Le statine aumentano il rischio di diabete? L’ipotesi emerge da uno studio olandese

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Un recente studio eseguito in Olanda sotto la conduzione del prof. dr. Bruno Stricker dell’Erasmus Medical Centre e pubblicata sul British Journal of Clinical Pharmacology, ha fornito dati che consentono di ipotizzare che l’uso di statine, farmaci utilizzati per abbassare i livelli elevati di colesterolo, potrebbe aumentare il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, resistenza all’insulina e una minore produzione dell’ormone proteico da parte delle isole di Langherans pancreatiche.

Lo studio

Lo studio si è svolto nel periodo tra il 1997 e il 2012 e ha coinvolto 9535 persone di età superiore ai 45 anni non affette da diabete all’inizio dell’indagine. Il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 è risultato essere più alto del 38%, soprattutto nei soggetti sovrappeso o che presentavano già situazioni favorenti uno squilibrio glicemico. La ricerca ha anche messo in evidenza una maggiore insulino resistenza e una minore produzione pancreatica di questo ormone.

I ricercatori olandesi suggeriscono la messa in atto di misure rigorose di controllo e di monitoraggio del peso corporeo e del glucosio per coloro che iniziano l’assunzione di statine per combattere gli alti livelli di colesterolo.

Salvatore Piro, docente del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Catania e Segretario Nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID), ha dichiarato in merito: “I risultati di questo studio confermano l’associazione tra utilizzo di statine e rischio di sviluppare diabete. Queste evidenze erano già emerse nel 2008 con lo ‘studio Jupiter’ e sono state verificate recentemente anche dal punto di vista molecolare dal mio gruppo di ricerca, esponendo le isole pancreatiche umane alle statine e vedendo le alterazioni indotte da questi farmaci. Con il nostro studio abbiamo constatato la riduzione della secrezione insulinica”. Gli effetti benefici delle statine nei confronti della riduzione del rischio di malattie cardiovascolari rimangono comunque superiori ai rischi di sviluppare problemi legati al metabolismo degli zuccheri.

 

 

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