli Usa il prezzo/anno delle terapie analgesiche di tipo biologico (come il tanezumab di Pfizer o il fasinumab di Regeneron) o quello di medicinali della classe dei DMOAD (disease modifying osteoarthitis drugs, come Invossa di TissueGene o SM04690 di Samumed) potrebbe risultare più alto del previsto. Questo nuovo tipo di approccio gode anche dello sviluppo di biomarcatori dedicati e di nuove tecniche di imaging di risonanza magnetica. Le ultime generazioni di farmaci in sviluppo cercano di contrastare la malattia agendo su bersagli più specifici, utilizzando ad esempio anti-nerve growth factors (anti-NGF), nuove tipologie di oppiacei (CR845), formulazioni intra-articolari di capsaicina (CNTX-4975) o formulazioni migliorate di prodotti già in commercio (come Zilretta, SI-613 o X-0002).

Secondo il rapporto, ciò permetterà di superare gli attuali trattamenti sintomatici della malattia, che è spesso associata a co-morbidità come ad esempio il diabete o l’ipertensione. Le novità in uscita dalle pipeline non saranno tuttavia sufficienti, spiega Sudul, a colmare l’attuale bisogno terapeutico, soprattutto nell’area della gestione del dolore e della possibilità di gestire contemporaneamente quadri clinici co-morbidi. Secondo il rapporto, i farmaci anti-NGF in sviluppo potrebbero, in questo senso, rappresentare una delle novità più interessanti, soprattutto per i pazienti affetti da forme gravi o moderate della malattia. “Crediamo anche che gli anti-NGF potranno fornire un vantaggio commerciale rispetto ai farmaci DMOADs, in quanto devono affrontare barriere di rimborso meno ostiche”, ha aggiunto Maria Sudul.

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