Il diritto alla salute non può restare un concetto teorico, ma deve tradursi in un’assistenza di prossimità reale ed efficace. Oggi, la gestione delle patologie reumatiche si trova ad affrontare sfide cruciali: lunghe liste di attesa, scarsa informazione e una gestione della cronicità che fatica a trovare risposte tempestive sul territorio. In questo scenario, emerge con forza la necessità di valorizzare figure professionali già presenti capillarmente, come è il caso del farmacista di comunità.

Il farmacista sentinella dell’aderenza e della sicurezza

Secondo Silvia Tonolo, Presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR), il ruolo del farmacista è «fondamentale per l’aderenza terapeutica e per il supporto al paziente».

La farmacia è infatti un presidio chiave non solo per la dispensazione, capace di intervenire in momenti critici del percorso di cura come ad esempio il supporto nelle reazioni avverse – il farmacista è la prima figura cui il paziente si rivolge in caso di preoccupazioni legate alla terapia o effetti collaterali inaspettati – ma anche per garantire l’aderenza – attraverso il monitoraggio della continuità del trattamento, per evitare riacutizzazioni della malattia.

Altresì, il rapporto quotidiano con il cittadino permette al professionista della farmacia di intercettare bisogni che spesso non arrivano all’attenzione dello specialista.

Verso una rete integrata contro le disuguaglianze

L’analisi emersa lo scorso dicembre a Roma in occasione della presentazione del rapporto annuale di Cittadinanzattiva “L’incomprimibile diritto alla salute. Riforme in corso, bisogni in attesa”, ha messo in evidenzia profonde disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure.

La proposta di ANMAR punta a superare questo divario attraverso una gestione multidisciplinare del paziente figlia di una integrazione dei professionisti – una connessione fluida tra specialista, farmacia e MMG – dove centrale torna ad essere anche il ruolo del medico di base, per la gestione delle acuzie, delle comorbilità e delle complicanze che possono insorgere nel paziente cronico.

Una rete territoriale solida permetterebbe inoltre di ottimizzare le risorse, liberando lo specialista ospedaliero, lasciandogli il compito di gestire esclusivamente i casi clinici più complessi.

Una riforma necessaria

La presentazione del Rapporto civico sulla salute ha ribadito che la gestione della cronicità non può più essere delegata solo agli ospedali. Implementare una rete integrata non è solo un auspicio, ma l’unico modo per garantire una gestione efficace del malato sul territorio, trasformando la farmacia in un vero nodo strategico della sanità di domani.

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