La formazione universitaria riesce a stare al passo con l’evoluzione della professione? È questa la domanda che ha guidato uno degli incontri dell’Agorà, il format inedito di Cosmofarma 2026 in cui il pubblico diventa protagonista attivo del confronto.
Un tema che riguarda direttamente il futuro della farmacia e coinvolge studenti, docenti, farmacisti collaboratori, titolari e istituzioni: come preparare professionisti capaci di affrontare una professione sempre più complessa e in continua trasformazione?
A introdurre il dibattito è stato Gian Maria Rossi, farmacista e docente del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, che ha portato all’interno dell’Agorà le riflessioni sviluppate dal Tavolo 5 di New Generation Lab che ha presentato i risultati di una survey sul rapporto tra università e mondo del lavoro raccogliendo il punto di vista di 121 tra studenti e neolaureati e analizzando i differenti modelli formativi di quattro atenei.
Partendo da queste analisi, svolte prima della fiera e consultabili sul sito di Cosmofarma, Gian Maria Rossi ha introdotto il concetto di knowledge time gap: la distanza che si crea quando il mondo del lavoro evolve più rapidamente rispetto ai percorsi con cui vengono formati i professionisti.
Nel settore della farmacia, questa distanza appare sempre più evidente. La professione si sta trasformando, aumentano i servizi, cambiano le esigenze dei cittadini e si ampliano le competenze richieste. Ma quanto riesce l’università a intercettare questi cambiamenti?
La preparazione scientifica continua a rappresentare una base solida e qualificante. Allo stesso tempo, molti studenti e giovani farmacisti hanno evidenziato una difficoltà nel passaggio dalla teoria alla pratica professionale. Non tanto per quanto riguarda le conoscenze tecniche, quanto per la comprensione delle dinamiche organizzative, della gestione della farmacia e della relazione con il paziente.
Diverse generazioni, diverse aspettative
Uno degli elementi più interessanti emersi dal confronto è stato il dialogo tra le diverse generazioni.
Da una parte ci sono i professionisti che nel passato hanno vissuto l’ingresso nel mondo del lavoro come una naturale prosecuzione del percorso di studi. Dall’altra, oggi, ci sono studenti e neolaureati che si interrogano già durante la formazione sul significato della professione, sulle possibilità di crescita, sull’equilibrio tra vita privata e lavoro e sul ruolo che desiderano costruire nel proprio futuro.
Un cambiamento culturale che racconta una trasformazione profonda delle aspettative.
Le nuove generazioni non chiedono soltanto di entrare nel mondo del lavoro. Chiedono di comprendere quale futuro professionale sia possibile costruire e quale significato possa assumere oggi il ruolo del farmacista.

Le competenze che vanno oltre la preparazione scientifica
Tra i temi più discussi è emersa l’importanza delle competenze trasversali.
Comunicazione, capacità relazionali, gestione delle persone, organizzazione del lavoro e conoscenza delle dinamiche economiche della farmacia sono state indicate come alcune delle aree in cui molti giovani si sentono poco preparati.
Competenze che diventano però sempre più importanti in un contesto dove al farmacista è richiesto non solo a mettere a disposizione le proprie conoscenze scientifiche, ma anche a gestire relazioni, organizzare servizi, lavorare in squadra e comprendere il contesto in cui opera. Da qui nasce una sfida che riguarda anche l’attrattività della professione.
Attrattività della professione: tra aspettative e realtà professionale
Secondo quanto emerso dal confronto, il problema non riguarda necessariamente la mancanza di opportunità lavorative. Piuttosto, riguarda la distanza che può crearsi tra l’immagine della professione costruita durante gli studi e la realtà che i giovani incontrano una volta entrati nel mondo del lavoro.
Quando queste due dimensioni non coincidono, possono emergere disorientamento, insoddisfazione e incertezza.
Per questo motivo, rendere la professione più attrattiva significa anche raccontarla in modo più chiaro, offrendo agli studenti la possibilità di conoscere il prima possibile le diverse realtà in cui il farmacista può operare e le competenze che il lavoro richiede concretamente.
Il tirocinio: il ponte tra università e professione
In questo percorso, il tirocinio rappresenta uno degli strumenti più importanti.
Le esperienze raccontate durante l’Agorà hanno però evidenziato situazioni molto diverse tra loro. Alcuni studenti hanno descritto il tirocinio come un’esperienza di grande crescita; altri hanno sottolineato le difficoltà legate alla qualità dell’affiancamento e alla possibilità di essere realmente coinvolti nella vita professionale.
Da qui è emersa una riflessione condivisa: il tirocinio può rappresentare il vero ponte tra università e lavoro, ma per esprimere pienamente il proprio potenziale deve essere considerato un’esperienza formativa strutturata. Un’occasione di orientamento, confronto e crescita che coinvolga attivamente studenti, università e farmacie.
Costruire un dialogo continuo
Il dibattito ha portato anche alla proposta di rafforzare il dialogo tra mondo accademico e professionale.
Percorsi di orientamento più efficaci, maggiori occasioni di incontro tra studenti e farmacisti, collaborazioni più strette tra università e territorio e strumenti formativi capaci di integrare conoscenze scientifiche e competenze pratiche sono alcune delle direzioni indicate dai partecipanti.
L’obiettivo non è sostituire la preparazione accademica, ma arricchirla attraverso un confronto più continuo con una professione che cambia rapidamente.
Perché il problema del knowledge time gap non può essere affrontato da una sola parte. Richiede un dialogo costante tra chi forma i professionisti, chi li accoglie nel mondo del lavoro e chi si prepara a diventare il farmacista di domani.
Il futuro della farmacia non può essere costruito da una sola generazione
La riflessione conclusiva dell’Agorà ha restituito un messaggio particolarmente significativo.
Gli studenti presenti hanno espresso il desiderio di contribuire all’evoluzione della professione, chiedendo però maggiore chiarezza su ciò che significa essere farmacisti oggi e su ciò che significherà esserlo domani.
Una richiesta che richiama uno dei temi emersi durante tutto il percorso di New Generation Lab: il futuro della farmacia non può essere costruito da una sola generazione.
Servono luoghi di confronto in cui studenti, università, professionisti, associazioni e istituzioni possano dialogare in modo continuativo, condividendo esperienze, aspettative e visioni.


