Il tema dei detersivi per bucato e salute della pelle assume particolare rilevanza nei pazienti con cute sensibile, dermatite atopica o barriera cutanea compromessa. Due recenti studi condotti dall’Università di Padova mettono in discussione la veridicità del claim “dermocompatibilità = maggiore sicurezza”, suggerendo che il canale di distribuzione non sia neutro rispetto alla composizione formulativa.
Nello studio “Detersivi… una fonte poco considerata di allergeni” (33 detergenti liquidi analizzati tra GDO e farmacia), solo un prodotto risultava privo di ingredienti potenzialmente allergenici. Tra le sostanze più frequenti: methylisothiazolinone (66,6%), benzisothiazolinone (51,5%), profumi allergenici come hexyl cinnamal, citronellol, limonene e linalool. Anche il nickel, pur a concentrazioni mediamente basse, è stato rilevato nella quasi totalità dei prodotti analizzati.
Una seconda indagine (14 prodotti con e senza claim “skin safety”) ha analizzando metalli pesanti ed enzimi (amilasi, proteasi, lipasi). Non sono emerse differenze significative nei metalli tra prodotti con e senza claim. Tuttavia, nei detergenti GDO con posizionamento dermatologico, la presenza di enzimi è risultata variabile e talvolta non coerente con la promessa comunicata. I prodotti del canale farmacia mostravano in media formulazioni più essenziali, con minore ricorso a enzimi e additivi funzionali, coerentemente con un maggior orientamento verso la sicurezza cutanea.
Dal punto di vista regolatorio, i detergenti rientrano nel Reg. (CE) 648/2004: i claim “ipoallergenico” o “dermatologicamente testato” non sono standardizzati come nel settore cosmetico. In questo scenario, la farmacia può essere realmente competitiva, su due fronti: selezione di referenze a basso potenziale sensibilizzante e consulenza professionale qualificata, integrando la scelta del detersivo nella gestione globale delle pelli fragili.
Ne abbiamo parlato con il dott. Stefano Francescato, R&D Director di Unifarco e collaboratore dell’Università di Padova in questi studi.
Qual è il ruolo dei detersivi per la salute della pelle, in particolare nei soggetti con cute sensibile, dermatite atopica o barriera cutanea compromessa?
«Nel paziente atopico e allergico è fondamentale l’educazione comportamentale rispetto alla scelta e uso di detersivi per gli indumenti, i quali possono rilasciare sostanze sui tessuti che a loro volta sono in contatto continuo con la cute. Queste sostanze (profumi, conservanti, metalli pesanti, coloranti, etc.) possono avere capacità reattive alte, con conseguente alterazione dell’equilibrio della pelle e potenziale aggravio del quadro clinico di dermatiti atopica, irritativa o allergica da contatto. È quindi molto importante eseguire il lavaggio del bucato con metodi precisi e prodotti selezionati, valutandone la formulazione al di là dei soli e parziali claim riportati in etichetta».

Lo studio condotto dall’Università di Padova al quale ha collaborato mette in discussione la veridicità del claim “dermocompatibilità = maggiore sicurezza”: in che modo esattamente?
«Lo studio è volto a valutare la linearità tra i claim riportati in etichetta quali “ipoallergenico” o “delicato sulla pelle”, con l’effettiva assenza (o presenza ridotta) di sostanze come metalli pesanti ed enzimi potenzialmente irritanti, soprattutto nei confronti della pelle di soggetti con problematiche cutanee, sia adulti sia bambini. Sono state infatti evidenziate differenze, per certi aspetti minime mentre per altri rilevanti, tra prodotti presenti nella grande distribuzione e nel canale farmacia. Dallo studio condotto, abbiamo identificato sia prodotti che contengono sostanze potenzialmente problematiche per la pelle in % significative (alcuni riportanti claim che farebbero pensare ad una particolare attenzione sull’uso di queste sostanze) sia prodotti che ne contengono in tracce o dove sono del tutto assenti (alcuni che non riportano specifici claim). Confrontando le classi di molecole prese in esame, tendenzialmente i prodotti della GDO ne contengono % leggermente maggiori rispetto ai prodotti presenti nel canale farmacia. Dunque, è sempre importante prestare attenzione alle informazioni riportate in etichetta, nello specifico l’assenza dichiarata di profumi, sbiancanti ottici, coloranti, enzimi, affidandosi sempre all’expertise del farmacista».
Come si può aiutare il consumatore a leggere correttamente l’etichetta ed “educarlo” in tal senso?
«Non basarsi esclusivamente sui claim che richiamano caratteristiche di performance di lavaggio, senza chiarezza sulla presenza/assenza di ingredienti che possono alterare la barriera cutanea. Per questa categoria di prodotti, infatti, vi è l’obbligo di riportare gli ingredienti con potenzialità irritanti ma non la quantità (o la % massima rilevabile), fattore a volte determinante per la reazione con la cute. Sarebbe di grande aiuto se tali prodotti riportassero obbligatoriamente anche la % di alcuni ingredienti (funzionali al lavaggio ma rischiosi per la pelle) che, in via indiretta, entrano in contatto con la pelle. Il metodo di lavaggio, inoltre, riveste un ruolo fondamentale. Il tempo dedicato al risciacquo e l’uso abbondante di detersivo aumentano in modo significativo la possibilità che queste sostanze rimangano sui tessuti e quindi entrino in contatto con la pelle. Pertanto, in caso di dubbi è essenziale suggerire al consumatore di seguire le indicazioni di dosaggio e fare sempre un doppio risciacquo».


