Fremanezumab: l’anticorpo che combatte l’emicrania

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L’anticorpo fremanezumab, che può ridurre significativamente gli attacchi mensili di emicrania e cefalea, è ora rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale

I 6 milioni di italiani che soffrono di emicrania vivono una vita sospesa, tra un attacco e la costante paura del successivo. È quanto emerge da una ricerca promossa da Teva Italia e condotta da Elma Research. Per i pazienti con le forme più gravi di emicrania arriva oggi una terapia mirata che consente di ridurre in maniera significativa la frequenza degli attacchi, aumentando il tempo vissuto pienamente, senza le limitazioni imposte dalla malattia. Dal 21 luglio infatti, fremanezumab, anticorpo monoclonale completamente umanizzato, sviluppato specificatamente per la prevenzione di questa malattia neurologica invalidante – da poco riconosciuta come malattia sociale – è rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale.

fremanezumab

Sviluppato da Teva, fremanezumab appartiene alla nuova classe di farmaci in grado di bloccare il CGRP (peptide correlato al gene della calcitonina), una piccola proteina che gioca un ruolo importante nella genesi degli episodi di emicrania. Si tratta dell’unico anti-CGRP con un doppio regime di somministrazione sottocutanea, mensile o trimestrale, e la sua efficacia è dimostrata sia nelle forme episodiche di emicrania (EE, quando il mal di testa si manifesta per meno di 15 giorni al mese) sia in quelle croniche (EC, quando il mal di testa è presente per 15 o più giorni al mese), anche nei pazienti considerati refrattari agli altri trattamenti preventivi.

«Nessuno dei trattamenti utilizzati finora a scopo preventivo è stato sviluppato espressamente per agire sulle cause dell’emicrania. Ora, invece, abbiamo la possibilità di intervenire selettivamente su uno dei meccanismi centrali coinvolti nella genesi della malattia», sottolinea Piero Barbanti, Direttore dell’Unità Cefalee e Dolore dell’IRCCS San Raffaele di Roma e Presidente eletto dell’Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee – ANIRCEF. «Negli studi clinici HALO condotti verso placebo – continua Barbanti – il 48% circa delle persone con emicrania episodica ed il 41% circa dei pazienti con emicrania cronica trattati mensilmente con fremanezumab hanno visto almeno dimezzare il numero di giorni mensili di emicrania. Anche nei soggetti che avevano in precedenza fallito diverse terapie preventive, valutati nell’ambito dello studio clinico FOCUS, fremanezumab ha dimostrato di poter evitare, in media, circa 4 giornate al mese di emicrania già dopo 30 gg di trattamento. Inoltre in un terzo di questi pazienti così difficili, il numero di giorni mensili di emicrania è risultato più che dimezzato dopo 3 mesi di terapia».

L’impatto dell’emicrania sulla vita di tutti i giorni

Per documentare l’impatto reale dell’emicrania sulla quotidianità delle persone, Teva Italia ha chiesto a Elma Research di condurre l’indagine “A deep dive into migraine”, che ha seguito per tre mesi il vissuto di pazienti emicranici integrando approcci differenti, dalla community web ai focus group, all’innovativo smart phone diary, con cui sono state raccolte testimonianze video prodotte dai pazienti stessi. Gli effetti dell’emicrania sono stati indagati in 4 diversi ambiti: nella sfera privata, in quella pubblica, nella percezione del giudizio degli altri e nel tipo di approccio/reazione nei confronti della malattia. Sono 4 anche i principali tipi di impatto messi in evidenza: limitazione, isolamento, senso di colpa, difficoltà nella progettualità.

«Il senso di colpa e l‘impossibilità di fare progetti sono temi centrali della vita delle persone emicraniche, come mette bene in evidenza questa indagine”, osserva la Prof.ssa Simona Sacco, Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università dell’Aquila – Un aspetto da non sottovalutare, infatti, è l’angoscia di chi vive costantemente nel timore della prossima crisi, spesso avendo già tentato diversi farmaci con effetti collaterali che rendono la quotidianità non sempre semplice».

Gli effetti sui pazienti

I benefici di fremanezumab risultano evidenti già a una settimana dall’inizio del trattamento e sono mantenuti nel tempo, come dimostra lo studio clinico di estensione a lungo termine, a fronte di una ottima tollerabilità. «Non meno importante – prosegue Barbanti – dagli studi clinici emerge la riduzione del numero di analgesici assunti e dei sintomi legati all’emicrania (nausea, vomito, fotofobia e fonofobia) e, di conseguenza, della disabilità legata alla malattia».

La rimborsabilità di fremanezumab è limitata alle prescrizioni effettuate tramite registro da centri per la diagnosi e la terapia delle cefalee individuati dalle Regioni.

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