Un decalogo per il corretto uso degli antibiotici

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Il nuovo “Decalogo per il corretto uso degli antibiotici e per il contenimento delle resistenze batteriche in Italia”, il primo documento del suo genere in Italia, è stato realizzato dal gruppo GISA (Gruppo italiano per la stewardship antimicrobica) ed è stato presentato presso l’Auditorium del Ministero della Salute, a Roma, alla presenza di esperti e rappresentanti istituzionali, dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura).

Il decalogo promuove azioni dirette alla prevenzione primaria e secondaria delle infezioni, ad esempio attraverso il ricorso a vaccini e profilassi antibiotica, azioni di “infection control” dirette al controllo della diffusione della resistenza antimicrobica e azioni dirette al contenimento dell’uso degli antibiotici negli animali (approccio One-Health) e al loro buon uso nell’uomo (antimicrobial stewardship).

Il Gruppo Italiano per la stewardship antibicrobica che ha dato vita al progetto è una società scientifica multidisciplinare che si pone come sintesi tra le attività già in essere da parte di altre società scientifiche e i gruppi di lavoro, promuovendo azioni di tutoraggio ed educazione e lo sviluppo di raccomandazioni e linee-guida rivolte a specifici settori specialistici.

Contenere le resistenze batteriche

L’obiettivo di limitare la diffusione delle resistenze batteriche, alla base del grave problema della multiresistenza agli antibiotici (AMR) vede impegnate in un fronte unico di azione le autorità sanitarie nazionali e internazionali a livello globale. Il Decalogo s’inserisce in tale strategia d’azione, fornendo indicazioni per la governance complessiva delle infezioni multi-resistenti. L’approccio prescelto è quello denominato One Health, che le autorità italiane ed europee hanno recentemente approvato quale strategia globale che permette di gestire in modo interconnesso la tutela della salute umana, animale e ambientale.

Bisogna partire dalla causa principale del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, ossia l’uso inappropriato di antibiotici spesso dovuto anche alle cure-fai-da-te. D’altro lato nei pazienti più a rischio si dovrebbe ricorrere alla terapia antibiotica più appropriata, adottata nel minor tempo possibile, per ottimizzare l’impatto terapeutico, limitando l’insorgenza di resistenze”, ha commentato il presidente del G.I.S.A. e direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana, Francesco Menichetti.

Una maggiore sensibilizzazione di tecnici e istituzioni è uno dei punti cardine del Decalogo, indispensabile affinché venga data la dovuta attenzione al problema e la conseguente allocazione di risorse.  A ciò si affianca, per Menichetti, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che deve essere informata in modo corretto sulla pericolosità di pratiche come l’autoprescrizione e l’automedicazione, o la durata del ciclo terapeutico affidata al libero arbitrio. “Sta ai medici, ovviamente, saper valutare caso per caso l’opportunità e l’utilità di ricorrere a questi farmaci. Ricordiamo che gli antibiotici sono dei veri e propri baluardi salva-vita e che la loro efficacia può essere compromessa da un uso inappropriato, che non produce benefici ma induce solo resistenze”, ha sottolineato il presidente del GISA.

Antibiotico resistenza e approccio one health

In Europa ogni anno si registrano 4 milioni di infezioni da germi antibiotico-resistenti che provocano più di 37 mila morti. In Italia il livello di antibiotico-resistenza si colloca fra i più elevati in Europa con una percentuale annuale di pazienti infetti fra il 7 e il 10% (dati ISS-Istituto Superiore di Sanità). Le infezioni contratte in ospedale colpiscono circa 300 mila pazienti, con una mortalità compresa tra quattromilacinquecento e 7 mila casi.

Le prospettive per il futuro sono tutt’altro che rosee: le infezioni batteriche da germi multiresistenti sono attese superare i tumori in quanto numero di decessi, con una cifra che dovrebbe attestarsi attorno a 10 milioni di morti nel 2050. All’impatto in termini di vite umane corrispondono i costi di gestione dei pazienti, tra ricoveri, terapie ospedaliere e domiciliari, assistenza e perdite di giornate lavorative; costi che si fanno sempre più difficilmente gestibili da parte dei sistemi sanitari dei diversi paesi.

La multiresistenza antibiotica, inoltre, è un problema che trova radici in ambito zootecnico, dove gli antibiotici sono tradizionalmente ed ampiamente utilizzati per controllare le malattie infettive all’interno degli allevamenti intensivi, per garantire livelli adeguati di benessere animale e di qualità nelle produzioni alimentari di origine animale. “Ma questo, come ben sappiamo, incide anche sull’uomo e di conseguenza sulla salute pubblica. – ha aggiunto Menichetti La legislazione europea è molto restrittiva, ma non è così  però a livello mondiale. Per questo è necessaria un’azione condivisa. Oggi la presenza delle istituzioni, ma anche dei rappresentanti dell’OCSE, dell’ECDC e della FAO va proprio nella direzione di promuovere azioni che siano congiunte, in un’ottica di approccio globale“.

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