Il dibattito sulla correlazione tra l’impiego dei farmaci basati sul GLP-1 e il rischio di pancreatite acuta è tornato recentemente alla ribalta, spesso alimentato da discussioni mediatiche piuttosto che da nuove evidenze cliniche. Gli esperti della Società Italiana di Diabetologia – SID sono intervenuti per fare chiarezza, sottolineando come, dopo due decenni di impiego su milioni di pazienti nel mondo, il profilo di sicurezza di queste molecole sia ampiamente consolidato.
«Gli analoghi del GLP-1 sono farmaci molto efficaci, ma come tutti i farmaci possono presentare effetti indesiderati – ha spiegato la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente SID – La pancreatite acuta può essere uno di questi, sebbene si tratti di un evento estremamente raro» Una posizione confermata anche dall’autorità regolatoria britannica (MHRA), che ha recentemente aggiornato i foglietti illustrativi definendo l’evento come “non comune, ma reale”.
Fattori di rischio e segnali d’allarme
Un aspetto fondamentale sottolineato dagli esperti riguarda il profilo del paziente: chi soffre di diabete di tipo 2 o obesità presenta già di base un rischio aumentato di pancreatite. Inoltre, una perdita di peso eccessivamente rapida (oltre 1,5 kg a settimana) può favorire la calcolosi biliare, nota causa di infiammazione pancreatica. Paradossalmente, il trattamento corretto di queste patologie con i GLP-1 può contribuire a una riduzione del rischio complessivo nel lungo periodo.
Il professor Riccardo Bonadonna, presidente eletto SID, ha chiarito che la strategia vincente non è evitare la terapia, ma istruire il paziente al riconoscimento dei sintomi: «Il segnale principale è un dolore forte e persistente allo stomaco, a volte irradiato alla schiena, che non passa o si accompagna a nausea e vomito. In questi casi, è necessario contattare subito il medico per gli accertamenti e l’eventuale sospensione del farmaco».
I consigli della SID per il paziente
Per minimizzare i rischi e facilitare anche il consiglio al banco, la SID ha stilato un vademecum di accorgimenti pratici:
- Gradualità del dosaggio: incrementare le dosi (es. semaglutide o tirzepatide) lentamente per evitare cali ponderali troppo bruschi.
- Nutrizione mirata: privilegiare una dieta povera di grassi animali e fritti per ridurre lo stress pancreatico.
- Idratazione e stile di vita: mantenersi ben idratati e limitare drasticamente il consumo di alcol, che peggiora la tollerabilità dei farmaci.
- Gestione delle comorbidità: prestare particolare attenzione in caso di ipertrigliceridemia o calcolosi biliare preesistente.
- Controindicazioni: l’uso è sconsigliato in chi ha già sofferto di pancreatite cronica o episodi pregressi di pancreatite acuta.
«Il messaggio è chiaro – ha concluso la Professoressa Buzzetti – i farmaci GLP-1 sono sicuri. Con il giusto monitoraggio e l’attenzione ai segnali dell’organismo, la priorità resta proteggere la salute e la serenità dei pazienti che beneficiano di queste terapie».


