È recentemente cambiato lo scenario diagnostico-terapeutico nel tumore del rene. In precedenza rilevato alla comparsa di sangue nelle urine, o di una sintomatologia specifica, dolore al fianco e presenza di una massa palpabile, oggi il tumore del rene viene diagnosticato nel 75% dei casi, accidentalmente nel corso di esami di imaging condotti per altra causa.

Questa “casualità” ha favorendo pertanto la diagnosi precoce, approcci più puntuali e conservativi, mentre nuove opportunità sono attese sia in ambito diagnostico che di nuovi farmaci, con rapida introduzione nella pratica clinica. Importante l’impegno condotto dalle farmacie nel guidare e educare il paziente alla conoscenza di questa neoplasia, su cui si riporta l’attenzione oggi, in occasione della Giornata Mondiale del Tumore Rene.

In quest’occasione, è anche decisivo ricordare il ruolo del farmacista, figura di riferimento utilissima nella prevenzione primaria poiché in grado di intervenire sui cosiddetti fattori di rischio modificabili legati alla salute renale.

La diagnosi precoce

Un’ecografia, una TAC, una risonanza, eseguite per approfondimenti diagnostici per altra causa, sopperiscono spesso al ruolo dello screening di diagnosi precoce e di biomarcatori specifici di malattia a cui si sta lavorando, tuttora mancanti, consentendo la diagnosi di una neoplasia del rene in maniera accidentale.

Una modalità accidentale che “premia”, consentendo di rilevare in 3 casi su 4 un tumore del rene, che purtroppo lega a una scarsa prognosi, precocemente, spesso in fase asintomatica, anticipata sulla malattia, potendo intervenire con approcci più conservativi, prima, quindi potenzialmente più efficace. Nei restanti casi, 1 su 4, quando il paziente giunge all’osservazione del clinico con già dei disturbi, potenzialmente la diagnosi è di malattia avanzata.

La modalità accidentale di diagnosi consentendo di rilevare in 3 casi su 4 un tumore del rene
La modalità accidentale di diagnosi consentendo di rilevare in 3 casi su 4 un tumore del rene

«il tumore del rene presenta una particolarità unica – spiega Umberto Capitanio, urologo e group Leader dell’Unità di ricerca sul Tumore del Rene dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – in quanto i sintomi possono manifestarsi o a livello locale, con dolore di tipo colico e sangue nelle urine, o con sintomi che vengono definiti para-neoplastici, che sono indicativi di norma di malattia avanzata o metastatica. Il tumore del rene è in grado infatti di produrre delle molecole che mimano altri fenomeni generali dell’organismo, ad esempio una ipertensione importante, valori del sangue alterati, febbri senza cause apparenti o sindromi generali potenzialmente riferibili ad altre malattie, di cui sono invece responsabili le sostanze prodotte dal tumore del rene. La malattia avanzata rende pertanto più impegnativa la gestione della neoplasia nel suo complesso».

Sentinelle sanitarie

I farmacisti possano contribuire alla sensibilizzazione precoce del tumore del rene sia nella prevenzione dei principali fattori di rischio. «La farmacia è spesso il primo punto di contatto con il sistema sanitario – dichiara Paolo Levantino, Farmacista clinico, Segretario Nazionale Fenagifar (Federazione Nazionale Associazione Giovani Farmacisti), Past President Agifar Palermo – e può intercettare cittadini che potrebbero sottovalutare alcuni segnali, come la presenza di sangue nelle urine. Il farmacista è, inoltre, centrale nella prevenzione primaria, potendo agire sui fattori di rischio modificabili legati alla salute renale, come la pressione arteriosa, l’eccesso di peso e il fumo di sigaretta, che espone i reni a sostanze cancerogene eliminate attraverso le urine».

Il farmacista è, inoltre, centrale nella prevenzione primaria, potendo agire sui fattori di rischio modificabili legati alla salute renale, come la pressione arteriosa, l’eccesso di peso e il fumo di sigaretta
Il farmacista è, inoltre, centrale nella prevenzione primaria, potendo agire sui fattori di rischio modificabili legati alla salute renale, come la pressione arteriosa, l’eccesso di peso e il fumo di sigaretta

In un paziente asintomatico o che presenta i suddetti fattori di rischio (pressione alta, sovrappeso e fumo), in molti casi coesistenti, e spesso comuni a diverse altre patologie, il farmacista potrebbe consigliare un esame di imaging di I livello, da valutare con il medico referente. «In primo luogo – chiarisce Capitanio – un’ecografia dell’addome, affatto invasiva, che consente non solo di escludere il tumore del rene che fortunatamente registra una incidenza totale relativa, ricordando che l’ematuria non è così derimente, poiché tracce di sangue nelle urine possono correlare anche a altre condizioni della parte bassa dell’addome, come un problema alla vescica nella donna o alla vescica e prostata nell’uomo, a quadri infiammatori o a ipertrofia prostatica benigna. Ematuria che, da sola, difficilmente porta una diagnosi precoce di malattia renale».

Le novità diagnostiche attese

Sono in corso diversi studi finalizzati alla ricerca di biomarcatori specifici, ad oggi infatti non esiste un indicatore o una politica di screening che possa impattare sulla diagnosi precoce della malattia. «Ciò che invece è più vicino all’applicazione clinica – prosegue Capitanio – è lo sviluppo di traccianti PET di nuova generazione in grado, rispetto al passato, di caratterizzare meglio le malattie renali consentendo di capire, di fronte a un sospetto di tumore renale o di malattia avanzata, di rilevare eventuali metastasi non evidenziabili con altri strumenti diagnostici standard come la TAC».

Le opzioni terapeutiche

La diagnosi, spesso precoce, ha consentito in molti casi di poter rimuovere solo il tumore preservando il resto del rene, con interventi conservativi, attuati anche per via robotica. A questi si affiancano trattamenti di terapia focale, indicata in pazienti anziani o con altre problematiche di salute, che permette di bruciare con il caldo o di distruggere con il freddo le piccole masse tumorali, quando diagnosticate.

«Inoltre, altra novità importante – sottolinea l’esperto – è rappresentata dalla terapia esterna, cioè la possibilità di effettuare una radioterapia (RT) “ambulatoriale”, con risultati di efficacia come dimostrano gli studi di nuova generazione, erogata tramite le nuove tecnologie e a dosaggi differenti da quelli standard, impiegati in passato e poco impattanti sul tumore del rene».

La novità importante è la possibilità di effettuare una radioterapia, erogata tramite le nuove tecnologie e a dosaggi differenti da quelli standard
La novità importante è la possibilità di effettuare una radioterapia, erogata tramite le nuove tecnologie e a dosaggi differenti da quelli standard

La RT è stata introdotta per casi molto selezionali nelle linee guida da quest’anno, pertanto non è ancora lo standard ma lo diverrà sempre più in un futuro molto prossimo. «La grande innovazione sul fronte farmacologico – conclude Umberto Capitanio – è rappresentata dall’immunoterapia in fase metastatica, in grado di triplicare le aspettative di vita del paziente e migliorare sensibilmente la sua qualità della vita. I farmaci immunoterapici hanno anche il vantaggio di potere essere combinati, sfruttando l’azione sinergica dei due diversi principi attivi e potenziare così l’efficacia terapeutica. In buona sostanza, l’immunoterapia sferra un attacco alla malattia e alle metastasi da più fronti, tramite differenti percorsi terapeutici».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here