Il grande valore delle farmacie rurali per i cittadini e per il Sistema sanitario nazionale è sempre più riconosciuto dalle istituzioni, che negli ultimi anni stanno destinando al settore diversi incentivi e agevolazioni economiche. Interventi che hanno reso possibile la sussistenza di molte farmacie e l’acquisto di dotazioni tecnologiche e strumenti per erogare i servizi più richiesti. Ce ne parla in questa intervista Gianni Petrosillo, presidente del Sunifar, il Sindacato unitario dei farmacisti rurali, che fa parte di Federfarma.
Quante sono attualmente in Italia le farmacie rurali e in quali zone sono più concentrate?
«Dall’ultima rilevazione, risultano circa 7.200 farmacie rurali. In termini assoluti, andiamo dalle 38 farmacie rurali della Valle D’Aosta, alle circa 1.000 della Lombardia. Tuttavia, riguardo alla distribuzione, occorre fare riferimento ad altri parametri. Ad esempio, nelle regioni ad alta densità abitativa, come la stessa Lombardia, la Campania e il Lazio, il rapporto tra popolazione e farmacie rurali va, rispettivamente, da 10 mila a 14.700 abitanti per farmacia, mentre, nelle regioni a bassa densità abitativa, come Molise, Calabria e Abruzzo, si registrano da 2.300 a 4.400 abitanti per farmacia rurale. A questa dimensione, poi, si sovrappone quella del differente sviluppo urbanistico di ogni regione, come succede ad esempio nella Regione Puglia che, pur essendo al sesto posto nella classifica regionale per densità di popolazione, è la regione che ha il rapporto più alto tra popolazione e farmacie per la scarsa presenza di piccoli comuni (abbiamo una media regionale di 24mila abitanti per farmacia)».
Negli ultimi anni sono stati diversi gli incentivi economici a sostegno di queste farmacie. Quali esiti hanno avuto?
«Prima ancora del PNRR, c’è stata una speciale attenzione per le farmacie rurali. Ricordiamo come con il nuovo metodo di remunerazione per l’erogazione dei farmaci in regime SSN sono stati applicati incrementi di margine in misura maggiore proprio alle farmacie rurali, oltre a quelle con bassissimo fatturato. Questo per dare loro un supporto in un settore che nel tempo le ha progressivamente indebolite. Ricordo che l’obiettivo delle risorse del PNRR dedicate alle rurali è quello di renderle maggiormente efficienti nell’attività di affiancamento al SSN nelle aree più disagiate e lontane dalle strutture sanitarie. Una necessità resasi particolarmente evidente nella crisi pandemica, ma poi confermata rispetto a sopraggiunte criticità di sistema, come le liste d’attesa. Così, con il primo bando, tra sussidiate e non, sono state finanziate circa 1.500 farmacie per un importo che si aggira sui 43 milioni di euro. Del secondo bando non abbiamo ancora i dati, ma ci sono già segnali che confermerebbero una partecipazione simile a quella del primo. Dal riscontro che abbiamo dai territori, possiamo ormai sostenere che l’iniziativa è stata vincente, perché ha permesso anche alle farmacie più deboli – quelle per altro operanti nelle aree in cui il cittadino ha maggior bisogno – di partecipare al processo di rafforzamento, con adeguamenti strutturali e tecnologici, per assicurare anch’esse le risposte adeguate alla crescente domanda di servizio. Per quanto riguarda gli strumenti della nuova convenzione che porteranno aiuto alle piccole farmacie, è ancora troppo presto per fare un bilancio e sarà interessante monitorare il processo dell’applicazione sia del contributo di solidarietà che va alle piccole farmacie con fatturato totale inferiore a 300.000 euro, sia dei nuovi criteri per l’assegnazione dell’indennità di residenza che permetteranno finalmente un minimo di omogeneità a livello nazionale».
Ci sono state complicazioni nell’ottenere i fondi?
«La procedura, che immagino simile a tutti i bandi per l’assegnazione di queste risorse, presenta una certa complessità insita nella necessità dell’amministrazione pubblica di avere un adeguato livello di controllo e di garanzie nell’erogazione di fondi pubblici. Tra primo e secondo avviso, vi è stato poi un passaggio di consegne tra l’Agenzia per la Coesione Territoriale e la Struttura di Missione del PNRR. Nonostante ciò, non è mai venuta meno l’assistenza alle farmacie. Federfarma ha fatto la sua parte ed è ancora oggi impegnata nel mettere a disposizione apposito personale di appoggio al territorio e nel fornire le polizze fideiussorie tramite la società Federfarma insurance broker (Fib). Per altro, non è mancata neppure la collaborazione da parte di FOFI, tramite le proprie emanazioni come la Società di servizi Proservice, per un’assistenza diretta, e la fondazione Cannavò, per la formazione richiesta dal Bando come requisito obbligatorio».
Quali sono gli ambiti ai quali sono stati maggiormente destinati i finanziamenti?
«Gli ambiti più seguiti sono stati: l’“Ottimizzazione dell’efficace dispensazione del farmaco” e la “Prestazione di servizi di primo e secondo livello, operabile anche nell’ambito di assistenza domiciliare e telemedicina”. Con il primo dei due, le farmacie hanno veramente rinnovato e potenziato la farmacia dal punto di vista tecnologico, tra nuovo hardware, macchine per la conservazione dei farmaci a temperatura controllata e l’automazione di magazzino, con il secondo, hanno potuto creare vere e proprie aree per servizi, attrezzate e dotate dei più adeguati dispositivi per analisi ematochimiche e di telecardiologia».
Quali sono i servizi e le prestazioni più erogate?
«La telecardiologia è sicuramente tra le prestazioni più erogate dalle farmacie rurali, perché danno una risposta immediata nelle aree più lontane dalle strutture sanitarie. Le news di Federfarma sono ricche di casi salvavita e, in particolare, il Sunifar si occupa periodicamente di portare alla luce storie di farmacie rurali piccole e piccolissime, ma eccellenti, pur nel disagio operativo e in un contesto spesso antieconomico. Con orgoglio, posso dire che a spingere in questa direzione i colleghi rurali è l’effetto “missione”, tutt’altro che raro».
Su cosa sarete focalizzati, come Sunifar, nel 2026?
«Questa domanda mi offre l’occasione per spiegare il ruolo del Sunifar che non deve essere pensato come organo isolato rispetto alle attività della Federfarma, ma piuttosto come parte integrante del Consiglio di Presidenza e, come tale, partecipe dei programmi, delle scelte e delle attività della stessa Federfarma. Vi è, quindi, una condivisione che assorbe e impegna il Sunifar in modo non indifferente. Accanto a tutto ciò, ovviamente, esiste una dimensione autonoma del Sunifar per tutte le problematiche rurali, sia per l’ordinaria amministrazione, sia per i progetti “speciali”. Tra questi ultimi, nel 2026, il Sunifar sarà impegnato nell’attività di monitoraggio e assistenza al territorio nell’applicazione dei sussidi previsti dalla nuova Convenzione: dalla grande opportunità offerta dalle riforme regionali che interverranno nell’individuazione dell’indennità di residenza secondo nuovi criteri, agli accordi regionali per l’assegnazione del contributo di solidarietà. Si dovrà poi garantire il supporto al territorio in occasione dell’imminente apertura della fase di rendicontazione del secondo bando PNRR. Servirà anche monitorare la distribuzione gratuita alle farmacie rurali e delle Postazioni Agenas, nonché il loro utilizzo per prestazioni di telemedicina. Ancora, si dovrà chiedere di esser auditi nell’ambito dell’elaborazione del decreto attuativo relativo alla ricetta per cronici, valevole fino ad un anno. C’è dell’altro, ma non è ancora il momento di parlarne».

Farmacia tra i servizi più accessibili
Servizi di pubblica utilità che le famiglie italiane ritengono maggiormente difficili da raggiungere – Valore %
| Pronto soccorso | 50,40% |
| Uffici comunali | 30,00% |
| Polizia e Carabinieri | 29,70% |
| Supermercati | 24,50% |
| Negozi di generi alimentari | 20,20% |
| Ufficio postale | 19,40% |


