L’evoluzione tecnologica sta ridisegnando i confini dell’assistenza sanitaria, portando l’Intelligenza Artificiale direttamente nelle case degli italiani, anche per quanto riguarda la gestione della salute.

Se ne è discusso a Roma durante l’evento “Salute al femminile. La conoscenza che cura. Health Literacy e Intelligenza Artificiale per le pari opportunità” promosso da Farmindustria a Roma il 28 maggio scorso, nel quale è stata presentata la nuova indagine Censis “Gli italiani, l’AI e la salute: percezioni, comportamenti e differenze di genere”.

Dall’analisi emerge uno scenario di grande interesse per la farmacia territoriale: un contesto in cui il bisogno di informazioni digitali cresce esponenzialmente, ma trova un limite invalicabile nella necessità, espressa dai cittadini, di un confronto umano e professionale.

L’identikit del cittadino digitale tra algoritmi e salute

I dati Censis-Istat fotografano una realtà in cui l’AI è ormai pervasiva: il 63,1% degli italiani ha già utilizzato strumenti di IA e quasi uno su quattro (il 25,7%) li adopera regolarmente. Questo impiego si estende in modo massiccio all’ambito sanitario, con il 35,1% della popolazione che vi ricorre specificamente per informarsi su patologie e temi medici.

La ricerca evidenzia tuttavia un’interessante differenza di genere: sebbene gli uomini utilizzino maggiormente l’AI nella vita privata, nel lavoro e per informarsi su temi economici e politici, l’ambito della salute e del benessere psicologico vede una prevalenza d’uso e di attenzione da parte delle donne (35,6% contro il 34,4% degli uomini).

La prudenza femminile e il bisogno di “Social Health Literacy”

Le donne, pur utilizzando maggiormente l’AI per la salute, si dimostrano custodi di un approccio estremamente responsabile e prudente, lontano da facili entusiasmi fideistici.

  • Il 65,3% di loro dichiara di non sentirsi a proprio agio ad informarsi unicamente tramite l’AI per il forte timore di incappare in fake news.
  • Ben il 92,3% inoltre (rispetto all’88,2% degli uomini) esige categoricamente che le informazioni ottenute tramite strumenti digitali siano verificate con un professionista sanitario.

Emerge qui il concetto di “Social Health Literacy”: la capacità non solo di accedere alle informazioni diffuse in rete anche tramite canali social, ma di valutarle criticamente. Altresì, nel rapporto con l’Intelligenza Artificiale, il paziente ha un disperato bisogno di essere educato a fare “le domande giuste” all’algoritmo, evitando la deriva di autodiagnosi tanto pericolose quanto infondate.

In questo panorama, la farmacia si posiziona come il primo hub di orientamento critico sul territorio. Grazie alla sua capillarità e alla disponibilità immediata, il farmacista rappresenta la prima barriera di sicurezza contro le distorsioni informative del web, validando o smontando i verdetti emessi dall’AI.

L’impatto sociale sul caregiver e il “Digital Divide” di genere

Un focus cruciale dell’indagine riguarda il ruolo della donna come pilastro del welfare familiare, un tema questo ampiamente ribadito dalla Presidente di Fondazione Onda, Francesca Merzagora nel corso della roundtable.

Oltre il 60% dei caregiver in Italia è donna (pari a circa 4,7 milioni di persone). Le donne si occupano prevalentemente da sole della salute dei figli (spesso dei genitori), del rapporto con la sanità (56,8%) e del loro benessere psicologico (50,1%). Questo carico assistenziale si traduce in un pesante impatto sulla salute fisica e mentale, generando stress percepito in livelli moderati o alti nell’87,2% delle caregiver donne.

Un sovraccarico quest’ultimo che genera una conseguenza silenziosa ma invalidante: il digital divide di genere. Il tempo assorbito dai compiti di cura e dalla gestione familiare sottrae alle donne spazio prezioso da dedicare alla formazione personale e all’aggiornamento digitale, esacerbandone l’isolamento rispetto alle innovazioni della sanità digitale.

La farmacia come filtro umano contro l’isolamento tecnologico

Nonostante la sanità stia attraversando un forte processo di femminilizzazione (si riscontra una marcata prevalenza del genere femminile sia nella farmacia che nella medicina generale), le donne incontrano ancora profonde barriere strutturali e un marcato divario digitale.

In tale contesto, la farmacia si conferma il presidio sociosanitario più accessibile, inclusivo e “umano” del Servizio Sanitario Nazionale. Il farmacista diventa la figura chiave per supportare e prendere per mano i caregiver – spesso sovraccarichi e disorientati – nell’orientamento tra i nuovi servizi digitali della sanità (Fascicolo Sanitario Elettronico, telefarmacia, prenotazioni…).

Accorciando le distanze burocratiche e offrendo un’interfaccia fisica e fidata, la farmacia garantisce che l’evoluzione tecnologica non si trasformi in una barriera escludente per le fasce più vulnerabili della popolazione. L’AI e gli algoritmi, come confermato dall’81,7% delle donne intervistate dal Censis, non potranno mai scalzare la centralità del fattore umano. La farmacia del futuro sarà dunque digitale nei servizi, ma resterà strettamente umana nella relazione di cura.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here