EMA: rischio di riattivazione dell’epatite B con gli antivirali ad azione diretta

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L’Agenzia europea dei medicinali (EMA) ha messo in guardia – con una sua nota    – contro i possibili rischi di riattivazione dell’epatite B conseguenti l’uso degli antivirali ad azione diretta di ultima generazione, sempre più utilizzati per la terapia della forma C della malattia epatica. Sarebbero circa 30 i casi accertati tra le migliaia di pazienti trattati, secondo la nota dell’EMA.

fegato

L’analisi del Comitato di valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (PRAC) dell’EMA che ha confermato tale rischio raccomanda anche che, prima di iniziare il trattamento, tutti i pazienti siano sottoposti a screening per il virus dell’epatite B. In presenza di co-infezione da parte di HBV e HCV, i pazienti potranno così essere meglio monitorati e gestiti in accordo alle linee guida cliniche. Il PRAC ha suggerito anche di inserire una specifica avvertenza nel foglietto illustrativo che accompagna questa classe di medicinali, che comprendono i seguenti principi attivi: daclatasvir, dasabuvir, sofosbuvir / ledipasvir, simeprevir, sofosbuvir, ombitasvir / paritaprevir / ritonavir, sofosbuvir / velpatasvir e elbasvir / grazoprevir.

L’epatite B è una forma poco diffusa, ma potenzialmente fatale, della malattia che coinvolge il fegato (ne abbiamo parlato qui). Secondo la nota del PRAC, la riattivazione della patologia a causa dell’assunzione dei farmaci per l’epatite C potrebbe essere una conseguenza della rapida riduzione del virus dell’epatite C. Esso, infatti, ha di norma un’azione soppressiva sul virus dell’epatite B, a cui si andrebbe a sommare la mancanza di attività contro HBV degli antivirali ad azione diretta.

 

 

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