La Sicilia accelera sulla prevenzione oncologica e sceglie la capillarità delle farmacie come leva strategica per invertire il trend negativo delle coperture dello screening del colon-retto.

Il nuovo accordo, siglato lo scorso febbraio tra il Dasoe (Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico) e Federfarma Sicilia, segna un cambio di passo, tra l’altro nel mese dedicato alla prevenzione della patologia: il farmacista non è più solo un dispensatore di kit, ma un vero e proprio “reclutatore” attivo della salute pubblica.

Obiettivo: aumentare le coperture

I dati riportati da Gioacchino Nicolosi, presidente di Federfarma Sicilia, delineano un quadro di urgenza: nel 2025 l’adesione allo screening ha riguardato appena il 18% della popolazione target. Una cifra troppo bassa per garantire un impatto reale sulla riduzione della mortalità.

«L’accordo ci responsabilizza su due fronti – ha dichiarato Nicolosi – da un lato la distribuzione capillare dei kit, dall’altro l’impegno attivo dei colleghi nel proporre il test ai cittadini, sollecitandoli alla cultura della diagnosi precoce».

La farmacia come filtro del SSN

La validità dell’iniziativa risiede nella capacità della farmacia di agire come presidio di prossimità. Per il cittadino, accedere allo screening diventa un gesto semplice, immediato e privo delle barriere burocratiche o logistiche delle strutture centralizzate.

Secondo Giacomo Scalzo, Dirigente Generale del Dasoe, questa capillarità è la chiave per un funzionamento ottimale del Servizio Sanitario Regionale in quanto garantisce rapidità, con un accesso immediato al test senza lunghe attese, contribuisce a ridurre il carico sulle strutture sanitarie, lasciando spazio alle attività mediche più complesse e contribuisce, al contempo, ad aumentare la base di pazienti monitorati grazie al rapporto di fiducia tra farmacista e cittadino.

Verso la Farmacia dei Servizi

L’intesa siciliana conferma una tendenza nazionale: la farmacia si consolida come primo avamposto di sanità pubblica. Il coinvolgimento diretto nella diagnosi precoce oncologica non solo valorizza il ruolo clinico del farmacista, ma rappresenta un modello di efficienza organizzativa necessario per la sostenibilità del sistema sanitario regionale.

 

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