L’evento, aperto al pubblico, è stato organizzato da IRCCS MultiMedica di Sesto San Giovanni (MI) con il patrocinio dell’Università degli Studi di Milano e della Società Italiana di Anatomia e Istologia e ha rappresentato un importante momento di riflessione e confronto tra Istituzioni, operatori sanitari, bioeticisti e giornalisti che ha fatto luce sull’attuale applicazione della Legge Sileri (10/2020).
Ovvero la possibilità, per i cittadini italiani, di decidere se, dopo la morte, donare il proprio corpo per fini di alto valore etico e umano.
Esistono dei bisogni informativi ancora da colmare sia nei confronti della popolazione, sia delle ASL e ATS che sono incaricate di ricevere le volontà del donatore quando è ancora in vita, sia di tutti gli operatori sanitari (compresi i farmacisti) che possono fornire informazioni a tu per tu con l’interessato e aiutarlo a compiere questa scelta così preziosa per lo studio, la formazione dei futuri medici e chirurghi e la ricerca scientifica.
Il professor Giorgio Pajardi, direttore Scientifico del Centro di riferimento per la conservazione e l’utilizzazione dei corpi dei defunti dell’IRCCS MultiMedica, Ordinario di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva presso l’Università degli Studi di Milano e primo ideatore dell’evento, propone di creare una rete operativa e di scambio di idee tra tutti i dieci enti (link:https://www.salute.gov.it/new/it/tema/disposizione-del-proprio-corpo-e-tessuti-post-mortem/centri-di-riferimento ) già autorizzati a ricevere la donazione e prevede di realizzare ulteriori incontri presso altre sedi per promuovere l’informazione sulla legge necessaria a incrementare il numero di donatori.
Tra gli ambiziosi obiettivi c’è anche l’unificazione del modulo di volontà a donare, la creazione di un registro nazionale unico dei donatori e una banca dati dei tessuti.
La legge è stata approvata nel 2020, appena prima del verificarsi della pandemia, e ha quindi subito una comprensibile battuta d’arresto per i gravi motivi contingenti che tutti ben conosciamo. Il successivo decreto attuativo, infatti, risale a tre anni dopo (DPR 10 aprile 2023, n. 47) ed è servito a dettagliare i requisiti le e procedure per la donazione post mortem del corpo e dei tessuti.
A oggi sono oltre 50 i corpi pervenuti ai 10 Centri di riferimento, presenti in 7 regioni italiane (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Molise e Sardegna), segno che il percorso è ormai avviato.
Restano però ancora tabù, dubbi e reticenze da superare, spesso legati a una scarsa consapevolezza sul tema e circa l’utilità indiscutibile per studenti e specializzandi di avere a disposizione i corpi su cui fare pratica, che non può essere sostituita in modo altrettanto efficace da simulazioni digitali. Prima della legge i nostri medici erano costretti a pagare di tasca propria periodi di tirocinio all’estero in paesi limitrofi o lontani dove la legge era già presente (es. Francia, Austria, USA…).
Il convegno si è tenuto a pochi giorni di distanza dall’avvio dell’importante quanto delicata campagna di sensibilizzazione nazionale intitolata “Da parte mia”, voluta e finanziata dal Ministero della Salute e affidata alla Regione Emilia Romagna, in collaborazione con l’Università di Bologna.
Sul sito di riferimento è possibile approfondire tutti i dettagli dell’argomento scoprendo, per esempio, che al termine del periodo di studio di 12 mesi, il corpo viene riconsegnato alla famiglia per la successiva inumazione/tumulazione o cremazione, come disposto dal donatore al momento della sottoscrizione delle Disposizioni post mortem(DPM), con spese a carico dell’ente che ha ricevuto il dono.
I farmacisti sono professionisti sanitari in prima linea ogni giorno a contatto diretto con la popolazione e devono quindi essere informati per poter rispondere in modo accurato a qualsiasi domanda in merito alla legge e conoscere l’esistenza stessa della possibilità di offrire il proprio contributo personale anche dopo la morte al progresso della medicina, alla formazione dei futuri chirurghi e alla tutela della salute pubblica.
«Donare il corpo alla scienza è una scelta che guarda al futuro, un atto con una profonda valenza etica e valore civile per le ricadute concrete sulla salute della collettività – sottolinea Pajardi – I progressi che questo gesto di solidarietà può rendere possibili sono numerosi: dalla formazione pratica del personale sanitario alla ricerca scientifica, dalla creazione di banche di tessuti umani, utili a studiare i meccanismi patogenetici delle malattie e a identificare nuovi biomarcatori, fino al perfezionamento delle tecniche chirurgiche. Perché ciò possa avvenire occorre promuovere una vera cultura della donazione, spiegando correttamente il tema all’opinione pubblica, formando opportunamente il personale sanitario e sensibilizzando ASL e ATS, affinché si organizzino per dare attuazione alla Legge in modo omogeneo nel Paese» aggiunge.
È intervenuto anche il professor Pierpaolo Sileri, Prorettore alla didattica e Ordinario di Chirurgia Generale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, già Vice Ministro della Salute e “padre” della Legge 10/2020, che ha illustrato la genesi e l’importanza della normativa che porta il suo nome. «A distanza di 5 anni dalla nascita della Legge, cresce sempre di più l’interesse verso i centri universitari che prevedono l’utilizzo dei cadaveri nella formazione sanitaria – spiega – La strada intrapresa è senz’altro quella corretta; certo, saranno necessari ulteriori fondi per sostenerla, perché la donazione del proprio corpo contribuisce concretamente al progresso della medicina, permettendo ai giovani medici un percorso formativo completo ed efficace. La vita non finisce con la morte, se diventa uno strumento di apprendimento e cura per chi verrà dopo di noi» conclude.


