Le bronchiectasie sono una grave malattia polmonare infiammatoria cronica e progressiva e non sono classificate come patologie rare. Si collocano addirittura al terzo posto tra le malattie croniche delle vie aeree più comuni dopo l’asma e la BPCO ma, nonostante ciò, rimangono una patologia poco conosciuta e spesso trascurata. La diagnosi corretta viene posta dopo oltre 10 anni dalla comparsa dei primi sintomi.

In questo senso, il farmacista, come il medico di medicina generale, lavorando a stretto contatto con i pazienti, può aiutare ad accorciare questo enorme gap temporale prima della diagnosi, informando le persone potenzialmente coinvolte circa l’esistenza di questa patologia e suggerendo di rivolgersi a uno pneumologo specializzato o a uno dei centri di riferimento reperibili sul sito dell’Associazione italiana bronchiettasie (AIB).

La malattia è caratterizzata da una dilatazione permanente e un ispessimento delle vie aeree, come spiega l’etimologia del nome, con accumulo di muco denso che tende a ristagnare e a favorire un circolo vizioso di infezioni, infiammazione e danni irreversibili al tessuto polmonare, con frequenti ricadute che si ripetono negli anni e progressione della malattia. È ben visibile con una TAC ad alta risoluzione dell’albero bronchiale, esame gold standard per la diagnosi.

Se ne è parlato a Milano il 27 gennaio durante un media tutorial organizzato con due profondi conoscitori, Stefano Aliberti, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso il Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University e Direttore dell’UO di Pneumologia di IRCCS Humanitas Research Hospital di Rozzano, Milano e Francesco Blasi, Professore Ordinario Malattie Respiratorie, Università degli studi di Milano, e Direttore del Dipartimento di Area Medica e della SC Pneumologia e Fibrosi Cistica del Policlinico di Milano.

Il ruolo del farmacista nelle diagnosi precoci delle bronchiectasie con Stefano Aliberti, Professore Ordinario di Malattie dell'Apparato Respiratorio presso il Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University e Direttore dell’UO di Pneumologia di IRCCS Humanitas Research Hospital di Rozzano, Milano e Francesco Blasi
Il ruolo del farmacista nelle diagnosi precoci delle bronchiectasie con Stefano Aliberti, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso il Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University e Direttore dell’UO di Pneumologia di IRCCS Humanitas Research Hospital di Rozzano, Milano e Francesco Blasi, Professore Ordinario Malattie Respiratorie, Università degli studi di Milano, e Direttore del Dipartimento di Area Medica e della SC Pneumologia e Fibrosi Cistica del Policlinico di Milano

Entrambi hanno invitato tutti i professionisti sanitari, compresi i farmacisti, ad approfondire la conoscenza della malattia e a diffondere quanto acquisito, proprio in un’ottica di diagnosi precoce per una presa in carico tempestiva ed efficace dei pazienti a livello multidisciplinare (MMG, pneumologo, fisioterapista, psicologo…).

Negli ultimi anni, il numero di diagnosi di bronchiectasie non associate alla fibrosi cistica (bronchiectasie Non FC) è aumentato contando circa 680 casi ogni 100 mila a livello globale, con tassi più elevati tra le donne rispetto agli uomini, e circa 130 ogni 100 mila in Italia. Si prevede che sensibilizzando a più livelli circa l’esistenza e le caratteristiche tipiche della malattia questi numeri saliranno significativamente.

Una diagnosi errata o tardiva porta a progressione e aggravamento della patologia dovuto anche a cure inadatte, spesso per asma o BPCO. Il farmacista è testimone delle continue ricadute di infezioni batteriche e cicli di antibiotico a cui il paziente deve sottoporsi o di richieste di farmaci mucolitici o contro la tosse molto prolungate nel tempo. Può quindi sospettare la presenza della patologia e farsi parte attiva per indentificarla, in supporto al paziente e al medico.

Finora, non è esistita una cura né un farmaco specificamente progettato o approvato per il trattamento delle bronchiectasie Non FC. I trattamenti disponibili mirano ad alleviare i sintomi, a trattare le infezioni e a contenere le conseguenze del danno strutturale ai polmoni. Sono in arrivo però, nei prossimi mesi, novità già approvate dall’FDA e dall’EMA e sono attivi altri progetti promettenti. Un caposaldo della gestione dei pazienti è la fisioterapia respiratoria praticata da personale specializzato (es. Associazione riabilitatori dell’insufficienza respiratoria).

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