In quanto individui dotati di soggettività, ogni cane e ogni gatto deve essere apprezzato come tale. Pertanto, è necessario sviluppare con loro una relazione significativa, basata sulla fiducia e sulla comprensione reciproca. Attraverso un’osservazione attenta e il supporto di professionisti del settore, è possibile “leggere” il loro linguaggio e comprendere quali siano le situazioni che li mettono più a disagio e se sussistono problematiche comportamentali e la loro origine.
Etologia e il ruolo Veterinario Esperto
Ogni cane ha una personalità: parola del professor Marc Bekoff, uno dei massimi esperti mondiali di etologia cognitiva. Possiamo certamente dire di più: è autentica e unica. È frequente, infatti, la profonda delusione di chi, da un nuovo cane della stessa razza o incrocio, si aspetta un carattere identico al precedente. Niente di tutto ciò è possibile.
Entrano così in gioco una parola chiave e un professionista di riferimento: etologia e Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale (MVC). Sulle problematiche comportamentali quest’ultimo agisce come “regista” della situazione, poiché è l’unica figura professionale che possiede conoscenze integrate di medicina comportamentale, medicina interna ed etologia clinica.
«In primo luogo, è necessario capire quanto una determinata situazione osservata dal proprietario impatta sulla qualità della vita dell’animale – spiega Sabrina Giussani, Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale, Past President di S.I.S.C.A. (Società Italiana Scienze del Comportamento Animale) e socio fondatore dell’associazione scientifica e culturale Veterinari Italiani contro la Violenza sugli Animali (V.I.V.A.) –. La medicina del comportamento è come la psichiatria: pertanto, più che di stress, di cui si sente spesso parlare in termini generici, è più corretto riferirsi a questioni di disagio emozionale che include anche uno stress, ma è qualcosa in più». Questo perché non sempre è presente uno stressor evidenziabile. «Chi ha uno stato ansioso – aggiunge l’esperta – non sempre ha bisogno di un motivo per averlo».
Oggi cani e gatti vivono sempre più nel contesto familiare e, di conseguenza, stringono con i referenti umani una relazione affettiva profonda. Questa convivenza fa sì che si osservi molto più attentamente il loro comportamento; per questo è sempre più frequente chiedersi il perché di certi atteggiamenti. «Alcuni sintomi – aggiunge la dottoressa – fanno parte del loro normale repertorio, altri no e possono essere imputabili a situazioni diverse, avere un’origine fisica o comportamentale. Il dolore cronico nel cane, ad esempio, può dare vita a infiniti sintomi e, nel cane anziano, mimare la demenza senile. Per questo serve il veterinario esperto in comportamento animale per eseguire una diagnosi differenziale».
La patologia comportamentale
Gli strumenti disponibili sono davvero molti e le aziende propongono costantemente delle novità. «Ciò che è importante – sottolinea la professionista – è sapere discriminare con la consapevolezza che tutte le terapie funzionano: tutto ha un’efficacia in senso positivo per un miglioramento, ma anche in negativo, per cui si può anche peggiorare una situazione, anche con un integratore. I principi attivi sono simili tra loro e combinati in modi differenti per questo è fondamentale avere una solida base di conoscenza. Alcuni di questi arrivano dalla fitoterapia o da altre molecole come, ad esempio, la melatonina; altri dalla terapia del dolore cronico come le aliamidi. Poi ancora esiste la terapia vibrazionale, l’aromaterapia, l’omeopatia, l’omotossicologia. Tra i farmaci, l’acepromazina a mio avviso è da evitare assolutamente. Si deve capire dove si vuole e si può arrivare, ma sempre nell’ottica di non sprecare delle opzioni che potrebbero essere utilissime. Il farmacista, a mio avviso, deve quindi fare attenzione a questo aspetto».
Non si tratta di fare diagnosi, ma di capire cosa può andare bene per quel paziente, magari consigliando l’assunzione del prodotto per un paio di settimane, «con l’avvertenza e la raccomandazione – aggiunge – di rivolgersi al medico curante e al medico esperto in comportamento per valutarne gli effetti, che non è detto che possano essere sempre positivi».
Un esempio? Un cane inibito dalla paura, una volta aperte le “finestre emotive”, potrebbe anche sentirsi libero di mordere. In questo caso è necessario agire diversamente. «Serve stabilire una relazione migliore con il referente, aumentare le capacità cognitive del soggetto e la gestione dei picchi emozionali; poi, nel frattempo, si affronta la paura».
Un altro tipo di criticità può sorgere quando il disagio dell’animale è particolarmente elevato. «In questo caso l’integratore non produce gli effetti attesi e il proprietario lo ritiene inefficace e non lo vuole più prendere in considerazione. Quando il caso arriva in visita noi medici perdiamo una valida opzione per impostare una terapia». Il migliore approccio al problema? «Una corretta diagnosi e una terapia integrata è sicuramente la via da privilegiare».
La felicità oltre il bancone
I professionisti del benessere sanno che porsi la domanda “il mio cane è felice?” è il primo passo per costruire una relazione sana – suggerisce il team di BenEssere Cinoflia -. Tuttavia, va immediatamente superata l’idea che per far stare bene un cane bastino solo cibo e acqua; la felicità canina è un equilibrio complesso tra bisogni fisiologici, psicofisici e individualità.
Tutto parte da un’alimentazione adeguata, che non è un concetto astratto. Il cane è un carnivoro opportunista e la sua dieta deve riflettere questa natura, evitando l’eccesso di cereali e adattandosi a età, taglia e stile di vita. Una corretta nutrizione, come dimostra la psiconeuroendocrinoimmunologia, ha un impatto diretto sul comportamento e sull’umore: un intestino in salute è la base per una mente serena.
Ma la salute è anche movimento. L’esercizio fisico regolare non serve solo a prevenire l’obesità e le patologie articolari, ma è un vero e proprio modulatore biochimico: agisce su serotonina, dopamina e noradrenalina, regalando al cane lo stesso senso di appagamento che si prova dopo lo sport. Questo benessere mentale va alimentato anche attraverso una vita stimolante: passeggiate “a misura di cane” dove l’olfatto sia protagonista, interazioni sociali scelte con cura e attività che evitino la noia e la solitudine eccessiva.
Il pilastro centrale resta però la relazione. È necessario aiutare i proprietari a superare il superato concetto di ‘capobranco’ per abbracciare quello di leader affidabile e base sicura. Mentre i cani sono diventati maestri nel leggere le nostre emozioni, noi spesso ignoriamo il loro linguaggio. Essere un supporto significa capire quando il cane è in difficoltà e farsi carico della situazione, garantendogli sicurezza.
Non dimentichiamo poi l’importanza della medicina preventiva. Controlli veterinari periodici e una cura costante del corpo – denti, pelo, zampe – sono fondamentali per una vita lunga e di qualità. A questo si aggiunge la comprensione delle motivazioni di razza: ogni cane ha spinte ancestrali selezionate dall’uomo (cacciare, rincorrere, riportare). Conoscere queste attitudini, anche nei meticci, permette di incanalarle in attività costruttive invece di reprimerle.
La felicità del cane non è un prodotto da scaffale, ma un percorso fatto di comprensione etologica, cura fisica e una guida umana coerente. Solo quando il cane si sente compreso nella sua essenza, possiamo dire di aver risposto davvero a quella domanda iniziale.



