I disturbi cefalalgici sono comuni e, sebbene la maggior parte siano episodici, in molti casi sono condizioni che si protraggono per tutta la vita (1). Sono riconosciuti come tra le principali cause di disabilità nel mondo.

Tre – emicrania, cefalea di tipo tensivo (TTH) e cefalea da abuso di farmaci (MOH) – rappresentano quasi tutto il peso attribuito alla cefalea: carico espresso in sofferenza personale, disabilità, compromissione della qualità della vita e costi finanziari, nonché un effetto che si estende oltre coloro che ne sono direttamente colpiti. Le persone più soggette ad emicrania appartengono prevalentemente alle fasce centrali della vita.

Questo comporta, per la disabilità che ne consegue, un importante impatto legato alla malattia in termini di assenze dal lavoro, minore produttività, possibilità ridotta di contatti sociali e limitazione della libertà di programmare le attività del quotidiano e alcune scelte future. L’incidenza è più elevata per il genere femminile, che epidemiologicamente è più colpito.

EMICRANIA CEFALEA DI TIPO TENSIVO CEFALEA A GRAPPOLO
TIPO DI DOLORE Pulsante Gravitativo costrittivo Trafittivo lancinante
DURATA 4 – 72 ore 30 minuti – 7 giorni 15 – 180 minuti
SEDE DEL DOLORE Unilaterale Bilaterale Unilaterale
INTENSITÀ Moderata-severa Lieve-moderata Severa
SINTOMI ASSOCIATI Nausea/vomito Nausea/foto/fonofobia Iniezione congiuntivale, lacrimazione, rinorrea, sudorazione facciale, edema palpebrale
Foto/fonofobia
Tabella 1. Tipologie di cefalea e rispettive caratteristiche.

 

Servizi e programmi educativi


Il bisogno di assistenza sanitaria professionale è definito in relazione al potenziale beneficio. Bisogno e domanda si sovrappongono, ma non sono la stessa cosa: l’uno può esistere senza l’altro. Il bisogno di cure professionali per il mal di testa, definito come sopra (vale a dire, in relazione al potenziale beneficio), diventa domanda solo in coloro che cercano assistenza. D’altra parte, l’assistenza può essere richiesta anche in assenza di bisogno.

Servizi per la cefalea strutturati e supportati da programmi educativi a livello nazionale, integrati nel sistema sanitario di un paese, rappresentano il mezzo per mitigare in modo efficiente, efficace ed equo il peso personale e sociale della cefalea nella massima misura possibile, con le risorse disponibili.

I servizi strutturati per la cefalea riuniscono elementi provenienti dall’assistenza primaria, secondaria, specialistica (terziaria) e, soprattutto, dai servizi farmaceutici, sfruttando anche l’autogestione. Il supporto educativo è un elemento aggiuntivo, fondamentale a tutti i livelli del sistema, che comprende la formazione pubblica su quando e come utilizzare correttamente i servizi.

Farmacista: primo punto di riferimento

Un terzo di coloro che soffrono di emicrania non la considera una malattia e, pertanto, non consulta un medico di base (2). Il farmacista è dunque spesso il primo e unico interlocutore del paziente emicranico (3).

Deve, pertanto, essere in grado di valutarne oggettivamente le esigenze al fine di raccomandare il trattamento sintomatico appropriato e di indirizzarlo a un medico o a uno specialista quando necessario. Avendo ricevuto un’adeguata formazione sulle patologie specifiche, potrebbe assumere un ruolo cardine sia nello screeningpreventivo che nel monitoraggio dell’aderenza terapeutica.

Nello specifico, per la cefalea, il farmacista di comunità potrebbe essere responsabile dell’identificazione di pazienti affetti da emicrania non precedentemente diagnosticati. Si trova, infatti, in una posizione strategica in quanto può monitorare i farmaci assunti dal paziente, siano essi prescritti da un medico o acquistati senza ricetta.

In Tabella 2 sono riportati i potenziali ruoli delle croci verdi come punto di prossimità nella gestione di individui affetti da cefalea.

Per tutti i pazienti Il farmacista ha un ruolo nell’educare i pazienti riguardo alle aspettative realistiche della terapia e nel fornire consulenza specifica sui farmaci per ottimizzare l’aderenza. Può, inoltre, dispensare informazioni sulle opzioni di trattamento non farmacologiche, inclusi l’identificazione e l’evitamento dei fattori scatenanti.
Per pazienti trattati solo con farmaci da banco Il farmacista ha l’opportunità di valutare l’esito della terapia e discutere il possibile utilizzo di un trattamento preventivo con coloro che non ottengono un sollievo accettabile dal mal di testa.
Per pazienti sotto la gestione attiva di un medico Il farmacista può fungere da specialista nell’uso dei farmaci, supportando il medico prescrittore nella selezione della terapia acuta o preventiva più appropriata in base a fattori specifici del paziente, tra cui le comorbilità, l’identificazione degli eventi avversi e la gestione delle problematiche connesse ai medicinali, come le potenziali interazioni farmaco-farmaco. Con una visione unica sia dei farmaci da banco che di quelli prescritti, il farmacista è nella posizione ideale per rilevare l’uso eccessivo di farmaci. Quando lavora in collaborazione con il medico, può anche avere un compito nel controllo dei farmaci, che in relazione all’emicrania potrebbe comportare il coordinamento della riduzione graduale o dell’interruzione dei farmaci acuti, in particolare nei pazienti che presentano cefalea da abuso di medicinali (MOH) o le cui emicranie vengono trattate con oppioidi o barbiturici.
Tabella 2. Potenziali ruoli del farmacista nella gestione del paziente cefalalgico.

 

Una panormica

Nonostante i considerevoli progressi nel campo scientifico e la disponibilità di farmaci innovativi, specifici e selettivi, l’emicrania rimane largamente sottovalutata e sotto-trattata. I farmacisti possono migliorare la qualità della vita correlata alla salute (HR-QoL) dei pazienti con emicrania fornendo una valutazione strutturata e una consulenza in collaborazione con altri professionisti sanitari.

Sono, inoltre, nella posizione ideale per aiutare le persone a comprendere quali risultati aspettarsi dalla terapia preventiva e quanto tenere un diario del mal di testa possa fare la differenza.

È, tuttavia, auspicabile colmare il vuoto normativo esistente: nonostante le evidenze fornite dalle società scientifiche e dalle associazioni di pazienti, le forme più severe di emicrania non sono ancora contemplate nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). È indispensabile promuovere un percorso di sensibilizzazione volto all’inserimento dell’emicrania tra i LEA.

Tale riconoscimento garantirà un accesso tempestivo e appropriato ai trattamenti più efficaci, contribuendo a contenere l’onere economico sul Sistema Sanitario Nazionale (SSN), con un impatto positivo sulla quotidianità dei cittadini.

Emicrania da abuso di farmaci

Tra i soggetti emicranici, l’abuso di farmaci, un comportamento di ricerca di ricompensa, può rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di emicrania quotidiana e cronica (4). Sebbene esistano farmaci realmente efficaci per il trattamento di tale patologia, il loro abuso, sia in termini di frequenza che di durata della terapia, può comportare paradossalmente un peggioramento della situazione, anziché migliorarla.

Questa condizione, chiamata cefalea da abuso di farmaci (MOH), è un problema in crescita, con un’incidenza stimata dell’1-2% nella popolazione generale e fino al 30-50% nei centri specializzati in cefalee. Rilevare i casi di MOH non è semplice poiché la maggior parte dei soggetti emicranici tende a fare affidamento sull’automedicazione con analgesici da banco (OTC) e, nel corso della vita, potrebbe non rivolgersi mai ad un centro specializzato per il dolore o addirittura consultare il proprio medico di famiglia.

I farmacisti di comunità potrebbero, quindi, trovarsi in una posizione strategica per identificare e consigliare gli individui che si automedicano, in particolare per quanto riguarda la prevenzione e la diagnosi precoce dell’abuso di farmaci per prevenire lo sviluppo di MOH. Potrebbero svolgere, inoltre, una funzione chiave, vagliando attraverso semplici test il rischio di obesità tra la popolazione con emicrania cronica, che comporta costi significativi per il sistema sanitario e induce gravi disabilità per il soggetto interessato.

Fonti
https://static.tecnichenuove.it/farmacianews/2025/12/15102828/Fonti-4.pdf

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