Campagna vaccinale: il contributo delle farmacie

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Manca poco alla partenza della seconda fase della campagna vaccinale anti-Covid, che dovrà portare il Paese a una immunizzazione su larga scala entro la fine dell’anno. Non ci sono dubbi che la buona riuscita di questa operazione e la rapidità nel portarla a conclusione dipenderanno dalla disponibilità di più tipologie di vaccini e dal numero di operatori sanitari che saranno coinvolti. Il piano strategico per la prevenzione dell’infezione Sars-CoV-2 prevede il graduale coinvolgimento delle farmacie, che saranno chiamate a intervenire con la somministrazione del vaccino ai cittadini che appartengono alle fasce meno a rischio. Nella recente legge di bilancio è stata inoltre prevista, in via sperimentale, la somministrazione di vaccini all’interno delle farmacie ad opera di personale sanitario e tale possibilità è stata estesa anche ai farmacisti. Quest’attività sarà subordinata al conseguimento di una certificazione di abilitazione vaccinale secondo criteri e modalità stabilite da un decreto del Ministero della Salute, che riporterà tutti i requisiti strutturali, tecnici e igienico sanitari che le farmacie dovranno garantire per svolgere il servizio.

La soluzione delle varie criticità non sembra un problema insormontabile: le farmacie sono già obbligatoriamente dotate di frigoriferi e potranno conservare facilmente i vaccini che ci saranno assegnati. Anche l’eventuale ripartizione del vaccino in dosi singole non sarà un problema: le attuali procedure operative per la loro diluizione e la ripartizione sono state elaborate dai colleghi di Sifap e Sifo che hanno dimostrato di avere le competenze richieste. Appare più delicata la questione relativa ai protocolli operativi, che dovranno consentire ai farmacisti di lavorare in sicurezza, anche a tutela di eventuali contestazioni dovute a reazioni avverse, ma non dimentichiamo che le farmacie effettuano da anni i test di autodiagnosi e più recentemente si sono attivate con successo nell’esecuzione dei test rapidi per la rilevazione del Covid. Sono certa che riusciranno ad adeguarsi alla nuova normativa in breve tempo, soprattutto se le procedure operative saranno chiare e omogenee su tutto il territorio nazionale. Continuo però a credere che l’atto della somministrazione del vaccino non debba essere oggi di pertinenza del farmacista, salvo in casi eccezionali, e che questo aspetto della professione richieda ulteriori approfondimenti. Penso invece che i farmacisti, grazie alla credibilità guadagnata sul campo durante la pandemia e al rapporto di fiducia che instaurano ogni giorno con i loro clienti, possano dare un contributo prezioso nell’arruolamento dei cittadini alle campagne vaccinali e in molte altre iniziative di educazione sanitaria. Finita l’emergenza, dovremo batterci per una revisione del sistema che ci veda protagonisti in una nuova forma di assistenza sanitaria, integrata sul territorio. Il Covid non ha fatto altro che accelerare ciò che stava avvenendo in modo naturale nelle nostre farmacie: è tempo che questo ruolo ci venga riconosciuto e adeguatamente remunerato.

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