La prevenzione oncologica in Italia sta cambiando pelle, spostando il suo baricentro dall’ospedale alla prossimità, sotto casa del cittadino. I dati registrati in regioni come il Lazio e la Toscana (come già l’Alto Adige) dimostrano come la farmacia non sia più solo un’opzione, ma il primo presidio di scelta per lo screening del tumore del colon-retto.
Lazio: i numeri del successo
Il bilancio del 2025 nel Lazio è inequivocabile e testimonia un impegno in prima linea nella prevenzione. Su un totale di 223 mila screening eseguiti, ben 145 mila sono passati attraverso le farmacie del territorio. Si tratta di quasi i due terzi dell’attività regionale complessiva.
«La farmacia si conferma il punto di accesso preferito per la comodità e la semplicità di accesso, che è diretto e senza prenotazione», ha commentato Andrea Cicconetti, presidente di Federfarma Roma.

Il successo laziale poggia su un mix di canali informativi (lettere d’invito, SMS e mail della ASL), ma soprattutto sul ruolo attivo del farmacista: «La provetta si può ritirare anche senza l’invito cartaceo, direttamente al banco». Un servizio gratuito, indolore e non invasivo destinato alla fascia 50-74 anni, che dimostra come l’eliminazione della burocrazia sia la chiave per alzare le percentuali di adesione.
Toscana: la sfida per battere la “scomodità”
Se il Lazio consolida, la Toscana punta a rafforzare ulteriormente il ruolo della rete per recuperare il terreno perduto. Nonostante il programma di screening sia attivo da anni, l’adesione dei cittadini toscani è rimasta storicamente più bassa rispetto ad altri programmi di controllo. La diagnosi della Regione è chiara: il problema principale era la logistica.
«La prevenzione è essenziale e potersi recare in farmacia amplia le possibilità di accesso, potendo contare su una rete potenziale di 1.300 presidi che meglio si conciliano con i tempi di vita e di lavoro dei cittadini», ha dichiarato l’Assessora al Diritto alla Salute, Monia Monni. Grazie a un accordo siglato a settembre e rinnovato a inizio 2026, anche in Toscana il kit può essere ritirato e riconsegnato in farmacia, integrando questo servizio con le altre prestazioni già sperimentate nel 2025, come la prenotazione CUP e le vaccinazioni.
La farmacia come punto di snodo essenziale
L’indirizzo della Regione Toscana trova riscontro nelle parole di Andrea Giacomelli, presidente di Federfarma Toscana, che ha sottolineato come l’amministrazione abbia «compreso il contributo che le farmacie possono dare, sia in termini numerici che di qualità dei servizi offerti». Secondo Giacomelli, la rete delle farmacie è destinata a entrare sempre più come «elemento essenziale del Servizio sanitario regionale».

Specialmente nei territori isolati e marginali, la farmacia costituisce un valore aggiunto insostituibile, garantendo l’accesso a visite e prestazioni diagnostiche attraverso le piattaforme digitali laddove altri presidi sono distanti.


