Insonnia e ipersonnia sono i disturbi del sonno prevalenti in Italia. Patologie sottostimate, sottovalutate e sottotrattate a fronte di numeri e di implicazioni importati: 13,4 milioni di persone, di cui il 60-70% donne, e 20% di bambini e adolescenti dormono male e in modo disturbato. Di questi solo il 40% riceve una diagnosi e il 21% ha una presa in carico adeguata.

Nonostante la sua rilevanza, soprattutto l’insonnia spesso non viene riconosciuta come disturbo autonomo ed è sottovalutata dai sistemi sanitari, con conseguente carenza di trattamenti e rimborsi adeguati. Una problematica “cara”: circa 14 miliardi di euro, sono le stime più attuali, tra costi diretti (ricoveri, visite mediche, farmaci) e costi indiretti (assenteismo, presenzialismo, incidenti stradali e domestici). Parallelamente l’ipersonnia riguarda anch’essa, come l’insonnia, il 10% della popolazione con pari aggravio sulla qualità della vita e dei sistemi assistenziali.

Clinici, ricerca e farmacia in sinergia possono offrire strumenti di aiuto concreto al paziente con disturbi del sonno. Counseling mirati, farmaci innovatici, interventi non farmacologi nuove tecnologie sono ad oggi gli strumenti di trattamenti efficaci. Occasione per parlarne è oggi, che è la Giornata Mondiale del Sonno.

Insonnia reale o percepita

È la prima importante distinzione da fare che determina anche diversi impatti sulla salute, sulla qualità della vita e sui sistemi assistenziali. Viene definita insonnia “vera”, il disturbo sporadico o cronico, che trova riscontri clinici, misurabili da test specifici, quali la Polisonnografia (PSG) o scale cliniche di valutazione validate, come l’Insomnia Severity Index (ISI), mentre l’insonnia percepita – tecnicamente la misperception insonnia, cioè l’alterata percezione dell’insonnia o l’alterata percezione del sonno – resta a livello di “sensazione” di mancato sonno, riferito dal paziente, tuttavia non oggettivabile.

Insonnia
L’insonnia “vera” è quel disturbo sporadico o cronico che trova riscontri clinici, misurabili da test specifici, quali la Polisonnografia (PSG)

Pertanto, le implicazioni di queste due condizioni sulla salute sono molto differenti: ripercussioni fisiche sull’organismo, anche rilevanti di tipo cardiologico, metabolico, immunitario, neurodegenerativo, nell’insonnia reale, con sonno breve e disturbato, solo conseguenze psicologiche e di benessere soggettive in caso di insonnia percepita.

Le variazioni di genere

L’insonnia ha una prevalenza femminile favorita da diversi fattori: ormonali, psicologici, distribuzione di malattie particolari, carenza di ferro che genera un’altra condizione diffusissima fra le donne, la sindrome delle gambe senza riposo. L’uomo invece è più esposto alla sindrome della Apnee Morfeiche o sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS – Obstructive Sleep Apnea Syndrome), patologia caratterizzata da ripetuti episodi di occlusione delle vie aeree superiori durante il sonno, quindi di frequenti apnee che associano a microrisvegli continui, brevi e inconsapevoli, e a una pericolosa riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue.

L’insonnia ha una prevalenza femminile favorita da fattori ormonali, psicologici, distribuzione di malattie particolari e carenza di ferro
L’insonnia ha una prevalenza femminile favorita da fattori ormonali, psicologici, distribuzione di malattie particolari e carenza di ferro

Le OSAS interessano il 4% della popolazione adulta maschile, specie se obesa, in sovrappeso o con alcune caratteristiche scheletri, con numeri 8 volte superiori a quelli del diabete. Mentre i tassi delle OSAS sono più contenuti nella donna in età fertile protetta dagli ormoni, ma con un rapido innalzamento, fino a toccare i livelli dell’uomo, in menopausa. Diverse le cause dell’insonnia nei giovani, indotta prevalentemente da cattiva igiene del sonno, ritmi sbagliati nel jet lag sociale, abuso di sostanze, e nell’anziano in cui è spesso secondaria a patologie organiche, come anemia, disturbi cardiaci.

Approcci non farmacologici

Il primo intervento indicato soprattutto in disturbi lievi del sonno, compreso l’insonnia attengono all’igiene del sonno, quindi alla buona qualità e quantità del sonno. «In farmacia – dichiara Paolo Levantino, Farmacista clinico, Segretario Nazionale Fenagifar (Federazione Nazionale Associazione Giovani Farmacisti), Past President Agifar Palermo – il paziente con disturbi del sonno può ricevere innanzitutto un supporto educativo e comportamentale, che rappresenta l’intervento più efficace nelle fasi iniziali dell’insonnia. Il paziente va istruito sugli impatti sul sonno che possono essere generati da cattive abitudini: dal fumo, dalla pratica fisica, dalla luminosità degli ambienti ad esempio, dall’inquinamento acustico e così via. Inoltre un ascolto e alcune domande mirate, possono aiutare il farmacista a distinguere un’insonnia acuta e transitoria da una forma che tende a protrarsi, quindi meritevole di altri approcci e attenzione».

Infatti, «la mancata risposta alla terapia, così come la sonnolenza diurna in caso di OSAS – chiarisce Alessandro Oldani, responsabile di Unità Funzionale presso il Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro, di Milano – sono criteri di urgenza per consigliare al paziente di rivolgersi a un centro specialistico del sonno».

Gli approcci terapeutici

I disturbi del sonno sono efficacemente gestibili, curabili, guaribili, previo corretto inquadramento diagnostico, da terapia mirate e funzionali alle caratteristiche del disturbo: frequenza, periodicità, intensità delle manifestazioni. «Il paziente con insonnia, a seconda dei casi, può essere indirizzato a una terapia comportamentale, semplicemente correggendo abitudini sbagliate – prosegue Oldani – o un trattamento psico-comportamentale, in cui pazienti selezionati possono essere avviati anche alla sola Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT-I). Tecnica che consente di modificare pensieri e comportamenti legati al sonno, attraverso strategie comportamentali di igiene del sonno e di controllo dello stimolo, con sedute guidate da terapeuti specializzato, approcci farmacologici, somministrati al bisogno, ma anche a breve-medio o lungo termine».

Rimedi per insonnia
Oltre a un trattamento psico-comportamemtale, possono essere utili anche farmaci come antidepressivi

Farmaci che vanno accuratamente selezionati, in quanto pur appartenendo alle stesse classi farmacologiche, possono agire con principi e meccanismi molto differenti, spaziando dalle vecchie benzodiazepine, il gold standard, ad alcuni antidepressivi, a farmaci nati per altre patologie ma che hanno trovato indicazione di efficacia anche nell’insonnia, a alcuni nuovi farmaci, come l’inibitore dell’Orexina, un neurotrasmettitore prodotto nell’ipotalamo, un ottimo regolare del ciclo sonno-veglia, che si sta dimostrando molto performante nel trattamento dell’insonnia.

Riguardo alle OSAS, l’intervento di prima linea prevede l’impostazione/correzione dello stile di stile di vita e, aggiunge Oldani, «la “normalizzazione” del peso, inoltre fra le opzioni disponibili vi sono la terapia posizionale, cioè l’applicazione di specifici bite per modificare la mandibola, la CIPAP (Pressione Positiva Continua delle Vie Aeree), una specifica terapia respiratoria o farmaci di recente introduzione come i semaglutide derivati che determinano una importante perdita di peso, quindi con un effetto indiretto anche sulle apnee».


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