Garantire sicurezza ai consumatori di cannabidiolo (CBD), il principio non psicotropo della cannabis, assunto sotto forma di integratori, oli e alimenti. Con questo obiettivo l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha definito ii dosaggi massimi di consumo della sostanza, tuttavia da ritenersi provvisori.
Mancano infatti dati scientifici robusti, comunque non ancora completi, sui potenziali rischi per la salute, superata una certa soglia o periodi prolungati di assunzione. Tutele e preoccupazioni maggiori per l’esposizione e monito di attenzione, sono rivolti soprattutto alle fasce di popolazioni più fragili, più a rischio per il benessere e la salute generale. Quindi la corretta misura protettiva al momento è precauzione e cautela nell’assunzione di CBD.
Il limite soglia
Si tratta di una novità: per la prima volta il consumo di CDB, non è più a “libero arbitrio”, ma deve rispondere a determinate regole, almeno in termine di dosaggi. Il gruppo scientifico su Nutrizione, nuovi alimenti e allergeni alimentari (NDA) di EFSA, ha infatti stabilito una soglia massima, al momento non superabile, definita in una dose giornaliera pari a 0,0275 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo.

Pertanto, facendo un esempio, un soggetto adulto di 70 kg, non può/non dovrebbe eccedere i 2 milligrammi al giorno di CBD. Un “alert” da ritenersi al momento solo provvisorio, suscettibile di eventuali revisioni in eccesso o difetto una volta disponibili dati di sicurezza, attualmente mancanti o insufficienti. Queste soglie costituiscono quindi una “cintura di sicurezza”, come viene definita dagli esperti, per tutti i consumatori di CBD e in particolare per le categorie a maggior rischio di esposizione. Giovani e ragazzi con meno di 25 anni, donne in gravidanza o in allattamento, persone in terapia farmacologica.
Le sostanze “al limite”
EFSA sottolinea che le soglie stabilite non si applicano a qualsiasi prodotto in commercio, ma esclusivamente agli integratori alimentari a base di CBD con una purezza almeno del 98%, privi di nanoparticelle, con processi produttivi certificati come sicuri e per i quali sia stata esclusa la genotossicità. Tale specifica restringe il campo a prodotti altamente standardizzati, escludendo una grande quantità di formulazioni di vario tipo, acquistabili online o nei negozi specializzati.
Fondamentali i dati scientifici
La richiesta di EFSA di disporre di evidenze sui potenziali effetti indotti dal CBD sul lungo periodo sulla salute, ad esempio su fegato, sistema endocrino, sistema nervoso e sistema riproduttivo, non è di oggi. Data infatti già da giugno 2021, senza che ancora ci sono risposte concrete, sicure e affidabili, derivanti da ricerche indipendenti ad esempio.

Dati invece necessari, anche in vista delle richieste di aziende produttrici di CBD che intendono fare domanda per l’inclusione di questa sostanza nella lista dei novel food. Inoltre, dal punto di vista dei dosaggi, in assenza di questi dati, qualsiasi valutazione resterà necessariamente provvisoria, a scopo cautelativo.


