Insonnia, sporadica o cronica, quindi la difficoltà ad addormentarsi con sonno interrotto da frequenti risvegli notturni e poco ristoratore o ipersonnia che, all’opposto, causa eccessiva sonnolenza diurna con un bisogno irrefrenabile di dormire. Sono alcuni dei disturbi del sonno più diffusi fra gli italiani, stimati in entrambi i casi interessare il 10% della popolazione. Spesso risolvibili, specie le forme lievi, richiedono il rispetto di regole di buona igiene del sonno, correzione degli stili di vita, cui possono contribuire le farmacie con counseling mirato, innovazioni terapeutiche, approcci non farmacologici, nuove tecnologie possono rappresentare una strategia risolutiva efficace.

L’aiuto al banco

In farmacia, il paziente con disturbi del sonno può ricevere un supporto educativo e comportamentale, ovvero l’intervento più efficace nelle fasi iniziali dell’insonnia: un disturbo molto diffuso, sperimentato da circa una persona su cinque. «Il primo aiuto concreto – chiarisce Paolo Levantino, farmacista clinico, segretario Nazionale Fenagifar, past President Agifar Palermo – è l’educazione all’igiene del sonno. Molti pazienti non sono consapevoli dell’impatto che alcune abitudini hanno sul riposo notturno. Ad esempio: l’uso serale di nicotina aumenta il rischio di insonnia del 43%, dormire con luci artificiali o rumori lo aumenta del 46%, mentre la mancanza di orari regolari di addormentamento e risveglio incrementa la probabilità di cronicizzazione del disturbo fino al 62%. Il farmacista può aiutare a strutturare una routine più stabile, a ridurre l’esposizione agli schermi e a creare un ambiente notturno favorevole».

Paolo Levantino, farmacista clinico, segretario Nazionale Fenagifar, past President Agifar Palermo
Paolo Levantino, segretario di Fenagifar

Un altro aspetto su cui la farmacia può fare chiarezza riguarda l’attività fisica, spesso percepita come negativa se svolta la sera anche se il suo effetto dipende da intensità e tempistiche. «Attività ad alta intensità praticate troppo vicino all’addormentamento possono ritardare l’inizio del sonno di circa 30-40 minuti e peggiorarne la qualità; un esercizio leggero o moderato, se svolto con adeguato anticipo, può invece favorire il benessere generale».

Fondamentali infine sono la valutazione e l’orientamento. «Attraverso l’ascolto e alcune domande mirate, il farmacista può distinguere un’insonnia acuta e transitoria da una che tende a protrarsi. Quando il disturbo dura oltre un mese con stanchezza diurna marcata, è essenziale indirizzare il paziente al medico per un approfondimento. Ciò consente di evitare la cronicizzazione e intercettare eventuali condizioni sottostanti».

Inoltre, se il paziente non ha mai assunto farmaci può trarre beneficio anche da un composto non farmacologico. «Diversamente se il paziente è già in (poli)terapia – aggiunge Alessandro Oldani, responsabile di Unità Funzionale presso il Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro, di Milano – è difficile che un composto non farmacologico possa essere di aiuto ma il farmacista, in virtù di un rapporto di fiducia con i pazienti, può selezionare chi da anni prende un farmaco poco o affatto risolutivo, continuando a sperimentare ad esempio sonnolenza diurna. La mancata risposta alla terapia così come la sonnolenza diurna sono criteri di urgenza che spingono a consigliare al paziente di rivolgersi a un centro specialistico del sonno».

Alessandro Oldani, responsabile di Unità Funzionale presso il Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro, di Milano

Sottostimati, sottovalutati, trascurati

I dati sono “pesanti”: sperimentano l’insonnia 13 milioni gli italiani, di cui circa il 60-70% sono donne con esposizione a stanchezza e irritabilità, maggior rischio di depressione, malattie neurodegenerative e cardiovascolari, oncologiche e diabete. «Serve distinguere l’insonnia vera, cioè provata clinicamente – precisa Oldani – dalla misperception insonnia, cioè l’alterata percezione dell’insonnia, riferita dal paziente che ha solo la sensazione di non dormire ma non scientificamente oggettivabile. Le due con implicazioni molto differenti sulla salute: ripercussioni fisiche sull’organismo, anche rilevanti, tra cui cardiologiche, metaboliche, immunitarie, neurodegenerative, nel caso in cui il sonno sia davvero breve e disturbato, a fronte dell’insonnia con alterata percezione del sonno in cui si hanno solo conseguenze psicologiche e di benessere soggettivo».

Differenze di genere

  • L’insonnia ha una maggiore incidenza nel sesso femminile per fattori ormonali, psicologici, distribuzione di malattie particolari, carenza di ferro che genera un’altra condizione diffusissima fra le donne, la sindrome delle gambe senza riposo, con numeri doppi rispetto al maschio, il quale all’opposto è più esposto al rischio di ipersonnia;
  • Nell’uomo è molto più frequente la sindrome della Apnee Morfeiche o sindrome delle apnee ostruttive del sonno, con ripetuti episodi di occlusione delle vie aeree superiori durante il sonno, frequenti apnee, microrisvegli continui, e una pericolosa riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue. Queste incidono nel maschio sul 4% della popolazione, 8 volte più del diabete, con tassi molto più contenuti nella donna in età fertile perché protetta dagli ormoni.
  • Nel giovane, i disturbi del sonno sono motivabili da cattiva igiene del sonno, ritmi sbagliati nel jet lagsociale, abuso di sostanze,
  • Nell’anziano sono secondari a patologie come anemia, disturbi cardiaci, metabolici.

I numeri del fenomeno

Insonnia, sporadica o cronica, difficoltà ad addormentarsi con sonno interrotto da frequenti risvegli notturni e poco ristoratore o ipersonnia: Sono alcuni dei disturbi del sonno più diffusi fra gli italiani che interessare il 10% della popolazione.

Sperimentano l’insonnia 13 milioni gli italiani, di cui circa il 60-70% sono donne con esposizione a stanchezza e irritabilità, maggior rischio di depressione, malattie neurodegenerative e cardiovascolari, oncologiche e diabete.

L’uso serale di nicotina aumenta il rischio di insonnia del 43%, dormire con luci artificiali o rumori lo aumenta del 46%, mentre la mancanza di orari regolari di addormentamento e risveglio incrementa la probabilità di cronicizzazione del disturbo fino al 62%.

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