Il mercato degli integratori alimentari italiano è il più grande d’Europa, con 5 miliardi di euro di fatturato. È un mercato ormai “maturo” ove la crescita a valori è determinata più dall’aumento fisiologico dei prezzi e dall’innovazione che da un aumento dei consumi. Come è caratterizzato? Dove si acquista l’integratore e su consiglio di chi? C’è ancora margine per la crescita e con quali strategie? Ne parliamo con Alessandro Colombo, membro del Consiglio Direttivo di Integratori & Salute, l’associazione industriale di settore appartenente al network di Confindustria.
Dottor Colombo, ci parli di Integratori&Salute. Quando è nata e chi ne fa parte?
«Integratori&Salute è l’associazione industriale che rappresenta il settore degli integratori e fa parte di Unione Italiana Food, l’associazione dell’industria alimentare italiana che, con le sue 26 categorie merceologiche, produce 60 miliardi di fatturato e impiega 100 mila addetti nelle 530 aziende che la compongono. Integratori&Salute è la prima associazione del settore a livello europeo in termini di fatturato e di rilevanza di mercato e le aziende aderenti oggi sono circa 200, sia nazionali che multinazionali».

Qual è la missione dell’associazione?
«Integratori&Salute si impegna su due fronti principali: sostiene le istanze del comparto e, dall’altro, tutela la salute del consumatore, promuovendo la corretta informazione sui prodotti e sulla la loro qualità e sicurezza. La nostra missione è contribuire alla crescita della conoscenza sul corretto uso e sulla qualità dell’integratore, con l’obiettivo di favorire delle scelte consapevoli da parte di chi li assume. Raggiungere questo scopo è propedeutico allo sviluppo del settore in Italia, un’altra delle nostre finalità naturali».
Quali leggi regolamentano il comparto?
«Nel mondo della salute ci sono quattro grandi categorie: il farmaco, il cosmetico, il dispositivo medico e gli alimenti. Tra questi, spiccano gli integratori alimentari. Ognuna ha una sua legislazione propria con linee guida specifiche di qualità, comportamento delle aziende produttrici e comunicazione verso gli operatori sanitari e i consumatori. L’integratore alimentare è regolamentato in primis da leggi europee e poi da leggi italiane, con una legislazione non ancora completamente armonizzata a livello europeo. Esistono diversità anche considerevoli su come gli Stati europei membri recepiscono le direttive comunitarie che a volte creano complicazioni alle multinazionali che operano in più nazioni».
Quali sono le basi della comunicazione degli integratori?
«L’integratore non è un farmaco né va descritto come tale. Non può prevenire o trattare una malattia. Per definizione, sostiene i processi fisiologici dell’organismo e viene usato da persone che vogliono preservare la propria salute. I cosiddetti “claim” sono di tipo salutistico, di supporto a specifiche funzioni dell’organismo. La comunicazione ai professionisti della salute, medici e farmacisti, userà un linguaggio e un livello di approfondimento diverso rispetto a quelli per il pubblico generale».
Come si collocano gli integratori alimentari in Italia nell’area benessere?
«Abbiamo appena realizzato un’indagine con Astra Ricerche che ha coinvolto mille cittadini tra i 18 e 74 anni, non necessariamente consumatori di integratori. L’obiettivo era capire i comportamenti che gli italiani oggi hanno verso questo settore. Sono emersi molti aspetti interessanti».
Ci racconta qualche risultato?
«Tra i comportamenti adottati per mantenere salute e benessere, il 37,8% degli intervistati cita l’uso di integratori. Il 78,9% e 66,8%, rispettivamente (secondo e quarto posto della classifica), unisce attività fisica e cura della dieta. Significa che l’integratore per gli italiani è uno degli strumenti per il benessere completo. Chi ha già un comportamento virtuoso in termini di stili di vita, facilmente assume anche integratori».
In Italia, chi consiglia alle persone di assumere integratori alimentari?
«I professionisti della salute mantengono un ruolo dominante nel consiglio di assumere un integratore: medici (MMG e specialisti) 46,6% e farmacisti 29,7%. La scelta personale si colloca al secondo posto (33,8%), in aumento, ed è un segnale di crescente livello di informazione e autonomia decisionale da parte dei consumatori. In coda amici/parenti/conoscenti (16,3%) e informazioni online (11,5%). La farmacia è saldamente in testa con il 60,8% degli acquisti, seguita dal canale online (32,9%). I dati di mercato rilevati attribuiscono alla farmacia la maggior parte del fatturato e delle unità vendute. Su un totale di 5.072 milioni di euro (dati New Line), escono dalla farmacia 3.920 milioni (77% a valore), dall’online 409 (8%), dal mass market 380 e dalla parafarmacia 363 milioni».
Secondo lei, quali sono le motivazioni principali dietro la conferma della farmacia come canale d’acquisto privilegiato?
«Il consumatore italiano vuole avere dei riferimenti affidabili e il farmacista è un interlocutore che gode di grande fiducia. Il suo consiglio qualificato è un valore aggiunto al quale i cittadini non rinunciano, anche a costo di pagare qualcosa in più. La competizione che esiste tra farmacia e il resto del mondo della distribuzione è forte e diversa rispetto anche solo a 10 anni fa. Oggi, quindi, è ancora di più importante che il farmacista mantenga e curi con un costante aggiornamento questo suo ruolo di consigliere nel mondo degli integratori. Un dato curioso riguarda la comparsa per la prima volta tra le fonti di informazione in questo settore di chatbot di IA (Es. ChatGPT), che per ora hanno un ruolo marginale (5,1%), simile a quello degli influencer e dei social (5,4%), ma che potrebbe crescere in futuro».


