Il microbiota intestinale è oggi riconosciuto come un vero organo metabolico, capace di modulare infiammazione, metabolismo glucidico, risposta immunitaria e perfino l’efficacia di alcuni farmaci. Negli ultimi anni l’attenzione della ricerca si è spostata sempre più sull’interazione tra fitoterapici e microbiota intestinale, rivoluzionando di fatto ciò che sappiamo su quelli che sono i meccanismi d’azione delle piante medicinali.
Implicazioni sistemiche
Una parte significativa dei composti vegetali presenta una biodisponibilità orale limitata; ciò significa che una quota rilevante raggiunge il colon pressoché intatta, diventando substrato per la comunità microbica. Attraverso questa trasformazione, i principi attivi possono generare metaboliti secondari dotati di attività più intense o differenti rispetto alla molecola originaria.
Il rapporto, però, è bidirezionale: anche molte molecole vegetali influenzano direttamente la vitalità e l’equilibrio del microbiota, contribuendo al mantenimento di una flora eubiotica. Il metabolismo di fibre e composti vegetali porta, tra l’altro, alla produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) come acetato, propionato e butirrato, fondamentali per la salute intestinale e sistemica (Hu et al., 2024).
Fra questi, il butirrato riveste un ruolo centrale: rappresenta la principale fonte energetica dei colonociti, rinforza la barriera intestinale, riduce la produzione di citochine pro-infiammatorie e favorisce la secrezione di GLP-1 con effetti positivi sulla sensibilità insulinica. Non sorprende che numerosi studi colleghino la qualità del microbiota a condizioni patologiche come malattie metaboliche, infiammatorie, cardiorespiratorie e neurodegenerative, oltre che a disturbi dell’umore.
Polifenoli e flavonoidi
Tra i fitocomposti più studiati come modulatori del microbiota ne spiccano vari. Vediamoli insieme. La meta-analisi di González-Gómez et al. (2025), condotta su soggetti sovrappeso, indica che un’alimentazione ricca di polifenoli:
• aumenta la popolazione di Bifidobacterium spp. e Lactobacillus spp.;
• incrementa la produzione di SCFA;
• riduce marker infiammatori come CRP e TNF-α;
• diminuisce la presenza di patobionti quali Enterobacteriaceae.
Catechine del tè verde, antocianine dei frutti rossi e proantocianidine del cacao mostrano un duplice meccanismo: effetto prebiotico sui ceppi benefici e attività antimicrobica selettiva verso specie batteriche pro-infiammatorie (Pan et al., 2023). La capacità individuale di convertire i polifenoli in metaboliti bioattivi dipende dal “metabotipo”, una sorta di impronta metabolica personale e stabile nel tempo (Hu et al., 2024).
Gli oli essenziali
Gli oli essenziali – in particolare carvacrolo, timolo, cinnamaldeide e vari terpeni – possiedono attività antimicrobica documentata e possono modulare il microbiota intestinale. Una revisione sistematica ha evidenziato che diversi componenti degli OE influenzano infiammazione, equilibrio microbico e vie di segnalazione correlate alla barriera intestinale (Gopalsamy, 2025).
Nonostante il potenziale degli OE, è necessario ricordare che gran parte delle evidenze deriva da studi su modelli animali. La dose, la formulazione e la veicolazione giocano un ruolo determinante, così come la necessità di evitare effetti tossici o riduzioni eccessive dei batteri benefici. Gli effetti a lungo termine sull’uomo restano, ad oggi, non completamente chiariti.
Curcumina
La curcumina, scarsamente assorbita ma intensamente metabolizzata dai batteri intestinali, favorisce la crescita di batteri butirrogeni. Un RCT (studio controllato randomizzato) (Mansouri et al., 2025) ha mostrato che 500 mg/die per 8 settimane aumentano significativamente la produzione di butirrato con:
• rafforzamento della barriera intestinale;
• riduzione dell’infiammazione sistemica lieve;
• miglioramento della sensibilità insulinica.
Questo aiuta a spiegare perché la curcumina, nonostante la bassa presenza plasmatica, possa esercitare effetti clinici consistenti: gran parte dell’azione deriva dal dialogo con il microbiota e dalla formazione di metaboliti più biodisponibili (Zhu et al., 2024).
Effetti sul metabolismo del glucosio
Gli SCFA, in particolare il butirrato, sono mediatori fondamentali nel controllo glicemico.
In particolare, il butirrato:
- aumenta GLP-1 e PYY,
- migliora la sensibilità insulinica,
- riduce l’endotossinemia metabolica,
- modula il metabolismo epatico del glucosio.
Interventi con polifenoli (frutti rossi, cacao, tè verde) hanno mostrato riduzioni della glicemia a digiuno e miglioramenti dell’HOMA-IR (esame che valuta la resistenza all’insulina e la funzione delle cellule del pancreas) proprio grazie alla maggiore produzione di SCFA e alla riduzione dell’infiammazione (González-Gómez et al., 2025).
Analogamente, la curcumina ha mostrato effetti sulla glicemia grazie alla modulazione dei batteri produttori di butirrato (Mansouri et al., 2025; Servida et al., 2024
Altre piante ad azione microbiota-modulante
La letteratura evidenzia numerosi estratti vegetali capaci di modulare la composizione microbica o la produzione di metaboliti batterici. Tra quelli maggiormente studiati:
- Melograno — Il succo favorisce batteri produttori di SCFA e riduce ceppi pro-infiammatori grazie agli ellagitannini.
- Carciofo e cicoria (inulina) — Le inuline hanno dimostrato un marcato effetto bifidogenico.
- Ginseng (ginsenosidi) — I ginsenosidi vengono trasformati dal microbiota e, a loro volta, ne modulano la composizione, aumentando Bifidobacterium, Lactobacillus e Bacteroides.
Evidenze cliniche e studi prospettici
- Polifenoli: la meta-analisi di Gonzalez-Gomez et al. (2025) mostra un incremento significativo di butirrato (SMD 0,57) e acetato (SMD 0,42), confermando l’effetto prebiotico.
- Curcumina: in uno studio RCT su 102 uomini, 812 mg/die per 7 settimane hanno aumentato i batteri butirrogeni e la relativa abbondanza di Bifidobacterium (Hu et al., 2025).
- Melagrana: un RCT su 186 soggetti, con punicalagina 250 mg/die, ha evidenziato un aumento del propionato (162%) e dell’acetato (38%), oltre che della produzione di urolitine, metaboliti dotati di spiccata attività antinfiammatoria e protettiva (Sivamani et al., 2024).
Il ruolo del farmacista
Il farmacista riveste un ruolo centrale nel supportare il paziente che desidera mantenere o recuperare un microbiota in buona salute. Grazie alla conoscenza dei ceppi probiotici e degli estratti vegetali, può:
- valutare la qualità e l’adeguatezza dell’estratto (standardizzazione, biodisponibilità, forma tecnologica);
- integrare in modo sinergico probiotici e fitoterapici, evitando sovrapposizioni o interventi ridondanti;
- educare il paziente sulla durata ottimale del trattamento, generalmente non inferiore a 6–8 settimane;
- identificare i soggetti più responsivi, come chi presenta disbiosi lieve, infiammazione cronica o resistenza insulinica;
- monitorare le possibili interazioni tra farmaci e microbiota, un aspetto spesso sottovalutato.
Con competenze aggiornate e un approccio personalizzato, il farmacista può orientare il paziente verso scelte consapevoli e realmente efficaci, valorizzando il potenziale terapeutico delle piante medicinali secondo le più recenti evidenze scientifiche.
Bibliografia
- Hu J, Robin Mesnage, Kieran Tuohy, Christian Heiss and Ana Rodriguez-Mateos. (Poly)phenol-related gut metabotypes and human health: an update. Food Funct. 2024; 15, 2814-2835.
- González-Gómez Á, Cantone M, García-Muñoz AM, Victoria-Montesinos D, Lucas-Abellán C, Serrano-Martínez A, Muñoz-Morillas AM, Morillas-Ruiz JM. Effect of polyphenol-rich interventions on gut microbiota and inflammatory or oxidative stress markers in adults who are overweight or obese: a systematic review and meta-analysis. Nutrients. 2025;17(15):2468.
- Pan L, Yu H, Pan X, et al. Effects of several flavonoids on human gut microbiota and its gas and SCFA production in in vitro fermentation. Front Microbiol. 2023;14:1092729.
- Gopalsamy RG, Antony PJ, Athesh K, Hillary VE, Montalvão M, Hariharan G, Santana LA, Borges LP, Gurgel RQ. Dietary essential oil components: A systematic review of preclinical studies on the management of gastrointestinal diseases. 2025;140:156630.
- Mansouri R, Mousavi SN, Shokri R, Afshar D, Shapouri R. Curcumin supplementation increases butyrogenic bacteria in the gut of obese individuals following a weight-loss diet: A randomized controlled trial. J Funct Foods. 2025;135:107055.
- Zhu J, He L. The modulatory effects of curcumin on the gut microbiota: a potential strategy for disease treatment and health promotion. Microorganisms. 2024;12(4):642.
- Hu J, Lang H, Fan D, Wen T, Shi J, Xiao C, Li Y, Kang C, Shi P, Shen L, Lin N. Curcumin supplementation accelerates high-altitude acclimatization, prevents polycythemia and modulates gut microbiota in male Han population: a randomized controlled trial. Front Nutr. 2025;12:1572376.
- Sivamani, R. K.; Chakkalakal, M.; Pan, A.; Nadora, D.; Min, M.; Dumont, A.; Burney, W. A.; Chambers, C. J. Prospective Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Study of a Standardized Oral Pomegranate Extract on the Gut Microbiome and Short-Chain Fatty Acids. Foods, 2024, 13(1), 15.
- Servida S, Piontini A, Gori F, Tomaino L, Moroncini G, De Gennaro Colonna V, La Vecchia C, Vigna L. Curcumin and gut microbiota: a narrative overview with focus on glycemic control. International Journal of Molecular Sciences. 2024;25(14):7710.


