Studi di settore addio: arrivano gli “indicatori di compliance”

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La prossima “rivoluzione” degli accertamenti fiscali per i liberi professionisti annunciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ha preso la forma degli indicatori di compliance, il nuovo strumento destinato a sostituire i mai amati studi di settore che è attualmente allo studio da parte del Ministero in collaborazione con la Sose – Soluzioni per il Sistema Economico e l’Agenzia delle Entrate.

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Una vera e propria “e(ri)voluzione”, la chiama la stessa Sose nella presentazione delle linee programmatiche dell’intervento pubblicate sul suo sito web.

Secondo quanto reso noto da Federfarma in una sua nota a commento dell’annuncio dell’introduzione degli indicatori di compliance, le farmacie dovrebbero restare escluse dalla fase di sperimentazione delle nuove modalità d’interazione col Fisco. L’indicazione era emersa dalla Commissione degli esperti per gli studi di settore che a settembre ha illustrato il nuovo strumento, commissione all’interno della quale Federfarma era rappresentata dal vicepresidente nazionale, Gioacchino Nicolosi, e dal commercialista Antonio Vento. Lo studio di settore per le farmacie si trova attualmente in fase di evoluzione e dovrebbe venire validato entro la fine del 2016. La bozza della nuova versione, pubblicata sul sito web dell’Agenzia delle Entrate a febbraio 2016 con codice YM04U, è stata elaborata su un campione di circa 14 mila esercizi ed è già stato validato attraverso alcune simulazioni basate su dati reali. Una gamma di cluster ridotta rispetto alla precedente versione dovrebbe essere la principale novità: il nuovo studio non conterrà ad esempio più riferimenti, spiega Federfarma nella sua nota, all’esiguo e poco significativo gruppo delle farmacie ubicate nei centri commerciali.

Favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali

L’obiettivo del Governo è sempre quello: portare il maggior numero possibile di contribuenti appartenenti alla categoria dei libero professionisti ad adempiere spontaneamente all’obbligo fiscale. La nuova impostazione del sistema degli accertamenti è stata presentata lo scorso settembre. Dopo una prima fase di sperimentazione, la proposta preparata da Sose in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate è quella di abbandonare il modello degli accertamenti presuntivi finora in vigore per passare gradualmente a quello dei cosiddetti “indicatori di compliance”. Stop, quindi, agli studi di settore che valutano un ricavo presunto e che innescano un accertamento presuntivo nei casi di scostamento dai redditi dichiarati. Al loro posto dovrebbe entrare in vigore un sistema premiale basato su un indice sintetico (su scala da 1-10), che valuterà il grado di affidabilità/compliance del contribuente attraverso la sintesi di un sistema d’indicatori significativi.

In pratica, l’Agenzia delle Entrate assegnerà dei punteggi sintetici al grado di affidabilità del singolo contribuente, valutati sulla base di voci precise e specifiche per i diversi settori di attività. Più alto il punteggio “accumulato”, più facile sarà per il contribuente essere escluso da alcuni tipi di accertamento e veder ridotto il periodo di accertabilità di altri.

I dieci punti principali

L’indice di compliance dovrebbe, secondo quanto riportato da Sose, venire sviluppato sulla base di dieci punti di attenzione particolare da parte del legislatore e del suo braccio fiscale, l’Agenzia delle Entrate:

  1. Come detto, l’indice sintetico di compliance valuterà su una scala di 10 il grado di affidabilità/compliance del contribuente attraverso la sintesi di un sistema d’indicatori significativi.
  2. Gli indicatori di normalità economica (finora utilizzati per la stima dei ricavi) diventeranno indicatori per il calcolo del livello di affidabilità/compliance.
  3. La stima del valore aggiunto costituirà la base per quella dei ricavi/compensi e del reddito. L’indicatore di compliance si baserà, quindi, sulla stima di più “basi imponibili”.
  4. Il modello di regressione sarà basato su un panel di dati riferiti a un periodo di otto anni invece di uno solo, in modo da raccogliere più informazioni e stime più efficienti e più precise.
  5. La nuova metodologia d’individuazione dei modelli organizzativi (cluster) consentirà una tendenziale riduzione del loro numero, una maggiore stabilità nel tempo e un’assegnazione più robusta del contribuente al cluster di pertinenza.
  6. La regressione diventerà unica, non ci sarà più una regressione per ogni cluster. Al suo interno, la probabilità di appartenenza ai cluster è una delle variabili esplicative.
  7. La stima del valore aggiunto per addetto verrà effettuata con utilizzo di una funzione di produzione di tipo cobb-douglas in forma logaritmica. Ciò dovrebbe consentire, secondo la Sose, una maggiore interpretabilità economica dei coefficienti stimati (elasticità rispetto al valore aggiunto) e una migliore aderenza dei risultati alla realtà economica del contribuente.
  8. Il nuovo modello dovrebbe anche essere in grado di meglio cogliere i momenti ciclici di crisi e contrazione delle attività, senza più dover prevedere gli specifici correttivi congiunturali tipici degli studi di settore (i cosiddetti “correttivi crisi”) .
  9. I risultati derivati dall’applicazione degli indicatori di compliance saranno personalizzati per singolo contribuente sulla base degli effetti individuali calcolati con il nuovo modello di stima.
  10. Il numero d’informazioni presenti nel modello dati dovrebbe venire ridotto, grazie alla semplificazione del modello dati stesso.

L’Agenzia delle Entrate punta a migliorare la qualità del rapporto tra contribuente e Fisco, superando in modo definitivo gli studi di settore. La conoscenza preventiva, prima dell’accertamento fiscale formale, degli eventuali discostamenti tra quanto dichiarato e quanto stimato dall’Agenzia dovrebbe favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, e permettere di prevenire l’inadempienza agli obblighi fiscali anziché reprimerla ex-post –, oltre che semplificare gli adempimenti.

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