La correlazione tra l’inquinamento dell’aria e le malattie cardiovascolari è da tempo oggetto di studio tanto che l’Alleanza italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari e il Ministero della Salute hanno prodotto un documento specifico.

«Negli ultimi decenni è stato gradualmente confermato il ruolo importante ed emergente dell’inquinamento dell’aria nello sviluppo e nella progressione delle malattie cardiovascolari – afferma Paolo Magni, professore associato di Patologia Generale, Università degli Studi di Milano; Fondazione Italiana per il Cuore – Italian Heart Foundation, membro del Gruppo di lavoro che ha stilato i risultati disponibili fino a oggi – La tossicologia dell’ambiente non può prevedere studi di intervento ma deve basarsi su studi epidemiologici di popolazione davvero ampi poiché, per ottenere risultati solidi, sono necessari numeri molto grandi. Il dato che ne deriva è di tipo osservazionale e legato alle rilevazioni delle centraline fisse posizionate in diversi luoghi, che misurano il particolato fine e alcuni altri inquinanti».

L’attività umana

Le particelle e i gas che possono raggiungere concentrazioni dannose per l’uomo sia al chiuso che all’aperto provengono sia da fonti naturali sia antropiche. L’inquinamento atmosferico a cui si fa riferimento oggi è soprattutto quello derivante dall’attività umana a partire dalla rivoluzione industriale della metà del 1800. L’impatto sulla salute è crescente e sempre più multifattoriale. Il traffico veicolare (auto, veicoli commerciali, aerei…), il riscaldamento domestico e le attività industriali sono tra le principali fonti di inquinamento antropico dell’aria.

Tra i meccanismi coinvolti, lo stress ossidativo con la formazione di radicali liberi dell’ossigeno è ai primi posti. La quantità prodotta supera le capacità intrinseche di neutralizzazione da parte delle cellule dell’organismo. Ne consegue un danno alle macromolecole, come i lipidi delle membrane cellulari, che diventano più rigide, le proteine e gli acidi nucleici, in particolare il DNA.

L’inquinamento atmosferico a cui si fa riferimento oggi è soprattutto quello derivante dall’attività umana: traffico veicolare, riscaldamento domestico e attività industriali
L’inquinamento atmosferico a cui si fa riferimento oggi è soprattutto quello derivante dall’attività umana: traffico veicolare, riscaldamento domestico e attività industriali

«Le disfunzioni da stress ossidativo includono la comparsa di ipertensione, dislipidemie, resistenza all’insulina e danni all’endotelio arterioso, che è delicatissimo e molto sensibile alle sostanze veicolate dal sangue. Altri meccanismi biologici nocivi individuati sono l’induzione di infiammazione, le alterazioni del sistema nervoso autonomo e del sistema endocrino» aggiunge l’esperto.

Le stime indicano che oltre l’80% della popolazione mondiale viva in aree urbane con concentrazioni atmosferiche di sostanze inquinanti che superano le soglie suggerite dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Le regolamentazioni sono diverse nelle varie nazioni e talvolta anche a livello locale. «Le soglie sono puramente indicative e prudenziali, ma non esiste la garanzia che una concentrazione sotto la soglia di legge azzeri il rischio, specialmente per esposizioni prolungate» precisa Magni.

Servono, quindi, campagne di informazione e di sensibilizzazione affinché la popolazione conosca bene i rischi e possa limitare al massimo l’esposizione agli inquinanti ambientali adottando comportamenti idonei. Per esempio, svolgere attività sportiva come corsa o jogging per le vie della città in presenza di forte inquinamento potrebbe essere più nocivo che benefico.

Ruolo del farmacista

Anche il farmacista può giocare un ruolo importante comunicando questo tipo di rischio ai cittadini con i quali entra in contatto ogni giorno. «Una maggiore consapevolezza può mettere il singolo in grado di attuare una serie di accorgimenti per diminuire il più possibile la propria esposizione agli inquinanti».

Una maggiore consapevolezza a cui può contribuire il farmacista, può mettere il singolo individuo in grado di attuare una serie di accorgimenti per diminuire il più possibile la propria esposizione agli inquinanti
Una maggiore consapevolezza a cui può contribuire il farmacista, può mettere il singolo individuo in grado di attuare una serie di accorgimenti per diminuire il più possibile la propria esposizione agli inquinanti

Per migliorare la situazione negli ambienti chiusi occorre fare attenzione ai sistemi di combustione (inclusi i più “naturali” come caminetti e stufe a pellet), al fumo di tabacco e ai materiali da costruzione e arredamento (alcuni rilasciano sostanze nocive). Le case e i luoghi di lavoro andrebbero curati dal punto di vista energetico e di manutenzione, cambiando il filtro ai condizionatori e operando periodicamente una pulizia completa e profonda dei condotti di areazione.

«Ognuno di noi dovrebbe adottare in prima persona delle buone pratiche ecologicamente compatibili in tutti gli ambiti della vita che richiedono consumo energetico in modo da diminuire la richiesta e l’inquinamento che deriva dalla produzione di energia. Occorre introdurre nella cultura italiana un criterio di riduzione degli sprechi limitando il consumo di tutto ciò che non serve. Si tratta di abituarsi a utilizzare il buon senso, senza per questo essere tacciati di pauperismo» raccomanda il professor Magni.

Per approfondire:

Fonti bibliografiche

  • de Bont J, et al. “Ambient air pollution and cardiovascular diseases: An umbrella review of systematic reviews and meta-analyses”. J Intern Med. 2022;291(6):779-800.
  • Rajagopalan S, Landrigan PJ. “Pollution and the Heart”. N Engl J Med. 2021;385(20):1881-1892.
  • Belfiore A, Portincasa P, Di Ciaula A. “Inquinamento atmosferico, aterosclerosi e rischio cardiovascolare. Air pollution, atherosclerosis and cardiovascular risk” Giornale Italiano dell’Arteriosclerosi 2023; 14 (2): 29-41

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