Tavolo della distribuzione diretta: quali novità in vista?

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Tra i 740 incontri che hanno caratterizzato la 21° edizione di Cosmofarma un posto di primo piano lo ha sicuramente conquistato il convegno organizzato da Federfarma che ha fatto il punto della situazione rispetto al tavolo aperto presso il ministero dello Sviluppo economico sui costi della distribuzione diretta dei medicinali.

Stiamo parlando di una spesa, quella della distribuzione diretta di fascia A, che nel 2016, con tutta probabilità, ha abbattuto la barriera dei 5 miliardi di euro (si attendono i dati definitivi da parte dell’Aifa) e che contempla una crescita costante negli ultimi anni.

Riepilogo della spesa per la distribuzione diretta di fascia A nel periodo gennaio-ottobre 2016, nelle singole regioni, rispetto allo stesso periodo del 2015

Gennaio-Ottobre 2015 Gennaio-Ottobre 2016 Variazione Assoluta Variazione %
Italia 3.924.454.414 4.555.373.869* 630.919.455 16,1%

Fonte Aifa. *Dati al lordo del fondo per i medicinali innovativi

Tornando al confronto organizzato il 6 maggio scorso negli stand della kermesse bolognese, erano presenti, eccezion fatta per le regioni, tutti i soggetti coinvolti al tavolo ministeriale. Qui di seguito abbiamo provato a riprendere alcuni dei punti salienti del confronto.

Intanto, tratto comune di tutti gli interventi è stato l’augurio di una rapida ripresa dei lavori che, presumibilmente, potrebbero avvenire all’indomani della nomina dei vertici della Federazione nazionale unitaria titolari di farmacie fissata per il prossimo 30 maggio.

Da parte del ministero della Salute, per voce del capo della segreteria tecnica, Nando Minnella, la speranza è quella di mettere a disposizione delle regioni un meccanismo tale da individuare buone pratiche tra le varie opzioni distributive, affinché i vari enti «possano decidere consapevolmente quando affidarsi a questo o quel canale». Decisamente più tranchant il commento della porta voce dell’Associazione delle aziende dei farmaci equivalenti, Falasco Volpin, che forte dei dettami normativi (art. 1 comma 426 legge 27 dicembre 2013 n. 147), che prevedono l’aggiornamento annuale del prontuario della continuità assistenziale ospedale-territorio (Pht), ha sottolineato come «serva con urgenza una manutenzione straordinaria del Pht per correggere le storture della distribuzione diretta». Sull’argomento è intervenuta anche Ida Fortino di Aifa che, oltre a ricordare che la legge sulle «particolari modalità di erogazione di medicinali agli assistiti» sconta una certa longevità, la legge 16 novembre n. 405 è del 2001, ha riconosciuto come sebbene sia necessario un rinnovamento del provvedimento non è comunque facile mettere tutti d’accordo. Inoltre, la responsabile dell’area strategia ed economia dell’Agenzia, confida che al prossimo appuntamento le Regioni portino esperienze e buone pratiche utili per fare analisi e raffronti.

Il costo della distribuzione diretta dei farmaci in dieci aziende sanitarie piemontesi

Sul Giornale italiano di Farmacia Clinica è stato pubblicato un articolo (Gifc 2015; 29(3): 152-169) dal titolo “Il costo della distribuzione diretta dei farmaci in dieci Aziende sanitarie piemontesi” a cura di Claudio Jommi, Alessandra Bianco, Marco Chiumente, Giula Valinotti e Francesco Cattel.

Di seguito si riprendono alcuni elementi disponibili qui. Da questi emerge come: «Il costo medio organizzativo per confezione dispensata in Dd (distribuzione diretta) presenta un’alta variabilità interaziendale e risulta complessivamente pari a € 2,3 (con un valore molto variabile tra le aziende e compreso tra € 0,7 e € 11,1), valore inferiore alla tariffa richiesta per la dispensazione in regime di Dpc. La simulazione dei costi ipotetici in regime di DPC a tariffe 2012 evidenzia un aggravio di costo rispetto alla Dd di circa il 10% (€ 6,4 milioni). L’applicazione delle nuove tariffe di dispensazione della distribuzione in Dpc nel 2013 e nel 2014 riduce il differenziale di costo rispettivamente, a € 4,1 e a € 3,7 milioni. Qualora i farmaci a Dd fossero stati distribuiti in regime convenzionale, la spesa a carico del SSN sarebbe stata di € 26 milioni superiore a quella effettivamente sostenuta. In questo caso, la principale fonte di risparmio è rappresentata dalla mancata remunerazione della distribuzione e dallo sconto ottenuto sul prezzo massimo di acquisto: il prezzo effettivo di acquisto è infatti pari in media al 48,5% del prezzo al pubblico».

Dal punto di vista delle farmacie la presidente di Federfarma, Annarosa Racca, ha ribadito come «la distribuzione diretta non assicura alcun risparmio, ma anzi genera sprechi enormi» augurandosi che i «farmaci di uso consolidato passino alla convenzionata in modo da semplificare l’accesso al cittadino».

Proposte Federfarma al tavolo sulla farmaceutica convocato al ministero dello Sviluppo economico

  1. Effettuare una verifica di tutti i costi sostenuti dal Ssn per l’erogazione dei medicinali in distribuzione diretta, tenendo anche conto degli elementi di valutazione che potranno venire dallo studio promosso dalla Sifo con la partecipazione di tutti i soggetti interessati.
  2. Trasferire dal Pht alla normale fascia A (e, quindi, in assistenza farmaceutica convenzionata) tutti i medicinali di uso consolidato e a brevetto scaduto, come previsto dalla legge di stabilità 2014, e di tutti i medicinali di prezzo inferiore ai 50 euro, come previsto per esempio in Lombardia. Un lavoro di analisi sulla composizione del Pht e sui farmaci da trasferire in convenzionata è già stato effettuato da Sifo e Federfarma ed è stato presentato all’Aifa.
  3. Trasferire dalla distribuzione diretta alla distribuzione per conto di tutti i medicinali che non richiedono particolari cautele in fase di somministrazione, riducendo così i disagi per i cittadini e consentendo così di disporre, anche per tali farmaci, di tutti i dati di consumo rilevati dalle farmacie.
  4. Allineare a livello nazionale degli elenchi dei medicinali sottoposti a distribuzione diretta e dpc in modo da garantire un trattamento omogeneo dei cittadini sul territorio e di mettere in grado medici di medicina generale e farmacie di svolgere un’attività di monitoraggio e assistenza dei pazienti cronici a 360 gradi su tutto il territorio nazionale.

Fonte Federfarma: La spesa farmaceutica 2016. Aprile 2017.

Il modello piemontese incentrato sulla centralizzazione degli acquisti

Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane soprattutto per capire l’opinione delle regioni. In proposito non è difficile ipotizzare come il Piemonte, che coordina la commissione Salute in Conferenza delle Regioni, presenterà il suo modello incardinato sulla centralizzazione degli acquisti che proprio in questi giorni è stato al centro di molte attenzioni per via dell’esito della gara del medicinale imatinib mesiliato, distribuito nella modalità per conto. Quest’ultimo, a seguito della competizione organizzata dalla società di committenza regionale (Scr), è passato dai 3.000 € a confezione a circa 60 €, con uno sconto del 98%.

In sintesi, risparmi importanti anche in considerazione degli esiti dell’ultima revisione straordinaria del Prontuario Farmaceutico Nazionale che con molta probabilità non riporterà, per il periodo 2015-2017, efficienze in linea con quanto previsto negli accordi siglati in Conferenza Stato-Regioni (2 luglio 2015).

 

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