Il deblistering, ovvero il confezionamento personalizzato del trattamento farmacologico, è oggi “riconosciuto” come una attività di stretta competenza e pertinenza del farmacista, compreso del farmacista galenico. Dopo l’opinione da tempo sostenuta dalle Società Scientifiche di settore, come SIFAP (Società Italiana Farmacisti Preparatori) e SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi) arriva anche l’“approvazione” istituzionale, con specifica sentenza, da parte del Consiglio di Stato.
Si riconosce inoltre, al packaging ad personam una preziosa opportunità per favorire l’aderenza terapeutica e monitorare l’adeguatezza farmacologica, da parte del farmacista, valorizzandone il ruolo di sentinella sul territorio e di figura attiva e cruciale nel contrasto a queste due criticità crescenti a livello nazionale, ma anche strumento “di sicurezza” e prevenzione per ridurre gli errori in terapia nelle farmacie di comunità e ospedaliere e a livello domiciliare. Non ultimo, il deblistering ha ricadute positive anche sulla sostenibilità del Sistema Sanitario.
Il deblistering
Sicurezza, sostenibilità, efficacia, funzionalità: è ciò che il confezionamento personalizzato può offrire al paziente, specie se anziano, politrattato, spesso assistito nella somministrazione terapeutica da un caregiver, mettendolo al riparo dal rischio di un sotto o sovra dosaggio farmacologico, anche di terapie salvavita o per cronicità, o di incorrere in assunzioni di farmaci scaduti, che se non pericolosi, potrebbero perdere in efficacia.
Il deblistering, per il cui allestimento il farmacista svolge un ruolo cruciale, è una soluzione che ottimizza tutti questi aspetti, sia in contesti domiciliari sia di lungodegenza del paziente, come le ospedalizzazioni in nosocomi, RSA (Residenze socio-assistenziali), o nelle Case di Comunità, oggi resa possibile anche all’interno dei presidi, grazie all’innovazione tecnologica.

«I nuovi macchinari più piccoli e più economici – spiega Paola Minghetti, docente di Tecnologia, socioeconomia e legislazione farmaceutiche presso la facoltà di Scienze del farmaco dell’Università di Milano e presidente SIFAP – possono essere installati anche in farmacia, che può provvedere al “confezionamento personalizzato” del medicinale. Preferisco quest’ultima definizione a deblistering: esplicita meglio e qualifica il valore di questa pratica che, tramite la predisposizione di un packaging definito e contenente il numero effettivo di compresse e/o capsule necessario per lo svolgimento corretto della terapia, consente di proteggere il paziente e il caregiver da errori terapeutici, anche potenzialmente gravi. Inoltre, questa soluzione più maneggevole favorisce l’aderenza terapeutica, che resta critica soprattutto in caso di continuità prolungata della cura».
Oltre a ciò, l’eventuale estensione del confezionamento personalizzato anche agli antibiotici potrebbe costituire una efficace misura di controllo sul rischio di abuso, contribuendo al contrasto all’antibiotico resistenza. Non ultimo, il confezionamento personalizzato è sostenibile anche per il sistema: ottimizza gli sprechi, riducendo le pratiche di smaltimento e l’impatto anche sulla salute ambientale, aiuta nel governo di eventuali carenze, grazie alla dispensazione “misurata” sulle necessità terapeutiche.
La sentenza
Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 00992/2025 del 2/09/2025, ha sancito che il confezionamento personalizzato è expertise di stretta competenza nel farmacista, che rientra nelle proprie attività professionali e della farmacia. Tale sentenza regolamenta una “buona norma”, mettendo fine ad alcuni precedenti antefatti in cui tale pratica ha richiesto una gestione autonoma, con modalità diverse da territorio a territorio.

«Ad esempio, Regione Lombardia – prosegue Minghetti – ha provveduto alla messa a punto di un documento tecnico-organizzativo per “governare” l’attività interna al territorio in maniera uniforme e conforme, a fronte di altre che invece hanno dovuto gestire alcuni ostali, come in Piemonte, in cui una farmacia si è vista negare dalla Asl di riferimento la possibilità di avviare la pratica di sconfezionamento e riconfezionamento in nuovi blister dei medicinali in assenza di una normativa nazionale. Il parere avverso ha richiesto che il presidio ricorresse al Consiglio di Stato per una direttiva e da qui la recente sentenza che risponde alla necessità sollevata, oltre che dalla Regione Piemonte anche dal Ministero della Salute, secondo cui occorreva almeno una disciplina regionale per il nulla osta al deblistering».
Oggi, continua la professoressa, grazie a questa sentenza vi sono regole chiare che autorizzano al confezionamento personalizzato, attività che viene equiparata alle preparazioni galeniche, pertanto soggetta alle stesse disposizioni, compreso dei parametri guida sullo standard di sicurezza, di qualità e di responsabilità professionale del farmacista.
Un servizio “dentro” i servizi
La sentenza del Consiglio di Stato condivide, di fatto, la posizione di SIFAP e SIFO che assegnano alle società scientifiche il ruolo di timonieri dell’operatività del confezionamento personalizzato, definendo la procedura tecnica, affidando invece alle Regioni la regolamentazione degli aspetti più amministrativi, come l’obbligo per le farmacie in Lombardia di comunicare se effettuano, oppure no, questo servizio.
«Si tratta di una disposizione importante – conclude Paola Minghetti – anche nella prospettiva che il confezionamento personalizzato, oggi a carico del cittadino, possa essere offerto dal SSN valutando soprattutto i contesti clinici in cui una terapia “controllata”, riduca il rischio di esposizione del paziente errori terapeutici, minore aderenza, quindi a sprechi per un effetto domino». Di fatto, la sentenza qualifica il deblistering come un servizio “dentro” i servizi della Farmacia dei servizi che valorizza ancora di più il ruolo del farmacista nell’assistenza e monitoraggio del cittadino-paziente, nel supporto al territorio in alleanza con il Medici di Medicina Generale e/o lo specialista, e di supporto al sistema che si traduce in sostenibilità e bontà della cura.
Gli “strumenti” per avviare il deblistering in farmacia
Il servizio si sconfezionamento e ripartizione dei farmaci – indicati dal medico nel piano terapeutico, in dosaggi giornalieri o settimanali in bustine o blister personalizzati per aiutare i pazienti a seguire il percorso di cura senza dimenticare alcuni farmaci o fare confusione con le scatolette – è già presente in alcune farmacie. È possibile il deblistering in diverse modalità:
- manuale, in cui è il farmacista a sconfezionare e riconfezionare con una attività condotta a mano;
- con macchine, utilizzando specifiche apparecchiature divise per tipo di consumabili che funzionano in modalità o semiautomatica, controllate dal farmacista nelle attività da eseguire, effettuando poi il controllo qualità del farmaco sblisterato, o automatica in cui la macchina lavora in autonomia creando un blister.

Le buone pratiche di confezionamento personalizzato sul territorio
Alcune regioni danno l’esempio:
- In Emilia Romagna è stato predisposto un cronoprogramma per le attività ascrivibili alla farmacia dei servizi, compreso l’allestimento personalizzato della terapia antibiotica, finalizzata a evitare/modulare/arginare le carenze, contenere gli spechi, educare il paziente al buon utilizzo delle (poli)terapie.
- Veneto e Lombardia avevano già istituito un Protocollo regionale contenente le direttive per lo svolgimento dell’attività di deblistering in farmacia.
- Nel resto d’Italia, l’attività è ammessa solo dopo approvazione da parte della ASL, previa approvazione di un protocollo specifico redatto dal farmacista interessato alla pratica. Scenario che la sentenza ha cambiato e uniformato.
Le criticità all’aderenza
Comorbidità, politrattamenti, età avanzata sono alcuni dei principali fattori di rischio alla mancata aderenza al trattamento:
- 28,5% di anziani, uno su tre, assume 10 o più farmaci diversi in corso d’anno
- 68% degli over 65 ha ricevuto prescrizioni per almeno 5 medicinali diversi
- 44% tra le persone ottantanovenni in politerapia assume almeno 5 farmaci
Fonte: Indagine civica sull’aderenza terapeutica di Cittadinanzattiva
A rischio alcune categorie di pazienti:
- diabetici: 23,9%
- asmatici o con BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva): solo il 20% presenta una alta aderenza
Le classi di farmaci a più alta aderenza:
- antipertensivi: 53%
- anticoagulanti: 52%
- antiaggreganti: 62%
- osteoporosi (80%)
Fonte: Rapporto nazionale sull’uso dei farmaci in Italia 2023, AIFA


