Il ruolo del farmacista sta cambiando a vista d’occhio. In un Paese segnato da desertificazione sanitaria, nuove fragilità sociali e un bisogno crescente di prossimità, la farmacia diventa presidio sanitario territoriale e punto di accesso al sistema.
In Italia ci sono oltre 20 mila farmacie, con una presenza capillare su tutto il territorio e una farmacia ogni circa 2.920-3 mila abitanti, superiore alla media europea. In molte aree interne, i MMG sono in calo, le liste d’attesa si allungano e l’età media della popolazione cresce. Il bisogno di assistenza non si riduce: si redistribuisce. E si concentra sui presidi di prossimità.
Qui la farmacia diventa spesso l’unico presidio sanitario facilmente accessibile: dove si chiariscono dubbi terapeutici e si misura una pressione prima che diventi emergenza clinica. Ma c’è una domanda che la categoria non può più rimandare: questa trasformazione sta rafforzando l’identità professionale del farmacista o la sta rendendo più fragile? Chi sarà davvero il farmacista del 2026 e oltre? Un professionista sanitario pienamente integrato nella rete territoriale? O un operatore sovraccarico di funzioni, stretto tra burocrazia e nuove responsabilità?
Per rispondere abbiamo raccolto tre prospettive: l’esperienza quotidiana della Dott.ssa Angela Margiotta, titolare di farmacia; la visione istituzionale della Dott.ssa Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia; e lo sguardo delle nuove generazioni rappresentate dalla Dott.ssa Maria Vittoria Campo, Presidente Agifar. Perché il futuro della farmacia non si decide nei convegni. Si decide ogni giorno dietro il banco.
Servizi sì, ma con equilibrio
Per molti titolari, il cambiamento non è più teorico. È già realtà. Test diagnostici (glicemia, colesterolo, trigliceridi) sono offerti dall’80% delle farmacie; servizi CUP e prenotazioni sono presenti in quasi l’85% dei casi. La telemedicina è diventata un elemento consolidato: nel solo 2024 sono state erogate oltre 900 mila prestazioni attraverso la rete nazionale delle farmacie dei servizi.
Tamponi, vaccinazioni, elettrocardiogrammi, spirometrie e telemedicina: la farmacia è un mini hub sanitario dove si intercettano fragilità prima che diventino emergenze. Ma ogni nuovo servizio comporta formazione, protocolli, responsabilità cliniche e organizzazione del personale. Il tempo della dispensazione si intreccia con quello della consulenza sanitaria: l’espansione dei servizi ha un prezzo organizzativo.
«La sostenibilità della farmacia – racconta Angela Margiotta – si costruisce con equilibrio, visione e condivisione tra titolari e collaboratori». Il nodo è concreto: personale, tempo, gestione normativa. Non tutte le farmacie riescono ad attivare nuovi servizi, non per mancanza di volontà, ma per limiti strutturali concreti: carenza di collaboratori e tempo operativo insufficiente. Un elettrocardiogramma richiede circa mezz’ora tra preparazione ed esecuzione; in assenza di un organico adeguato, molti titolari sono costretti a rinunciare ai servizi per garantire la continuità del banco.
Il DM 77 ha tracciato il modello dell’assistenza di prossimità, ma tra modello e realtà c’è la gestione quotidiana. La differenza non è tra chi offre servizi e chi no, ma tra chi riesce a sostenerli nel tempo e chi no.
Identità professionale
Secondo Annarosa Racca, il punto di svolta è stato il Decreto Legislativo 153/2009, che ha introdotto la farmacia dei servizi. Da allora la trasformazione è stata progressiva: telemedicina, analisi di prima istanza, servizi ai cittadini quali CUP, scelta e revoca del medico, screening, vaccini e campagne di prevenzione. In alcune regioni il modello è capillare, in altre è in consolidamento. Ma il cambiamento non è solo organizzativo: è una ridefinizione del perimetro professionale. Più competenze cliniche, più responsabilità sanitarie, maggiore integrazione nella rete territoriale. Il rischio non è evolvere. Il rischio è evolvere senza definire chiaramente status, riconoscimento e prospettiva professionale.
«In questi anni – sottolinea la Dott.ssa Racca – il nostro impegno è stato quello di ridare centralità alla figura del farmacista, alla sua professionalità e alla sua esperienza maturata nel confronto quotidiano con i cittadini».
Le nuove generazioni
Una professione si consolida solo quando chi entra la sceglie con convinzione. Per Maria Vittoria Campo, essere farmacisti territoriali oggi non è una scelta di ripiego, ma sempre più una decisione consapevole. Le opportunità per un laureato in farmacia o CTF sono numerose, ma chi sceglie la farmacia di comunità lo fa spesso per vocazione.
«Può accadere che all’inizio manchi una piena consapevolezza del ruolo – osserva – ma è l’esperienza quotidiana a far emergere il valore della professione». E aggiunge un passaggio chiave: «Chi impara ad amare davvero questo lavoro resta. Gli altri cambiano strada». La sua generazione non si percepisce come semplice esecutrice del cambiamento. Vaccinazioni, telemedicina e screening non sono solo nuove responsabilità, ma opportunità che rafforzano l’identità sanitaria del farmacista.
Fari o alla deriva?
L’esperienza dei titolari e la visione istituzionale convergono su un punto: la farmacia del futuro sarà sempre più un presidio territoriale integrato nel sistema sanitario. Ma integrazione non significa automaticamente valorizzazione. Per diventare un faro servono:
- organizzazione sostenibile;
- formazione continua;
- riconoscimento professionale;
- equilibrio tra responsabilità e tutele.
Il 2026 non sarà un semplice check-up amministrativo ma una verifica di maturità. Non dividerà le farmacie tra chi offre più servizi e chi meno, ma tra chi avrà costruito un’identità professionale e chi avrà semplicemente accumulato funzioni.
La farmacia italiana è chiamata a essere di più. La tecnologia amplifica la luce. La normativa traccia la rotta. Ma il faro resta saldo solo se sorretto da chi lo guida ogni giorno. In un mondo che cambia velocemente, tra sfide, risorse limitate e bisogni crescenti, il farmacista resta il faro della sanità territoriale: una luce concreta, motivata e responsabile, capace di guidare ogni giorno con competenza, dedizione e professionalità.


