Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), l’ipertensione è responsabile nel mondo di oltre 10 milioni di morti all’anno, che potrebbero essere evitati. Un adulto su tre soffre di questa patologia, ma quattro pazienti su cinque non sono adeguatamente trattati. Ciò significa che il problema non è solo l’ipertensione non diagnosticata, ma il notevole numero di pazienti che, nonostante la prescrizione di una terapia, non raggiungono il target terapeutico auspicato.
I motivi possono essere diversi e il farmacista può offrire ai pazienti un importante supporto. A volte non viene eseguito il monitoraggio o viene effettuato male, altre si verificano problemi nell’aderenza terapeutica o ci sono interazioni con altri farmaci. Ci sono poi casi in cui la terapia iniziale non ha più efficacia perché sono intervenute cattive abitudini nello stile di vita del paziente.
Questi fattori protraendosi senza controllo, lasciano i parametri pressori elevati, in genere nell’inconsapevolezza del paziente stesso, che può andare incontro a seri rischi per la salute.
Una guida per il farmacista
Consapevole del contributo fondamentale che può offrire il farmacista in questi casi, l’International Pharmaceutical Federation (Fip) ha pubblicato una guida intitolata “Supporting pharmacists with uncontrolled hypertension care”. Il testo è uno strumento per definire un modello di assistenza sostenibile e resiliente in cui i farmacisti agiscono come partner a lungo termine nella gestione dell’ipertensione non controllata.
La Fip ritiene infatti che i farmacisti possano avere un ruolo importante sia nell’identificare nuovi casi e indirizzare tempestivamente i pazienti alle cure, sia nello stabilire una collaborazione attiva con i soggetti affetti da ipertensione non controllata per stabilizzare la pressione sanguigna, migliorare i risultati e rafforzare l’assistenza territoriale.
Riconoscere le cause
Per l’Oms, sono più di 1,4 miliardi gli adulti nel mondo che convivono con l’ipertensione, ma solo uno su cinque la tiene sotto controllo. Una condizione che, nel lungo periodo, può portare danni al cuore, al cervello, ai reni e ai vasi sanguigni, causando infarto, ictus, insufficienza renale e perdita della vista. Il primo passo per riportare la pressione ai valori ottimali è capire perché, nonostante la prescrizione di una terapia, l’ipertensione persiste.
Il farmacista, in questi casi, può affiancare il paziente alla ricerca di tutte le possibili cause: errori terapeutici, abitudini negative sottovalutate e inconsapevoli, aumento di peso corporeo, controlli irregolari, difetti di misurazione o comorbilità. Sottoporre il paziente a un questionario servirà a individuare le cause, facendo un quadro della situazione per poi correggere le problematiche che impediscono di tenere sotto controllo la pressione.
Aderenza terapeutica e interazioni
Uno degli ambiti in cui il farmacista può contribuire con la sua competenza specifica è l’aderenza terapeutica. Questa può essere irregolare per tanti motivi, che vanno dalle difficoltà di accesso ai medicinali al loro costo, dagli effetti collaterali alla dimenticanza di assumere i farmaci, dalla scarsa motivazione del paziente fino alla sua inconsapevolezza dell’importanza della terapia.
Un altro fondamentale fattore da considerare è l’interazione dei farmaci antipertensivi con altre categorie farmacologiche che possono influenzare i livelli pressori. Il farmacista deve quindi chiedere al paziente quali altri medicinali sta assumendo o ha assunto saltuariamente prima della misurazione della pressione.
Alcuni farmaci e sostanze possono infatti aumentare la pressione sanguigna o ridurre l’efficacia dei trattamenti antipertensivi. Il loro impatto varia da individuo a individuo, ma gli effetti maggiori si osservano negli anziani, nei soggetti con pressione basale elevata in terapia antipertensiva o con malattie renali.
Come intervenire
Alcuni pazienti con ipertensione potrebbero sperimentare sintomi come forti mal di testa, dolore al petto, vertigini o stordimento, difficoltà respiratorie, nausea e/o vomito, visione offuscata o altri cambiamenti della vista, ansia, confusione, ronzio nelle orecchie, sanguinamento dal naso, ritmo cardiaco anomalo.
In presenza questi sintomi, il farmacista deve ipotizzare la possibilità di pressione elevata e proporre al paziente di misurarla, ricordandogli che un monitoraggio regolare è essenziale, poiché l’ipertensione è spesso asintomatica fino al verificarsi di gravi complicanze.
Educazione del paziente
Uno dei ruoli chiave della farmacia è l’educazione del paziente, spesso poco consapevole dei rischi e dell’evoluzione di patologie anche molto comuni come l’ipertensione. A questo proposito, la Fip ribadisce l’importanza di una costante azione educativa e informativa della farmacia verso il pubblico.
Nel caso specifico dell’ipertensione incontrollata, l’International Pharmaceutical Federation invita i farmacisti a fornire materiali chiari e di facile lettura sull’ipertensione e sul suo potenziale impatto sulla salute. È fondamentale usare un linguaggio semplice per spiegare termini come pressione arteriosa sistolica e diastolica, incoraggiare il monitoraggio regolare, promuovere cambiamenti nello stile di vita. È infine essenziale l’invio alle cure primarie dei pazienti con ipertensione non controllata.
| POTENZIALI INTERFERENZE FARMACOLOGICHE | |
| Farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans): | I Fans non selettivi possono causare un aumento medio della pressione sanguigna |
| L’aspirina non sembra aumentare la pressione sanguigna | |
| I Fans possono anche interferire con l’efficacia degli inibitori del sistema renina-angiotensina-aldosterone e dei beta-bloccanti | |
| Antidepressivi | Gli SNRI (inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina e della serotonina) possono aumentare la pressione sanguigna |
| Gli antidepressivi triciclici sono stati associati al rischio di sviluppare ipertensione | |
| Gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) in genere non aumentano la pressione sanguigna | |
| Pillola contraccettiva orale combinata | Alte dosi di estrogeni sono associate a un aumento della pressione sanguigna |
| Sostanze erboristiche e di altro tipo | Alcuni prodotti naturali o erboristici, specie se in alte dosi, sono stati associati a un aumento della pressione sanguigna. Tra questi: efedra, ginseng, liquirizia, erba di San Giovanni e yohimbina |
| Paracetamolo | L’uso frequente, quasi quotidiano, di paracetamolo aumenta la probabilità di ipertensione |
| Altri farmaci e sostanze | Steroidi, terapia antiretrovirale (evidenze contrastanti), simpaticomimetici (come pseudoefedrina, cocaina e anfetamine), agenti antiemicranici serotoninergici, eritropoietina umana ricombinante, inibitori della calcineurina, agenti antiangiogenici e inibitori delle chinasi, inibitori dell’11β-idrossisteroide deidrogenasi di tipo 2. |
| POSSIBILI FATTORI ALLA BASE DELL’IPERTENSIONE INCONTROLLATA | |
| Fattori terapeutici | · Mancata assunzione di una dose del farmaco o assunzione irregolare |
| · Effetti collaterali | |
| · Preoccupazione per il costo del farmaco | |
| · Programma di trattamento complesso | |
| · Interazioni farmacologiche | |
| Stile di vita | · Assunzione elevata di sale |
| · Sedentarietà | |
| · Sovrappeso | |
| · Uso di alcol e tabacco | |
| · Stress e privazione del sonno | |
| Monitoraggio | · Controllo della pressione poco frequente o irregolare |
| · Tecnica di misurazione scorretta | |
| · Mancanza di monitoraggio sia domestico sia ambulatoriale | |
| · Mancanza di registrazione e condivisione delle rilevazioni con il personale sanitario | |
| Sistema sanitario e accessibilità ai farmaci | · Difficoltà nel reperire i farmaci |
| · Limiti nei controlli e nella continuità assistenziale | |
| · Mancanza di strumenti per l’automonitoraggio | |
| · Mancato adeguamento terapeutico nonostante rilevazioni di valori elevati | |
| Comorbilità | · Malattie cardiovascolari |
| · Diabete | |
| · Malattia renale cronica | |
| · Obesità | |
| · Dislipidemia | |
| · Disturbi alla tiroide e apnea notturna | |


