Lunghe liste di attesa, terapie costose, medici poco propensi a prescrive trattamenti mirati alla gestione del dolore e dolore cronico, ridotto numero di professionisti in grado di attuarle e gestirle con competenza ed expertise, possibilità di accesso e disponibilità limitate a pochi centri di eccellenza.

Sono alcuni dei fattori, critici, che impattano oggi nel controllo del dolore cronico, cui si aggiungono l’insufficiente conoscenza delle legge 38, a 16 anni dalla sua abrogazione, così come della differenza fra terapia del dolore e cure palliative, la mancanza di una rete di informazione e integrazione strutturata, di percorsi, anche inziali, ben consolidati e definiti, indirizzati a guidare il paziente in una governance ottimale del dolore e dolore cronico.

Patologia “invisibile” di cui soffrono oltre 10 milioni di italiani, secondo le ultime stime dell’istituto Superiore di Sanità. Criticità e bisogni disattesi emersi da una indagine demoscopica condotta tra ottobre e novembre 2025 da SWG, su 492 pazienti affetti da dolore cronico, distribuiti su tutto il territorio nazionale, presentata nel corso del Convegno “Strategie d’azione per il dolore cronico”, promosso dalla Fondazione Nora e Alberto Gentili, ente non profit a sostegno dei pazienti con dolore.

L’incontro ha radunato clinici, società scientifiche, farmacisti, esperti di patologia, per ridisegnare allo stato attuale percorsi di accompagnamento del paziente e della gestione ottimale del dolore cronico anche alla luce delle nuove opzioni. In questo contesto di analfabetismo sanitario che riguarda gran parte dei cittadini, un ruolo cruciale di informazione e formazione svolge la farmacia territoriale in cui il dolore è una componete quotidiana di accesso al presidio.

Informazione per il paziente

La farmacia è un luogo élitario per acquisire conoscenza e consapevolezza, anche sulla gestione e trattamento del dolore. «La farmacia è il presidio sanitario più vicino al cittadino e i suoi professionisti sono, spesso, tra i primi a intercettare casi di dolore cronico – dichiara Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia -. Inoltre, i pazienti che hanno difficoltà ad accedere alle informazioni su farmaci, esenzioni, terapie e strutture di riferimento possono trovare nel farmacista, una figura autorevole in grado di aiutarli».

Annarosa Rocca, presidente di Federfarma Lombardia
Annarosa Rocca, presidente di Federfarma Lombardia

Farmacisti, esperti formati

La survey attesta che solo il 38% della popolazione intervistata ritiene il farmacista informato o molto informato (8%), in materia di dolore e di uso di cannabinoidi a fini terapeutici nello specifico. Un dato da sfatare. «I nostri farmacisti hanno le competenze per rispondere alle domande dei pazienti con dolore cronico – continua la dottoressa Racca -. Grazie a una formazione dedicata. Di recente, con Fondazione Muralti, abbiamo promosso un programma formativo ad hoc che ha aggiornato le conoscenze del farmacista in materia e definito anche alcune priorità. Ad esempio la necessità di integrare nel percorso di cura interdisciplinare rivolto ai malati di dolore anche farmacisti e farmacia che possono e devono poter garantire, in tutte le regioni, l’accesso ai medicinali più opportuni».

In questa direzione, spiega, la farmacia può svolgere anche un’azione educazionale al paziente spiegando che la prescrizione di queste terapie non è “da banco” ma che segue un iter dedicato che passa dal Medico di Medicina Generale e dallo specialista di patologia, arrivando a chiusura della catena al presidio.

Fare rete

La farmacia si fa promotrice e portavoce della necessità di fare rete sul territorio; alleanze che consolidino la collaborazione fra la classe medica di ogni ordine e grado e il presidio e i suoi operatori. «Il confronto con gli specialisti porta al farmacista nuova conoscenza e expertise – prosegue la dottoressa Racca – che può a sua volta trasferire al paziente in un percorso di migliore accessibilità ai farmaci mirati, ma anche di monitoraggio degli stessi, fino a poter contrastare alcune problematiche, come ad esempio la presentazione di ricette false, un evento in passato altamente probabile, oggi più limitato grazie all’introduzione della ricetta dematerializzata».

L'integrazione tra medico e farmacista può aiutare a contrastare alcune problematiche, come la presentazione di ricette false, un evento in passato altamente probabile, oggi più limitato grazie all’introduzione della ricetta dematerializzata.
L’integrazione tra medico e farmacista può aiutare a contrastare alcune problematiche, come la presentazione di ricette false, un evento in passato altamente probabile, oggi più limitato grazie all’introduzione della ricetta dematerializzata.

Il supporto della tecnologia

La rete potrebbe oggi essere favorita anche dall’uso della tecnologia. Ne è un esempio il sistema ARVAS, una piattaforma implementata in Lombardia che collega digitalmente farmacie, medici di medicina generale, pediatri e ospedali, per il monitoraggio dell’offerta e aderenza vaccinale. Tale mappatura “in rete” permette il controllo, efficace e effettivo, di chi ha bisogno di richiami, evitando sovrapposizioni o lacune nella protezione. Un modello che potrebbe essere traslato anche alla gestione delle terapie per il dolore. «Così facendo con questa infrastruttura tecnologica condivisa – conclude Annarosa Racca – simulando l’efficacia di risultati e outcome di ARVAS, tutti di attori impegnati nella gestione del dolore potrebbero trovare un supporto sistematico per obiettivi e migliore gestione del dolore. Dalla presa in carico più precoce, alla definizione e rimodulazione ottimale delle terapie in tempi utili, con ricadute positive e di sostenibilità anche per il Sistema Sanitario Nazionale».

 

L'impegno della farmacia lombarda
Federfarma Lombardia, raccolto il consenso alla proposta di rete, da parte delle società scientifiche partecipanti al convegno – SIMG (Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie), AISD (Associazione Italiana per lo Studio del Dolore), Federdolore – SICD e diverse altre – si impegna a portare una prima proposta, segnale di un cambiamento di visione e approccio al dolore cornico, alle istituzioni. Sperimentano l’insonnia 13 milioni gli italiani, di cui circa il 60-70% sono donne con esposizione a stanchezza e irritabilità, maggior rischio di depressione, malattie neurodegenerative e cardiovascolari, oncologiche e diabete. L’uso serale di nicotina aumenta il rischio di insonnia del 43%, dormire con luci artificiali o rumori lo aumenta del 46%, mentre la mancanza di orari regolari di addormentamento e risveglio incrementa la probabilità di cronicizzazione del disturbo fino al 62%.Fonte: https://ncd.fip.org/wp-content/uploads/2025/10/Educational-Guide_final.pdf

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