Sono forti le criticità legate all’accesso alle cure in Italia, emerse dalla tredicesima edizione del Rapporto sul benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat. Oltre 5,6 milioni di persone (il 9,6% della popolazione) hanno rinunciato nel corso del 2025 alle cure, visite mediche o esami diagnostici a causa di lunghe liste di attesa nel 6,5% dei casi, quindi alla difficoltà di ricevere le prestazioni, esami di diagnostica o di laboratorio in tempi utili, e/o per i costi di cure, insostenibili in regine privato per il 5,2%.
Tali fattori agiscono sulla pressione dei Medici di Medicina Generale, con oltre 1500 assistiti a carico; in questo contesto, seppure il BES non dedichi un focus particolare alle farmacie, i presidi possono svolgere un ruolo e un supporto attivo al cittadino, specie in presenza di criticità.
Lo stato di salute degli italiani
Appare in genarle miglioramento a livello nazionale, seppure si consolidi il forte divario fra territori del Nord e del Sud del Paese che sparigliano le carte. Facendo una stima e confronto degli oltre 130 indicatori valutati dal Rapporto Bes – che comprendono aspetti sanitari, socio-economici, aspettative di vita alla nascita, longevità, qualità della vita, mortalità, relazioni sociali e altro – si rileva rispetto al 2024, un miglioramento di 54 indicatori, a fronte di 55 rimasti stabili e 23 in peggioramento. Guardando al lungo periodo: oltre 70 indicatori, sulla totalità, si stimano in crescita, 24 con una potenziale tendenza al peggioramento e 39 di cui non è possibile un confronto con dati precedenti, o comunque tracciare una previsione prospettica chiara.
Il divario Nord-Sud
La forbice si riconferma: mentre al Nord e Centro (con l’eccezione del Lazio) le regioni mostrano un trend in termine di prestazioni superiore alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes disponibili a livello regionale, il Mezzogiorno (fatta eccezione per l’Abruzzo) sconta le maggiori difficoltà, con indicatori inferiori alla media nazionale, soprattutto in ambito di Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico e Relazioni sociali.
Fanno eccezione Abruzzo e Sardegna in cui i valori sono in linea con la media nazionale. Innovazione, ricerca e creatività sono un caso a parte, dove anche alcune Regioni centro-settentrionali, come Valle d’Aosta e Liguria, faticano a tenere il passo con la corsa del rinnovamento, in ambito tecnologico ad esempio.
Il ruolo delle farmacie
Sebbene il Rapporto BES 2026 non presenti un quadro specifico sulle farmacie, la rete dei presidi territoriali si conferma, con riconoscimenti più che acclarati, come il primo punto di accesso e presidio fondamentale per arginare le difficoltà della sanità pubblica. In riferimento alle due maggiori criticità che, secondo il BES, portano gli italiani a rinunciare alle cure, le farmacie possono contribuire fattivamente all’alleggerimento delle liste d’attesa, grazie ai servizi della “farmacia dei servizi”.
Con prenotazione di visite tramite CUP, esami di prima istanza come ECG e Holter, telemedicina e vaccinazioni, le farmacie sono in grado di compensare in parte ai ritardi del Servizio Sanitario Nazionale, diventando un “hub” di riferimento sempre più importante per il cittadino. Inoltre, la vicinanza capillare delle farmacie sul territorio rappresenta un filtro e un supporto di orientamento per i cittadini in difficoltà economica o di fronte ai lunghi tempi d’attesa ospedalieri, supportando laddove possibile bisogni di salute che altrimenti resterebbero insoddisfatti.


