Il contrasto al Papillomavirus (HPV) rappresenta una delle sfide più urgenti per la sanità pubblica italiana, ma i dati emersi dal convegno Promuovere la Salute, Educare alla Prevenzione: il Ruolo Condiviso contro l’Hpv” tenutosi il 14 gennaio presso l’Istituto Superiore di Sanità – ISS, delineano un quadro di profonda disinformazione.

Nonostante l’efficacia dimostrata del vaccino nel prevenire oltre 3 mila morti l’anno per tumori correlati, la copertura vaccinale nel nostro Paese resta drammaticamente bassa, attestandosi su una media del 50% tra gli adolescenti, ben lontana dall’obiettivo del 95% fissato per il 2030.

La farmacia come centro di informazione scientifica

In questo scenario, la farmacia territoriale emerge come il “ponte” necessario tra le evidenze scientifiche e una popolazione spesso disorientata. Dall’indagine del progetto europeo Perch – di cui l’ISS è capofila, emerge che 7 genitori su 10 considerano la profilassi inutile e il 40% teme effetti avversi non documentati. Ancora più critico è il dato sull’accesso: il 60% degli intervistati ignora che la vaccinazione sia gratuita e il 70% percepisce difficoltà logistiche nel raggiungere i centri vaccinali.

È qui che il ruolo del farmacista diventa determinante. Grazie alla capillarità e al rapporto di fiducia consolidato con i cittadini, la farmacia può agire sui tre principali “colli di bottiglia”:

  • Educazione alla sicurezza, chiarendo il profilo di tollerabilità del vaccino e rispondendo ai timori infondati sugli effetti collaterali;
  • Chiarimento sulla gratuità, informando le famiglie che la prestazione è a carico del SSN per la popolazione target (11-12 anni);
  • Awareness clinica, ricordando che l’HPV non riguarda solo le donne, ma è causa di gravi patologie neoplastiche anche nel sesso maschile.

Superare le diseguaglianze territoriali

L’intervento del presidente ISS, Rocco Bellantone, ha evidenziato inoltre forti disparità regionali, con coperture che oscillano dal 77% della Lombardia al 23% della Sicilia. Questa frammentarietà richiede uno sforzo congiunto in cui anche la farmacia, presidio di prossimità per eccellenza, deve giocare un ruolo nell’uniformare i messaggi di prevenzione.

«Diseguaglianze culturali e territoriali non possono né devono impedire l’accesso a questo strumento così importante. Pediatri, medici di famiglia, genitori, insegnanti, ginecologi, devono promuovere la vaccinazione perché la prevenzione è un diritto di tutti. È necessario spiegare ai ragazzi che vaccinandosi, proteggono innanzitutto se stessi e che, riducendo la circolazione delle infezioni, proteggono anche gli altri. A loro, e alle loro famiglie, chiediamo di compiere questo atto di responsabilità, che diventa anche, poi, sempre, un atto d’amore» ha sottolineato il Presidente ISS.

I risultati dell’indagine sono stati riassunti anche in un video, presentato nel corso dell’evento, che cerca di dare risposta alle principali perplessità. Per il filmato sono stati intervistati anche alcuni studenti di una scuola media di Roma, che hanno di fatto confermato le principali criticità nell’informazione.

Verso nuovi modelli di prevenzione

L’esperienza pilota condotta nella Asl di Taranto – sempre all’interno del progetto Perch – sotto la supervisione del Dipartimento di Prevenzione della Regione Puglia, ha dimostrato che spostare il punto di erogazione dall’ambulatorio alla scuola incrementa l’adesione vaccinale.

Il vaccino è stato fatto in 29 scuole, e la copertura del ciclo completo negli 11 e 12enni è salita per le ragazze da una media regionale del 57% al 73%, mentre per i maschi, sempre per il ciclo completo, dal 45% al 67,4%.

 

 

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