Nella proposta di farmaci e prodotti per l’automedicazione la farmacia resta centrale. I cittadini cercano il consiglio professionale del farmacista e sono molto prudenti nell’acquisto e nell’uso di farmaci senza prescrizione.

Per capire meglio le dinamiche di questo settore e le abitudini di consumo del pubblico, ne abbiamo parlato con Michele Albero, presidente di Federchimica Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione.

Qual è stato l’andamento dei farmaci di automedicazione nel 2025?
«I dati fino ad ora disponibili restituiscono trend in linea con l’andamento “fisiologico” del mercato, caratterizzato da una flessione dei volumi e da una tenuta dei fatturati piuttosto contenuta. Guardando, infatti, ai numeri relativi al periodo ottobre 2024-settembre 2025 (fonte New Line), i medicinali OTC hanno fatto registrare una flessione delle confezioni dispensate del 4,5%, a fronte di fatturati stabili (+0,1%) rispetto al medesimo periodo del 2024. Questi dati, però, nulla ci dicono dell’ultimo trimestre dell’anno. L’andamento del settore è, sul breve periodo, condizionato da fattori esogeni e, quindi, dalla maggiore o minore incidenza di piccoli disturbi. La prima parte dell’autunno è stata abbastanza mite, ma gli esperti indicano un aumento dei malanni di stagione e, quindi, dell’influenza e delle altre sindromi da raffreddamento. Secondo le previsioni potremmo avere oltre 16 milioni di contagi. Se queste previsioni saranno confermate, certamente questo si rifletterà sul nostro settore, che da sempre sostiene quotidianamente la salute delle persone permettendo di alleviare la sintomatologia in caso di infezioni virali, diffuse nel periodo invernale».

Michele Albero, presidente di Federchimica Assolute

Qual è la quota di mercato del canale farmacia?
«La farmacia fisica continua a essere il canale d’acquisto privilegiato per i farmaci OTC, con una quota di mercato quasi del 90% sia a volumi che a valori».

Quali sono state le categorie di prodotto più vendute nel 2025?
«Nulla sembra cambiato nelle dinamiche di settore dei farmaci di automedicazione. La classe terapeutica più importante resta quella dei farmaci contro le affezioni respiratorie seguita dai gastrointestinali e dagli antidolorifici. Queste tre classi cumulano oltre l’80% delle vendite».

Ritiene che il pubblico abbia una buona consapevolezza nella scelta e nell’uso dei farmaci per l’automedicazione?
«Certamente sì. E non solo ne sono convinto per le dinamiche che ho potuto osservare in tanti anni di esperienza nel settore OTC. Lo certifica anche il Censis, Istituto di ricerca con il quale più volte, negli anni, abbiamo indagato l’evoluzione dell’approccio alla corretta automedicazione in Italia. Nell’ultima ricerca “L’automedicazione al tempo dell’Intelligenza Artificiale e delle fake news”, presentata a Roma a novembre 2025 in occasione del nostro evento istituzionale “Educare alla salute nell’era digitale – Verso una strategia condivisa”, i dati evidenziano chiaramente quanto i farmaci di automedicazione siano parte della quotidianità degli italiani e quanto il loro utilizzo nel tempo abbia favorito la diffusione di una cultura sanitaria basata su responsabilità e consapevolezza. Secondo le rilevazioni del Censis, il modello italiano di automedicazione si fonda su un elevato grado di alfabetizzazione sanitaria. Gli italiani non solo riconoscono l’importanza e l’utilità del foglietto illustrativo, a cui fanno largamente riferimento, ma si muovono con cautela nel panorama informativo, privilegiando il consiglio di medici e farmacisti (86,6% li consulta almeno occasionalmente, in caso di dubbi) e mostrando una propensione spiccata a verificare le informazioni. Proprio medici e farmacisti sono infatti percepiti come pilastri equivalenti: la loro presenza rappresenta una garanzia di affidabilità e “umanizzazione” nel rapporto con il cittadino».

Che ruolo riveste il farmacista di comunità nell’aiutare i cittadini a orientarsi tra le numerose proposte disponibili?
«È fondamentale nell’orientare le persone nel mare magnum dell’offerta di salute oggi disponibile sul banco e nel preservare e rafforzare un approccio responsabile all’uso dei farmaci da banco. Questo vale ancora di più in un’epoca in cui l’informazione sanitaria e farmaceutica è spesso eccessiva e frammentata e quindi non sempre in grado di orientare correttamente i comportamenti. Per altro, i farmaci di automedicazione per la loro stessa natura – sono quegli strumenti terapeutici che innanzitutto il farmacista gestisce e dispensa – permettono di esplicare al meglio il suo ruolo di counseling professionale quando appunto si parla di cura, sintomi e gestione dei malanni più comuni, contribuendo a rafforzare l’incredibile valore sociale e sanitario di un approccio appropriato e consapevole all’automedicazione».

A livello di nuovi prodotti e brand, ci sono state novità significative quest’anno nel settore?
«Il grado di innovatività dei medicinali da banco è, per definizione, più ridotto rispetto ai farmaci etici per quanto concerne i principi attivi impiegati, ed è legato agli switch di farmaci già esistenti. Tuttavia, le aziende del comparto investono costantemente al fine di innovare e rinnovare i farmaci già presenti sul mercato, di ottimizzarne i dosaggi e le forme di somministrazione e, quindi, l’efficacia, riducendone eventuali controindicazioni e interazioni. Quindi, anche quest’anno sono stati immessi sul mercato diversi farmaci il cui principio attivo è in commercio da anni, ma con forme farmaceutiche o associazioni nuove».

Che previsioni avete per il 2026?
«Per quanto concerne i trend, lo dicevamo all’inizio: il settore sul breve periodo è condizionato da fattori esogeni difficilmente controllabili. Sul lungo periodo, invece, il comparto dei farmaci OTC risente della diversa propensione alla spesa out of pocket da parte dei cittadini, con ampie differenziazioni regionali legate alle diverse caratteristiche economiche e socioculturali presenti, soprattutto, nel confronto tra il Nord e il Sud del Paese. In termini di innovazione, invece, soffre della mancanza di un allargamento dell’offerta a nuove aree terapeutiche e a principi attivi non ancora disponibili in Italia come farmaci di automedicazione, a differenza di quanto avviene in altri Paesi europei. Le aziende del settore non rinunceranno, neppure per il 2026, a innovare i medicinali presenti nei loro portafogli al fine di rispondere alla crescente domanda di salute e cura. Come Assosalute continueremo a ribadire quanto l’autonomia crescente delle persone in materia di salute e farmaci vada gestita e supportata, tenendo anche a mente quanto una valorizzazione del settore, oltre a sostenere la salute individuale, possa contribuire a un uso più efficiente delle risorse del Servizio Sanitario. La soluzione a fenomeni di disinformazione o uso scorretto dei medicinali non è limitare l’autonomia dei cittadini né restringere l’offerta, ma sta nel sostenere la cultura della responsabilità, diffondere informazioni certificate e promuovere un uso consapevole delle nuove tecnologie, a sostegno dell’alfabetizzazione sanitaria del Paese».

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