Fabbriche aperte, un’iniziativa dei produttori di farmaci equivalenti in Italia

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I principali centri di produzione italiani di farmaci equivalenti aprono le porte alla stampa, ai politici e agli amministratori locali. È partita dalla Zeta Farmaceutici di Sandrigo (VI) l’iniziativa “Fabbriche Aperte”, lanciata da Assogenerici per far conoscere ai cittadini e ai decisori il valore produttivo, occupazionale ed economico delle aziende italiane attive nel segmento dei farmaci generici, già messo in luce dalla studio sul comparto elaborato da Nomisma e presentato il 5 maggio scorso.

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“Fabbriche Aperte” è anche l’occasione per favorire una corretta informazione sugli standard di qualità dei medicinali equivalenti, molti dei quali prodotti proprio in Italia, dalle stesse aziende che li sintetizzano anche per conto di grandi aziende di farmaci “di marca”, seguendo i più stringenti requisiti delle Gmp.

Nata come officina galenica nel secondo dopoguerra, Zeta Farmaceutici occupa complessivamente 244 dipendenti ed è tra i membri fondatori di Assogenerici. L’azienda vanta una riconosciuta expertise specifica nel campo della farmacopea, che la rende tutt’oggi partner di diversi gruppi italiani e internazionali per le attività di Ricerca & Sviluppo.

Nel 2014 Zeta Farmaceutici ha registrato un fatturato di 84 milioni di Euro, con una produzione pressoché equamente ripartita fra la manifattura per conto terzi e la sintesi di propri prodotti.  “Fabbriche aperte è innanzitutto un’operazione di trasparenza, che va di pari passo con la progressiva affermazione del farmaco equivalente in Italia”, ha detto Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici. “Bisogna ricordare”, ha proseguito Häusermann, “che i farmaci generici rappresentano oggi il 19,5% di tutte le confezioni di medicinali dispensate in Italia, pari al 10,7% della spesa farmaceutica. É importante, quindi, che cittadini e decisori possano constatare che questa notevole quota di medicinali utilizzati ogni giorno in Italia sono spesso anche prodotti nel nostro Paese, secondo i più elevati standard qualitativi, impiegando personale quasi sempre residente nelle zone dove hanno sede i poli produttivi”.

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