Negli ultimi anni, la medicina di genere è emersa come una delle più significative rivoluzioni scientifiche e culturali della sanità moderna. Per decenni la ricerca biomedica ha considerato il corpo umano come un modello neutro, valido per entrambi i sessi. Oggi sappiamo che questa visione è incompleta, in quanto il sesso biologico influenza in modo profondo la fisiologia, il metabolismo e la risposta ai farmaci, generando esiti clinici differenti. Riconoscere e studiare tali differenze non significa dividere la medicina, ma renderla più accurata, sicura e inclusiva.
Il mosaico femminile
Le differenze tra i sessi hanno origine nel patrimonio genetico. Gli uomini hanno un cromosoma X e uno Y, mentre le donne hanno due cromosomi X. Questo elemento, apparentemente semplice, produce importanti conseguenze biologiche: il cromosoma X contiene oltre un migliaio di geni, molti dei quali regolano funzioni fondamentali come il metabolismo, la risposta immunitaria e la detossificazione.
Nelle cellule femminili, una delle due copie del cromosoma X viene inattivata in modo casuale per bilanciare l’espressione genica. Il risultato è un mosaico cellulare: in alcune cellule è attivo l’X di origine materna, in altre quello paterno. Questa caratteristica rende ogni donna biologicamente unica, con una maggiore variabilità interna che può rappresentare un vantaggio evolutivo ma anche una maggiore complessità farmacologica.
Inoltre, alcuni geni del cromosoma X influenzano la produzione di enzimi epatici e proteine di trasporto che modulano la biodisponibilità dei farmaci. Questo spiega perché, a parità di dose, le donne possano metabolizzare più rapidamente alcune molecole o accumularne altre, aumentando il rischio di reazioni avverse.
Un equilibrio complesso
Le differenze tra uomo e donna si riflettono su tutti i processi fisiologici e farmacologici. Ogni fase del percorso di un farmaco (assorbimento, distribuzione, metabolismo ed eliminazione) risente delle variabili legate al sesso e all’assetto ormonale.
Nelle donne, lo svuotamento gastrico più lento e un pH gastrico mediamente più alto influenzano l’assorbimento dei principi attivi, mentre la maggiore percentuale di tessuto adiposo favorisce l’accumulo dei composti lipofili, prolungandone l’effetto. Negli uomini, la maggiore massa muscolare e la velocità di filtrazione renale più elevata determinano una eliminazione più rapida dei farmaci idrosolubili.
Il metabolismo epatico, regolato dagli enzimi del citocromo P450, varia anch’esso tra i sessi. L’enzima CYP3A4, più attivo nelle donne, accelera la degradazione di numerosi composti, mentre CYP1A2 e CYP2E1, più efficienti negli uomini, influenzano la trasformazione di caffeina, analgesici e altre sostanze.
Gli ormoni sessuali agiscono poi da regolatori di questi meccanismi, in quanto estrogeni e progesterone possono indurre o inibire l’attività enzimatica, modificando la velocità di metabolismo di un farmaco a seconda delle fasi del ciclo mestruale o dell’età. È evidente dunque che le differenze biologiche non sono statiche, ma dinamiche e influenzate da condizioni ormonali e metaboliche in continuo mutamento.
Risposte differenti
Esistono poi importanti differenze farmacodinamiche, ossia nel modo in cui l’organismo reagisce all’azione del farmaco. Le donne mostrano una maggiore sensibilità a determinati principi attivi, specialmente quelli che agiscono sul sistema nervoso centrale e cardiovascolare.
Tra gli esempi più significativi figurano il prolungamento del tratto QT indotto dagli SSRI, che può causare aritmie potenzialmente pericolose; i sanguinamenti legati all’uso di eparine; le fratture da tiazolidinedioni e la tossicità muscolare legata alle statine.
Queste differenze derivano in parte da una distorsione storica della ricerca, in quanto per decenni gli studi clinici sono stati condotti prevalentemente su soggetti maschili, mentre le donne venivano escluse per evitare le “variabili ormonali”. Il risultato è stato un vuoto conoscitivo che ha reso le linee guida terapeutiche parziali e spesso non adatte al sesso femminile.
Ripensare la ricerca clinica
Oggi la comunità scientifica concorda sulla necessità di includere, in ogni fase della ricerca, dalla sperimentazione preclinica sui modelli animali fino agli studi clinici più avanzati, campioni bilanciati per sesso e analisi statistiche separate. Inoltre, è essenziale rappresentare tutte le fasi della vita femminile: adolescenza, gravidanza, menopausa e post-menopausa. Solo così sarà possibile disporre di dati realmente rappresentativi e costruire una farmacologia di precisione che tenga conto delle reali caratteristiche biologiche di uomini e donne.
Qual è il ruolo del farmacista?
La medicina di genere pone al farmacista nuove responsabilità nella gestione clinica del farmaco e nell’attuazione di un modello di cura realmente personalizzato. La conoscenza delle differenze biologiche e farmacocinetiche tra uomo e donna diventa parte integrante della valutazione terapeutica e del consiglio professionale, orientando scelte più mirate e sicure.


