Dal carciofo, le speranze contro il mesotelioma

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carciofoPresentato a Roma, durante l’International Workshop on metabolism, diet and chronic disease un progetto “made in Italy” che ha per protagonista, un composto vegetale realizzato da un’azienda tutta italiana. Il gruppo Aboca ha messo a punto, infatti, una particolare tecnica di estrazione che permette di definire e caratterizzare interessanti complessi molecolari, e sono già “almeno 15 le ‘piante madri’ più promettenti contro malattie complesse come quelle degenerative e oncologiche” come ha spiegato il fondatore del gruppo, Valentino Mercati.
In sintesi, c’è di che essere orgogliosi perché è proprio da qui, che prende il via la sperimentazione sull’estratto di carciofo contro il mesotelioma, tumore causato dall’esposizione all’amianto e, a tener le fila del nuovo studio clinico è l’Istituto Regina Elena, targato Italia, che insieme alla canadese McMaster University, esaminerà per un anno le proprietà del composto vegetale (estratto dalle foglie di una sola varietà di carciofo) su persone ad alto rischio, ovvero con presenza di placche polmonari da asbesto, scelte in particolare fra i lavoratori di una fonderia di Hamilton.
Contro il mesotelioma, non esiste ancora una terapia efficace. “Ogni anno questa forma di cancro colpisce oltre 2mila persone in Italia, ma la sua incidenza è in continua crescita ed è atteso un picco entro il 2020,” ha spiegato Giovanni Blandino, responsabile del laboratorio di Oncogenomica Traslazionale del Regina Elena. Un picco che stimola la ricerca a preparare risposte terapeutiche efficaci, partendo dalle evidenze scientifiche riguardanti stili di vita e neoplasie.
Nello studio, per la prima volta al mondo, si sperimenta la chemioprevenzione: “La chemioprevenzione è un’idea nata negli USA e in Italia ha trovato terreno fertile”, fa notare Paola Muti, professoressa della McMaster University di Hamilton in Canada, “nel nostro studio sperimentiamo primi al mondo la prevenzione del tumore con una sostanza naturale e dal costo contenuto. I pazienti riceveranno una dose di estratto quattro volte al giorno, e gli studiosi analizzeranno i livelli ematici di alcune sostanze – fra cui la mesotelina – indicatore dell’infiammazione della pleura, collegate con il manifestarsi del tumore. I controlli saranno eseguiti a distanza di tre mesi, e i valori saranno confrontati con quelli pre-terapia.
“Ci aspettiamo una riduzione del 20% della concentrazione plasmatica di questa sostanza, sulla base di quanto abbiamo visto nei lavori precedenti”, conclude Muti, “i primi risultati li otterremo nel corso del 2015. Se tutto andrà bene, avvieremo un altro studio su migliaia di pazienti. Sono convinta che anche nella scienza, la tecnologia la cultura, l’abilità e la creatività italiana possano permetterci di avere un ruolo importante. E la dieta mediterranea fa parte di questa cultura”.

Maria Elisabetta Calabrese

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