Il mercato degli integratori in Europa ha visto una crescita del +10% a valore rispetto al 2024 e un incremento delle vendite online, maggiore in Paesi come la Germania e minore in Italia, dove i cittadini preferiscono ancora il canale fisico.
È quanto emerge dall’indagine IQVIA appena presentata all’assemblea annuale di Integratori & Salute, la realtà nazionale più rappresentativa del comparto degli integratori alimentari, che conta circa 200 aziende nazionali e multinazionali su tutto il territorio italiano ed è parte di Unione Italiana Food, aderente al sistema Confindustria. L’aumento del valore non corrisponde a un pari aumento in volume di pezzi venduti anche a causa di una normativa che penalizza la competitività delle aziende e l’innovazione, soprattutto in confronto ai Paesi extra europei.
Il presidente Germano Scarpa ha aperto i lavori sottolineando con vigore la necessità di un’armonizzazione europea delle normative in materia di integratori poiché la frammentazione in essere rappresenta un forte freno per le aziende che investono in alta qualità, come quelle italiane.
«Le maggiori difficoltà che incontriamo oggi a livello europeo derivano dall’assenza di una normativa specifica per gli integratori. Le norme di riferimento per il nostro comparto sono infatti quelle che disciplinano gli alimenti e pongono diversi limiti all’innovazione del settore – precisa Scarpa -. In Paesi extra-europei, come ad esempio gli Stati Uniti, le imprese godono di maggior elasticità nel fare ricerca e nella possibilità di introdurre non tanto nuovi nutrienti, ma almeno di modificare i dosaggi in uso di quelli noti, trovando nuove funzionalità metaboliche».

Per continuare: «In Europa abbiamo ricercatori che effettuano studi scientifici sui nutrienti, mettendo spesso in luce nuove possibilità di health claim, ma poi si bloccano perché a livello normativo non riescono ad andare avanti. Oltreoceano, invece, nel momento in cui viene dimostrato scientificamente l’effetto metabolico di un nutriente, questo può comparire nell’etichetta dei prodotti».
Crescono in Europa le vendite di integratori per la bellezza e per i bisogni funzionali
Dall’indagine IQVIA è emerso che le tipologie più vendute a livello europeo sono rappresentate da integratori vitaminici e minerali (34,5% del valore) seguite dagli integratori per l’apparato gastro-intestinale (19,2%). Subito dopo si collocano i prodotti per combattere tosse e raffreddore (8,1%), per il benessere dell’apparato urinario e riproduttivo (6,9%), tonici e stimolanti (6,8%) e gli integratori che sostengono calma, sonno e umore (6,2%)
I maggiori trend di crescita riguardano principalmente gli integratori per la bellezza (+13%), quelli relativi all’apparato urinario e riproduttivo (11%) e quelli che aiutano a contrastare il dolore (11%).
Per quanto riguarda, invece, l’innovazione, l’indagine ha messo in evidenza come il settore si stia muovendo verso direzioni ben precise come la ricerca, che porta avanti nuove evidenze scientifiche, l’evoluzione di formati e nuove tecnologie di prodotto e l’integrazione di servizi e soluzioni digital health.

In Europa cresce il peso di categorie il cui utilizzo è guidato da un professionista della salute, in prima linea il medico o il farmacista (Health Care Professional, HCP), come apparato urinario, salute femminile, probiotici, stress/sonno. Queste due figure sono in grado di influenzare in modo determinante la scelta.
Gilda Sala, Principal & Consulting Lead Consumer Health IQVIA, afferma che «a credibilità scientifica diventerà sempre più un fattore fondamentale di distinzione. Brand con studi clinici solidi, claim approvati e supporto HCP emergeranno come partner preferenziali in farmacia e nella raccomandazione medica».
In Europa, oltre il 60% delle aziende di integratori ha già investito in digitalizzazione e l’online vale in media il 25% delle vendite di questi prodotti, ma i livelli di penetrazione sono molto eterogenei nei diversi mercati europei. In Italia il peso delle e–pharmacy è ancora basso – pari all’8% del valore delle vendite – a conferma dell’importanza dei consigli forniti dai farmacisti, attraverso il canale fisico. Al contrario, l’online incide maggiormente in altri Paesi Europei come la Germania, seguita da Repubblica Ceca, Russia e Slovacchia.


