Cure palliative e terapia del dolore: un volume per i 10 anni della legge 38

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A 10 anni dall’introduzione della legge 38, che ha istituito in Italia la rete di cure palliative e di terapia del dolore per l’adulto e per l’età pediatrica, un volume di raccolta normativa documenta il percorso intrapreso e i gap ancora da colmare

La legge 15 marzo 2010 n.38, approvata nel 2010 con il voto unanime del Parlamento, ha istituito le reti di cure palliative e di terapia del dolore nel nostro Paese. A distanza di oltre 10 anni, lo scorso 19 aprile è stato presentato presso il Ministero della Salute il volume “Legge 15 marzo 2010, n.38 e provvedimenti attuativi. Raccolta normativa”, che riassume il percorso fatto finora ed evidenzia quanto ancora deve essere implementato. Il lavoro documenta il lungo ed elaborato iter intrapreso in questo decennio per dare effettiva concretezza all’attuazione delle reti di cure palliative e di terapia del dolore per l’adulto e per l’ambito pediatrico su tutto il territorio nazionale.

Una fotografia di luci e ombre

Ogni anno, in Italia si contano circa 650mila decessi, di cui 180mila per patologie oncologiche e 300mila per patologie croniche degenerative. Ciò si traduce in un bisogno di cure palliative e terapia del dolore per circa 300-350mila pazienti ogni anno. Si aggiunga che circa l’1% della popolazione soffre di dolore cronico con un costo pari al 9,6% del totale della spesa sanitaria.
Ad oggi, tuttavia, il sistema è in grado di fornire risposta solo a un terzo della popolazione potenziale. Come ricordato da Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, una survey sul territorio condotta nel 2019 aveva mostrato una fotografia ancora una volta a macchia di leopardo, caratterizzata da una grande disparità regionale anche con riferimento alle cure palliative e alla terapia del dolore. Al momento ci sono circa 260 hospice distribuiti in maniera non uniforme sul territorio nazionale. Alcune regioni, infatti, sono ancora molto carenti, sia con riferimento a numero di hospice sia per quanto attiene all’assistenza domiciliare delle cure palliative.
«La legge n. 38 è stata una scelta di civiltà che l’Italia ha adottato prima di altri Paesi – ha proseguito Urbani – scegliendo di sancire come dovere civico il diritto di ricevere cure palliative e terapia del dolore, inserendo queste voci nei livelli essenziali di assistenza (LEA). Nel piano di ripresa e resilienza nazionale si punterà molto sul territorio, proprio per garantire una crescente gestione del paziente presso il proprio domicilio».

L’istituzione della Scuola di Specializzazione e gli accordi Stato-Regioni

Nell’ultimo anno questo percorso è stato implementato con l’adozione di alcuni provvedimenti fondamentali. Tra questi, l’istituzione della scuola di specializzazione in Medicina e cure palliative, che riconosce dignità specialistica e autonoma a un sapere la cui importanza è ben conosciuta sia dai cittadini sia dal mondo istituzionale e professionale.
Nel corso della presentazione del volume sono stati inoltre richiamati gli accordi stipulati in sede di Conferenza Stato-Regioni sull’accreditamento delle reti di cure palliative e di terapia del dolore per adulto e per l’ambito pediatrico. Tali accordi hanno creato un modello di riferimento per garantire servizi di rete qualificati, il governo clinico dei percorsi di cura, con precise responsabilità in merito al coordinamento dei percorsi assistenziali al fine di garantire la continuità delle cure, la sicurezza e la qualità degli interventi, oltre a una organizzazione modulata sui bisogni del paziente e capace di indirizzarli nella complessità dei servizi.

«Nei momenti più difficili della vita – ha sostenuto il Ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto alla presentazione – è ancora più importante poter avere qualcuno che si prende cura di te e dei tuoi cari. Per questo le cure palliative e la terapia del dolore rappresentano un traguardo di civiltà. Oggi, trascorsi 10 anni dalla legge 38/2010, tanto è stato fatto, ma continuiamo a lavorare per garantire un accesso alle cure equo e uniforme sul territorio nazionale. Il futuro della sanità pubblica e del Servizio Sanitario Nazionale passa da questa idea di prossimità che avvicina ogni giorno la tutela della salute ad ogni individuo».

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