Tra le categorie professionali più esposte al burnout si includono operatori sanitari: medici che prestano servizio in ospedali, centri di cura pubblico-privati, case di comunità e COT (Centrali Operative Territoriali). Il fenomeno è altamente presente anche fra i farmacisti, sebbene meno attenzionato sia in letteratura sia in termine di interventi e consigli mirati a chi lavora dietro il bancone al servizio del paziente, dovendo gestire stressor di varia natura e pressioni legate, in alcuni casi, al doppio ruolo di sanitario e di manager della farmacia.

Di cosa parliamo
Esaurimento psicoemotivo, riduzione del coinvolgimento verso le proprie mansioni, diminuzione dell’autostima professionale, deficit di produttività e performance. Sono alcune delle manifestazioni di burnout, legate al contesto professionale, accompagnate da sintomi fisici: stanchezza, irritabilità e nervosismo, abbassamento delle difese immunitarie, riduzione della qualità e quantità del sonno, difficoltà di recupero energetico, disturbi gastrointestinali, emicrania, somatizzazioni di varia natura.

In farmacia

Il “quadro” in farmacia non è migliore rispetto ai contesti ospedalieri e il fenomeno sembra di lunga data, attestato già nel 2013 e cresciuto nel corso degli anni per esplodere poi in epoca pandemica e post. Uno dei primi lavori di analisi, apparso sul Journal of Pharmaceutical Health Services Research (1), osserva che i farmacisti di comunità sono gli operatori sanitari più “accessibili” e esposti al rischio burnout in quanto interagiscono con pazienti che condividono con il professionista la propria preoccupazione, soprattutto emotiva.

L’indagine condotta su un campione di farmacisti, intervistati da uno psicologo e da un farmacista, mostra che la “categoria” è chiamata ad affrontare e interfacciarsi con diversi tipi di problematiche, da difficoltà intrinseche alla pratica professionale e alle esperienze personali. In particolare, lo studio rileva l’interazione di fattori endogeni, quali ad esempio personalità e background accademico, ed esogeni come lo status sociale della popolazione di pazienti, questioni legali e amministrative, la posizione geografica.

Burnout in farmacia

 

Insieme, questi “trigger” impattano sulla capacità dei farmacisti di svolgere il proprio ruolo, in alcuni contesti, nella maniera più performante. Alcune strategie sono suggerite per migliorare e/o ridurre il rischio di burnout del farmacista di comunità, ad esempio attenzionando la qualità dell’assistenza sanitaria includendo la categoria dei farmacisti nel team sanitario, offrire al professionista maggiori opportunità di formazione tecnica per consentire il potenziamento delle capacità relazionali, ma anche implementando strategie di copingpersonali.

Cause di burnout

Quali sono le ragioni ambientali (e non solo) che concorrono all’insorgenza di un burnout (2)?

  • Lunghe ore di lavoro
  • Mancanza di riconoscimento professionale
  • Carichi di lavoro eccessivi
  • Gestione della professione percepita come inefficace
  • Colleghi che esprimono stress
  • Sperimentazione personale del fenomeno
  • Mancanza di un adeguato supporto da parte l’ambiente lavorativo per alleviare condizioni di stress
  • Difficoltà di conciliazione vita-lavoro
  • Troppe mansioni non cliniche/amministrative
  • Tempo amministrativo/didattico inadeguato
  • Ruolo professionale/di leadership aggiuntivo
  • Mancanza di risorse per la gestione del burnout o inconsapevolezza delle risorse disponibili
  • Scarso apprezzamento da parte dei colleghi per i contributi professionali

Altri studi

Una revisione sistematica del 2023, sull’International Journal of Clinical Pharmacy (3), che ha valutato in studi presenti in letteratura la prevalenza del burnout in farmacisti con ruoli a contatto con i pazienti in qualsiasi giurisdizione per un totale di 11.306 partecipanti su 19 studi considerati di otto paesi differenti, rileva che oltre la metà (51%) dei farmacisti mostrava/soffriva di burnout, a causa di differenti fattori: orari di lavoro più/troppo lunghi, minore esperienza professionale, elevati volumi di pazienti e prescrizioni da gestire quindi con un sovraccarico di lavoro, scarso equilibrio tra lavoro e vita privata.

Dallo studio è emersa, inoltre, l’importanza del coinvolgimento del farmacista in attività di formazione e addestramento, così come l’accesso a risorse per la gestione e il contenimento del burnout. Sebbene esista una significativa eterogeneità nella definizione e nella valutazione del burnout, permane la necessità di identificare e valutare interventi efficaci a livello individuale e organizzativo.

Infine, uno studio pilota del 2024, pubblicato su Folia Medica (4) ha esaminato l’influenza dell’ambiente lavorativo, ovvero i livelli di burnout occupazionale, tra 127 farmacisti di comunità del nord-est della Bulgaria, attraverso un questionario cartaceo inerente al contesto professionale e il Maslach Burnout Inventory (MBI-HSS-MP), uno strumento di valutazione convalidato. Sono emersi alti livelli di burnout.

Burnout in farmacia

I dati dello studio bulgaro rilevano:

  • Burnout lavorativo medio-alto: presente nel 53% dei farmacisti intervistati;
  • Alti livelli di esaurimento emotivo: 68,9%
  • Depersonalizzazione del coinvolgimento nella professione, accompagnata dalla mancanza di motivazione nell’assistenza ai pazienti: 51%;
  • Calo dei risultati e performance professionali: 30,7%

Lo studio ha osservato, inoltre, che il grado di burnout non è influenzato dal tipo di farmacia di comunità, catena o di proprietà individuale, bensì che il fenomeno sia generalmente diffuso tra i farmacisti responsabili e non responsabili, rispetto ai titolari di farmacia. In conclusione, lo studio pilota sottolinea la necessità di una formazione specifica del farmacista e di misure preventive per evitare il burnout professionale, benché non siano state rilevate relazioni statisticamente significative tra la posizione lavorativa e il burnout.

Strategie per la prevenzione

Un articolo-commento pubblicato su Pharmacy Times nel 2023 (5) e redatto da una farmacista stila una lista di “best practice” che possono aiutare i professionisti ad allontanare, fino a prevenire il rischio di burnout: soluzioni, molte delle quali, legate alla correzione degli stili di vita.

Stiamo parlando di:

  • dare priorità alla cura di sé e al proprio benessere
  • dormire un numero sufficiente di ore a notte
  • mangiare sano
  • svolgere regolare attività fisica
  • dedicare tempo al relax e alle attività ricreative
  • gestire il tempo in modo funzionale definendo obiettivi e priorità realistici sono efficaci strategie di mediazione e tampone dello stress
  • delegare compiti o a richiedere supporto ai colleghi nel momento di maggiore stanchezza
  • definire un confine tra vita privata e lavoro, ad esempio evitando di rispondere chiamate professionali o a guardare gli strumenti elettronici durante il tempo libero e a concedersi il giusto tempo per una vacanza
  • offrirsi pause, seppure brevi, ma regolari durante i turni di lavoro
  • preferire corsi attinenti alla pratica clinica e agli interessi del farmacista.

In generale, la raccomandazione è di non sottovalutare e riconoscere i primi segnali del burnout, dando priorità alla propria salute mentale, ovvero chiedendo un supporto di figure professionali dedicate in caso di manifestazioni di stress, ansia o depressione persistenti, sfruttando anche eventuali tecniche di meditazione o esercizi di respirazione profonda o partecipando a gruppi di supporto.

Essere resilienti

La resilienza può aiutare gli operatori sanitari ad affrontare e superare situazioni stressanti sul posto di lavoro, aumentando la soddisfazione, la motivazione al lavoro e l’impegno professionale, e riducendo al contempo il burnout. Anche il turnover lavorativo può rappresentare una soluzione di ottimizzazione. I dipendenti più resilienti sperimenterebbero minori episodi di burnout e maggiore soddisfazione nella vita.

È quanto suggerisce uno studio del 2024 sul Journal of Pharmacy Practice (6) dopo aver indagato in oltre 940 farmacisti abilitati tramite un sondaggio Qualtrics (Qualtrics, Provo, UT) la relazione tra resilienza, burnout e prestazioni lavorative, evidenziando tra questi fattori un rapporto diretto. All’aumentare della resilienza è stato osservato che i livelli di burnout diminuivano, con incremento delle performance lavorative. In conclusione, la resilienza è un fattore predittivo importante sia del burnout correlato al lavoro del farmacista sia della performance lavorativa.

Pertanto, le organizzazioni dovrebbero cogliere opportunità per formare gli operatori sanitari sui metodi di resilienza, richiamando l’attenzione anche delle Istituzioni sull’importanza di questo tema. 

Fonti

  1. Moja E, Minghetti P, Vercellesi L et al. Community pharmacists and stress at the counter: qualitative exploratory initial Italian research. Journal of Pharmaceutical Health Services Research, 2013. Doi:10.1111/jphs.12023
  2. Fonte: Dee J, Dhuhaibawi N, Hayden JC. A systematic review and pooled prevalence of burnout in pharmacists. Inter J Clin Pharm, 2022, 29:1-10. Doi: doi.org/10.1007/s11096-022-01520-6
  3. DeeJ, Dhuhaibawi N, Hayden JC. A systematic review and pooled prevalence of burnout in pharmacists. Inter J Clin Pharm, 2022, 29:1-10. Doi: doi.org/10.1007/s11096-022-01520-6
  4. Ivanova M, Todorova A, Grekova-Kafalova G. Impact of working environment on the level of occupational burnout among community pharmacists – a pilot study. Folia Medica, 2024, 66(4):536-542. Doi: 10.3897/folmed.66.e127273
  5. DymalaK. Managing burnout in the pharmacy. PharmacyTimes,2023
  6. WeissSS,WeissL, ColeJDetal. The relationship between pharmacist resilience, burnout, and job performance. Journal of Pharmacy Practice, Vol. 37, Issue 3. Doi: https://doi.org/10.1177/08971900231164886

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