Il volto della sanità territoriale italiana si appresta a cambiare pelle in modo definitivo. Non più una fase sperimentale legata all’emergenza o a progetti pilota regionali, ma una realtà consolidata e integrata nel cuore del Servizio Sanitario Nazionale.

Con il nuovo disegno di legge di Bilancio 2026, la “Farmacia dei Servizi”compie il salto di qualità definitivo, venendo riconosciuta ufficialmente come una struttura erogante prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Si tratta di un traguardo che punta a risolvere uno dei nodi storici del nostro sistema: la distanza tra il cittadino e i luoghi della cura.

Questa misura, sostenuta con forza dal Ministero della Salute, nasce dalla volontà di potenziare l’assistenza sul territorio, sfruttando quella capillarità che solo la rete delle farmacie, insieme ai medici di medicina generale, può garantire. L’idea di fondo è semplice quanto ambiziosa: portare la sanità “vicino ai cittadini”, riducendo il carico di lavoro degli ospedali e offrendo risposte immediate alle necessità quotidiane di salute.

Sinergia, non concorrenza: la voce dei professionisti

Il successo di questa riforma poggia sulla capacità di far dialogare attori diversi, superando la vecchia logica dei compartimenti stagni. Silvestro Scotti, segretario generale della FIMMG, sottolinea come sia giunto il momento di abbandonare i meccanismi “a silos”. In quest’ottica, l’attività del farmacista non deve essere vista come una minaccia per il medico, ma come un supporto complementare. L’obiettivo comune è creare una rete di comunicazione costante «dove ogni professionista contribuisca con le proprie competenze a un percorso di prevenzione e cura condiviso, senza sovrapposizioni inutili che finirebbero solo per confondere il paziente».

Anche dal mondo dei laboratori e dei biologi arriva un segnale di apertura. Vincenzo D’Anna, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB), ha confermato la disponibilità al confronto, ricordando come «il recente accordo siglato con la FOFI e sottoscritto per adesione da Federfarma ha creato le basi per una costruttiva collaborazione tra farmacie e laboratori». La sfida ora si sposta sui decreti attuativi, dove un apposito tavolo di lavoro presso il Ministero della Salute dovrà definire con precisione i percorsi di presa in carico, rispettando le specificità professionali di ciascuno.

Un modello che funziona

A confermare la validità di questa scelta sono i numeri e i risultati ottenuti negli anni di sperimentazione. Marco Cossolo, presidente di Federfarma nazionale, ricorda come il modello della farmacia dei servizi abbia già dato prova di saper tutelare la salute pubblica riducendo drasticamente le liste d’attesa e il sovraffollamento delle strutture pubbliche. «Il modello funziona perché la rete delle farmacie è capillare e opera, come i medici di medicina generale, in regime di Convenzione con il SSN. La norma del DDL di Bilancio prende atto di questa realtà e correttamente punta a renderla stabile attraverso la collaborazione tra farmacie, medici, laboratori e tutti gli altri professionisti della salute».

La stabilizzazione prevista dal DDL Bilancio non è quindi solo un atto formale, ma il riconoscimento di una realtà che i cittadini hanno già imparato ad apprezzare. La scommessa per il 2026 sarà quella di rendere questa rete sempre più efficiente, trasformando ogni farmacia in un hub di salute integrato, capace di offrire screening, monitoraggio e assistenza in tempo reale, garantendo a tutti, indipendentemente dalla latitudine, il diritto a una cura di prossimità.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here