Diabete, dalla cura alla qualità della vita

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In occasione dei 100 anni dalla scoperta dell’insulina, le istituzioni si sono confrontate con le associazioni dei pazienti sui diritti e doveri dei malati, sull’importanza di promuovere un’equità di accesso alle cure in tutto il Paese oltre che sull’importanza della prevenzione per continuare a migliorare la qualità di vita di coloro che convivono con questa patologia

Il secondo appuntamento promosso dall’Intergruppo Parlamentare obesità e Diabete, dalla Società Italiana di Medicina teatrale (SIMT) e dal programma internazionale Changing Diabetes in occasione dei 100 anni dell’insulina, ha posto al centro dell’attenzione il punto di vista dei pazienti, ovvero quello delle principali associazioni. I temi clou affrontati in occasione della conferenza stampa dal titolo “Diabete: 100 anni. Dalla Cura alla Qualità della Vita” sono stati quello della prevenzione e dell’equità nell’accesso alle cure su tutto il territorio nazionale, «un elemento questo che presenta ancora numerose criticità», ha commentato l’Onorevole Roberto Pella, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete, in apertura.

I pazienti diabetici sono circa 400 milioni nel mondo e 4 milioni solo in Italia. «Il nostro obiettivo deve essere quello di garantire la presa in carico di questi pazienti, migliorandone la qualità della vita – ha sostenuto Marialucia Lorefice, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati -Si tratta di una patologia in continua crescita, che coinvolge sempre più i bambini nei primissimi anni di età, e che mostra un divario netto sia in termini di incidenza si in termini di qualità delle cure tra le regioni del nord e quelle del sud. La nota positiva dell’ultimo decennio è la riduzione della mortalità per diabete diminuita di oltre il 20%. Un miglioramento, questo, frutto dei progressi di una ricerca che affonda le sue radici nella scoperta dell’insulina, nell’efficacia del sistema di diagnosi e cura, nei nuovi farmaci per il diabete e per le sue complicanze. Oggi siamo nella condizione di disegnare la sanità del futuro, anche grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza post pandemia, un’occasione che non è possibile sprecare».

La disparità di accesso alle terapie innovative

«Anche se molto è stato fatto finora, permangono ancora diverse criticità – ha evidenziato Elena Frattolin, presidente di Diabetes Forum – Stante l’introduzione, 8 anni fa, di un Piano nazionale per le persone con diabete, ancora oggi la situazione si presenta assai disomogenea tra Regione e Regione: basti pensare che in Sardegna i pazienti non hanno accesso a farmaci e terapie innovative».
Piace qui ricordare che il diabete pesa per l’8% sulla spesa sanitaria totale, solo in termini di costi diretti, tuttavia, per il 90% si tratta di costi connessi alla gestione delle complicanze mentre appena il 10% è destinato alla gestione della patologia. «Le nuove tecnologie, che consentono un riallineamento per molti pazienti dei livelli glicemici in un range di normalità, contribuendo a scongiurare l’emergere di complicanze e consentendo una più alta qualità di vita, vanno considerati investimenti e non capitoli di spesa. Occorre un ripensamento generale e un vero e proprio cambio di paradigma che aumenti la consapevolezza su questi aspetti» ha sottolineato la Frattolin.

Le criticità dei giovani diabetici: scuola, lavoro, sport agonistico

«Per quanto l’insulina abbia rappresentato una rivoluzione per i pazienti affetti da diabete nell’aspettativa e qualità di vita, permane ancora oggi, per i giovani diabetici (che in Italia sono oltre 20mila) una disparità di accesso al mercato del lavoro, al mondo scolastico e all’attività sportiva agonistica» ha commentato Antonio Cabras, Presidente della FDG – Federazione Nazionale Diabete Giovanile. Sullo sport è tornato anche Marcello Grussu, presidente dell’Associazione Nazionale Atleti Diabetici (ANIAD), sezione Sardegna: «Nella pratica sportiva delle persone con diabete molto è stato fatto e negli anni è stato possibile eliminare divieti prima esistenti. Permangono tuttavia limitazioni nella pratica delle arti marziali, delle discipline motoristiche e della subacquea. Limitazioni queste, che si traducono nella negazione di una passione per molti ragazzi».

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