Fotografia della professione di farmacista dopo la laurea

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Grazie ai dati che si possono estrapolare tramite AlmaLaurea è possibile provare a fare una fotografia della professione del farmacista dopo la laurea.

Più precisamente, quanti laureati in farmacia o Ctf ci sono in Italia ogni anno?
Quanti lavorano dopo un anno e quanti dopo cinque?
Con quale tipo di contratto e con quale retribuzione media?
Ci sono differenze di genere o variabilità geografiche?

l’evoluzione del lavoro del farmacista_dati Almalaurea
Infografica Patrizia Milani

Dove è possibile laurearsi

Il 39,4% delle sedi dedicate a farmacia o Ctf sono al Sud. Sono, infatti, in totale 32 gli atenei in cui è possibile laurearsi (con 33 sedi disponibili) lungo lo stivale, di cui 12 al Nord, 8 al Centro e 13 per l’appunto al Sud. Tuttavia, però, al Nord si registra il numero maggiore di laureati (47,5%) seguiti dal Centro (26,8%) e dal Sud (25,7%), pur non in presenza del massimo numero di studenti (dati relativi all’anno solare 2016).

In totale il numero di iscritti per l’a.a. 2016/2017 sfiora i 43.000 studenti (35,8% al nord, 25,4% al centro e 38,7% al sud). Quello che si osserva è una forte femminilizzazione: infatti il rapporto di laureati uomini/donne è quasi pari a 1 su 3, con 3.418 donne rispetto a 1.263 uomini che nel 2016 hanno ottenuto il titolo di studi.

Dati occupazionali

I laureati magistrali a ciclo unico appartengono a sei gruppi disciplinari: agraria e veterinaria, architettura, chimico farmaceutico (inclusi i soli farmacisti), giuridico, letterario, medico. A un anno dalla laurea la condizione occupazionale varia molto in funzione del gruppo disciplinare di appartenenza.

I migliori esiti occupazionali a un anno dopo la laurea si rilevano per i farmacisti (56%) e i veterinari (53%). Nel caso dei farmacisti, il dato buono in sé mostra anche un incremento di due punti percentuali rispetto alla rilevazione relativa all’anno precedente. Se invece si osserva il dato occupazione a cinque anni dal conseguimento del titolo, i gruppi disciplinari con le più alte percentuali d’occupazione risultano i farmacisti e gli architetti (81%), ovvero nel caso dei farmacisti +25% rispetto al primo anno post-laurea. Nel caso del settore chimico-farmaceutico il restante 19% si divide in una quota di 10% di intervistati che non si dichiara in cerca di lavoro e un 9% che invece è in caccia di occupazione. Tra uomo e donna si osserva una differenza percentuale di occupazione minima, a favore del genere maschile del 2%. Le differenze si osservano invece se l’analisi viene effettuata in base al territorio. La quota di occupati è, infatti, del 43% al Nord, del 32% al Centro e del 25% al Sud. La forbice più ampia si è registrata nel 2014 con un divario tra Nord e Sud del 20%. I laureati magistrali a ciclo unico 2007-2015 hanno in media trovato un’occupazione di più dei colleghi dell’anno precedente, sia al Nord (43% vs 41%) sia al Sud (25% vs 21,5%). C’è da aggiungere che il divario occupazionale Nord-Sud, seppure con intensità variabile, è confermato in tutti i sei gruppi disciplinari a ciclo unico in esame, ed è maggiore tra i farmacisti, gli architetti, i medici e i giuristi. Se si osserva l’occupazione a cinque anni, il tasso differenziale Nord-Sud si attesta per i farmacisti a 8 punti percentuale. Tale differenziale, seppure su livelli differenti, resta presente per tutti i gruppi disciplinari fatta eccezione per i medici, per i quali quasi si annulla. A cinque anni la quota dei disoccupati, per quanto riguarda la farmacia, può quindi essere definito fisiologico al Nord (4%) e più consistente al Sud (12%).

Attività lavorativa

A un anno dalla laurea l’attività lavorativa predominante è quella autonoma (26% dei laureati a ciclo unico). I contratti a tempo indeterminato sono stati siglati dal 18% degli intervistati (dato in calo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente) e l’8,5% dei lavoratori dichiara di essere senza contratto. Tra i farmacisti risultato anche particolarmente diffusi i contratti non standard (39%) e i contratti formativi (17%). Il lavoro autonomo del farmacista è molto meno rappresentato rispetto agli altri gruppi disciplinari a ciclo unico osservati: 61% dei veterinari, 48% dei medici e 30% degli architetti. Osservando la situazione contrattuale a cinque anni si nota un ribaltamento netto per quanto riguarda il farmacista che nel 66,5% dei casi dichiara di aver firmato un contratto a tempo indeterminato (rispetto al 29% in media di tutti gli occupati), nel 14,4% ha un’attività autonoma e nel 13,9% dei casi ha contratti non standard. Per quanto riguarda le differenze regionali il lavoro autonomo risulta maggiore al Nord rispetto che al Sud mentre i contratti a tempo indeterminato sono presenti più nel meridione. Per quanto riguarda invece i contratti non standard si osserva una maggiore lieve diffusione al sud.

Attività economica

Secondo i dati si rileva una buona coerenza tra titolo conseguito e ramo di attività economica in cui i laureati esercitano la propria attività lavorativa. Infatti il 65% dei laureati nel gruppo farmaceutico lavora nelle farmacie e il 13% nel ramo della sanità (farmacie ospedaliere). Anche l’analisi a cinque anni conferma il quadro delineato: i laureati nel gruppo farmaceutico lavorano nel 70% dei casi in farmacia, nel 14% nel settore chimico, nel 7% in quello sanitario e nel 9% in altri settori.

Retribuzione

A un anno dalla laurea la retribuzione media sfiora i 1.150 euro, con part-time da 861 euro. L’anno precedente la retribuzione media era di 1.113 euro, e tenendo conto del mutato potere d’acquisto, risulta quindi in aumento del 3%. Se però si estende il confronto delle retribuzioni agli ultimi sette anni si osserva un calo del circa 8% (nel 2007 a un anno dalla laurea si percepivano in media 1.239 euro). A cinque anni dalla laurea, se si confrontano i sei gruppi disciplinari a ciclo unico, medici e farmacisti sono quelli a percepire le retribuzioni più elevate (1.877 euro e 1.438 euro, rispettivamente). Un dato degno di nota riguarda le differenze di genere. A un anno dalla laurea risulta, infatti, che gli uomini guadagnano il 18% in più delle donne (1.258 euro vs 1.067 euro, rispettivamente). Questa forbice di riduce a cinque anni, pur rimanendo un differenziale tra gli stipendi dei due sessi (1.657 euro per gli uomini rispetto a 1.472 euro per le donne). Le differenze di genere riguardo alla retribuzione sono presenti anche nelle altre categorie disciplinari, con differenze che per i veterinari arrivano anche al +26% a favore del sesso maschile. Le differenze retributive si registrano anche in base al territorio. A un anno dalla laurea, infatti, un lavoratore del Nord percepisce in media 1.223 euro, rispetto ai 1.043 del lavoratore del sud (differenza di 17 punti percentuali). A cinque anni, addirittura, le differenze territoriali tendono ad aumentare, con un delta pari a 25% tra Nord e Sud (1.442 euro rispetto a 1.151 euro, rispettivamente).

Efficacia della laurea

Secondo gli intervistati, a un anno dalla laurea il titolo è considerato “molto efficace o efficace” per l’88% dei laureati in farmacia, valore percentuale che sale al 90% a cinque anni dalla laurea.

 

Fonte

Rapporto AlmaLaurea 2017.

 

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