«Il Comitato Ospedale senza Dolore, costituito molti anni fa – ricorda Andrea Cambieri, direttore sanitario del Policlinico Gemelli e coordinatore del Comitato Ospedale Senza Dolore – risponde a una normativa nazionale che ne prevede la costituzione all’interno degli ospedali per la lotta al dolore e alla sofferenza. Ci siamo occupati di queste tematiche per anni a partire dalla rilevazione puntuale del dolore in cartella clinica, prima e dopo la somministrazione di farmaci; si tratta di un’attività molto importante che corrisponde peraltro anche a precisi standard di Joint Commission International ed è oggetto quindi di monitoraggio sulle cartelle cliniche.

Nel corso degli anni – prosegue il professor Cambieri – è cresciuta anche la componente clinica su determinati percorsi, come questi appena inaugurati, dedicati alla cefalea e al dolore cronico. Sono percorsi che vanno a toccare specifiche aree di sofferenza dei pazienti, che devono essere gestiti non solo attraverso un trattamento farmacologico ma anche in termini di assistenza e di presa in carico allargata».

La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha, infatti, recentemente introdotto dei nuovi percorsi clinico assistenziali per rispondere a due bisogni di salute. Questi percorsi non si limitano all’uso di farmaci, ma integrano agopuntura, gestione psicologica e nutrizionale, e interventi fisico-riabilitativi per alleviare il dolore delle persone.

Due nuovi percorsi clinico assistenziali

Antonio Giulio De Belvis, professore associato di Igiene Generale e Applicata, Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore Unità Operativa Complessa Percorsi e Valutazione Outcome Clinici di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, afferma in proposito: «Per realizzarli abbiamo messo insieme due team di persone straordinarie non solo da un punto di vista professionale, ma fortemente empatiche verso la sofferenza di chi si rivolge al Gemelli. I due percorsi adesso andranno implementati, attraverso una serie di azioni per ottimizzare la presa in carico dei nostri pazienti (ogni anno dimettiamo più di 95 mila persone).

Uno dei modi per far vivere i percorsi è quello di monitorarli, cioè definire una serie di metriche, che ci indicano se stiamo agendo secondo gli standard che prefissati. Abbiamo, quindi, attivato la tracciatura dei pazienti all’interno dei percorsi e ne seguiamo l’evoluzione. Cureremo, inoltre, l’aspetto formativo, rivolto all’interno della fondazione, ma anche ai nostri interlocutori sul territorio».

Nel dettaglio

I nuovi percorsi rappresentano un’evoluzione della legge 38/2010, che garantisce la terapia del dolore e le cure palliative a ogni cittadino italiano.

Il primo, coordinato da Catello Vollono della UOC di Neurofisiopatologia, responsabile ambulatori delle cefalee, è dedicato al percorso diagnostico-terapeutico delle cefalee. Il percorso adotta un percorso integrato. Vollono spiega, infatti, che le cefalee sono disturbi neurologici molto comuni, con un grande impatto sulla qualità della vita. Fino al 90% delle persone sperimenta un attacco di cefalea almeno una volta nella vita, e il 20% soffre di emicrania, la forma più disabilitante. La gestione delle cefalee è migliore se affidata a un team multidisciplinare.

Storicamente, le cefalee erano gestite dai neurologi, ma oggi è chiaro che la vocazione assistenziale è multidisciplinare. «Il nostro percorso clinico assistenziale mira a migliorare la qualità dell’assistenza, ridurre i tempi terapeutici, fornire informazioni corrette ai pazienti e ottimizzare la qualità delle cure attraverso il monitoraggio e l’analisi dei dati», aggiunge Vollono.

Il percorso per la gestione delle cefalee include anche agopuntura, trattamento psicologico, supporto nutrizionale, chirurgia maxillo-facciale, esercizio fisico e considerazioni bioetiche. I servizi di neurologia/neurofisiopatologia sono integrati con ambulatori di chirurgia maxillo-facciale, odontoiatria, reumatologia, oncologia, anestesia/terapia del dolore, neurochirurgia/neurotraumatologia, medicina fisica e riabilitazione, e psichiatria clinica e tossicodipendenza.

Il secondo, guidato da Marco Rossi associato di anestesiologia, Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore UOC Anestesia delle Chirurgie Specialistiche e Terapia del Dolore, è focalizzato, anche in questo caso, sulle terapie integrate per la gestione del dolore. Rossi sottolinea l’importanza di un approccio integrato affermando che il dolore è un’esperienza multimodale e multidimensionale. Le terapie farmacologiche possono fallire per scarsa aderenza o risposta, effetti indesiderati e mancanza di coordinamento tra ospedale e medico di base. È, per questo, essenziale unire diverse realtà terapeutiche intorno al paziente, considerando anche ansia, depressione, inattività fisica, problematiche psico-emozionali e sociali, e aspetti nutrizionali.

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